Coach Daniele Michelutti
l’eroe dei due mondi

E’ una storia che attraversa la penisola. No, non va dalle Alpi alle Piramidi, nè dal Manzanarre al Reno. Parte da Fagagna e approda a Lecce. E’ un eloquente spaccato di vita tutto interno all’italico mondo cestistico. Unisce il basket al baskin, è pallacanestro inclusiva e non esclusiva. Anche se il nostro “Ei”, che è e non “fu” ed è in perenne movimento e non immobile, l’ha frequentata per una quindicina d’anni ai piani alti, in serie A. Poi, per dignitosa e realistica scelta professionale visti i tempi, è ripartito dalla base allargandosi all’area della disabilità. Opzione non contro corrente, ma aderente a un andazzo che ha portato altri suoi colleghi piuttosto a rientrare in Friuli Venezia Giulia invece di continuare a farla da moderni migranti friulani tra i vari parquet nazionali.

Il nostro “Ei” è Daniele Michelutti da Fagagna, classe 1979, data di nascita 6 giugno, segno zodiacale gemelli, ma persona tutt’altro che doppia. Uno che va dritto alla sostanza così come ha fatto con il basket. L’ha praticato fino ai 17 anni d’età e dal 1997, sì e no maggiorenne, si è ritrovato ad allenare al Basket Battaglia di Dario Colosetti ora presidente della Collinare, sua erede. Ha fatto apprendistato all’ombra di Claudio Luzzi Conti coach della promozione in C1 e il primo corso di allievo allenatore con Marco Bon di cui era assistente nelle giovanili, oltre ad allenare la Prima divisione. Ci è rimasto fino al 2000 facendo l’assistente a Vanni Zanon per la salvezza in B, conquistata la stagione prima dal duo tecnico Lorenzo Bettarini – Luigi Colosetti. Nel 2001 il salto in A2 alla Snaidero grazie all’ingresso del direttivo BB Fagagna (presidente Fausto Corberi, Gabriele Drigo, ds Colosetti e Bettarini) nel Cda del secondo ciclo arancione.

Lì il primo incarico è stato di assistente alla squadra cadetti proprio di Bettarini, il quale se lo ricorda ragazzo appassionato che ha imparato la pallacanestro più sui libri che sul parquet. Inoltre, seguiva dalla tribuna gli allenamenti della juniores di Stefano Comuzzo, altro friulano di Feletto rientrato alla base quest’anno dopo, tanto per limitarci a quelli, gli ultimi sette di fila passati alla Fortitudo Bologna. E’ riapprodato alla Pallacanestro Trieste dove per la prima volta nella storia del basket regionale head coach in serie A è un udinese, Franco Ciani, tornato la scorsa stagione nella Piccola patria dopo una vita in giro per l’Italia e quasi un decennio da ultimo ad Agrigento. Ciò detto per inciso tanto per tornare a bomba allo spaccato di vita dell’Italbasket dei giorni nostri.

Michelutti nella sua prima annata alla Snaidero ha fatto parte pure del progetto delle ventuno federate arancione di Teddy Devetak e Caterina Pollettini, sostenendo il corso di allenatore nazionale con Cesare Pancotto per maestro, segno del destino, assieme a Goran Bjedov. Nella trafila alle giovanili ha partecipato a tre finali nazionali e affiancato Comuzzo nel fare video per la prima squadra in A. Dopo una parentesi a Grado da capoallenatore in C2, portando la matricola ai vertici, e da responsabile del settore giovanile, è tornato snaiderino con Teo Alibegovic coach manager affiancando Janez Drvaric e Bettarini in A, facendo video stavolta con Bjedov. Nel 2005 è secondo assistente di coach Pancotto, assieme a Comuzzo, e sono stati – ricorda a buon diritto – i tre anni più belli della Snaidero per risultati sul campo, anche con la juniores affidatagli e portata fra le prime otto squadre d’Italia nel 2006-2007. E’ l’avvio di una stretta collaborazione con l’head coach marchigiano tanto che nel 2008-2009, in cui Michelutti dopo che con Attilio Caja ha lavorato in arancione con l’attuale ct azzurro Meo Sacchetti, si è ricongiunto ad Avellino con Pancotto centrando la semifinale di coppa Italia, eliminando nei quarti l’Olimpia Milano di Piero Bucchi, altro suo coach di riferimento.

Nel 2010, infatti, la sua strada si divide da quella di Pancotto che, sceso in Legadue a Barcellona Pozzo di Gotto, lo sprona ad accettare la chiamata di Brindisi in A quale assistente allenatore professionista. Michelutti è tentato e coach Cesare gli consiglia di non perdere il treno della massima divisione, <comportandosi con me più come un padre che come un allenatore> chiosa ancora oggi Daniele. Comincia facendo il secondo a Giovanni Perdichizzi nella squadra del gm Santi Puglisi, matricola che retrocede nonostante un quintetto base da società di prim’ordine. Nell’estate 2011 prolunga il contratto con Brindisi per due anni e da Milano arriva Bucchi, che all’Olimpia aveva per assistenti Guido Saibene e Giorgio Valli. Il nuovo coach lo convoca in ufficio e il nostro, forse, pensa al peggio. Invece, si sente dire: <Ho due novità per te. Quella buona è che sei tu il primo assistente, quella cattiva che sei l’unico>. E’ l’inizio di un triennio di soddisfazioni con pronto ritorno in A e trionfo in coppa Italia di Legadue. Al culmine di sei anni in Puglia per “Ei”, Bucchi nel 2016 passa a Pesaro e Michelutti alla Juve Caserta da vice di Sandro Dell’Agnello, già scudettato con i campani da giocatore.

Fallita la società casertana, Daniele si prende un anno sabbatico e torna nella sua terra d’elezione a Gallipoli / Taviano e alla Scuola basket Santa Maria di Leuca, sul Gargano, poi Scuola basket Lecce <dove sono ora>, dice con senso di appartenenza. Nel 2018-2019, nonostante una mezza proposta di nuovo da Brindisi, rinuncia alla A e si ricongiunge con Bucchi alla Virtus Roma così come con Pancotto ad Avellino dopo la Snaidero. E’ subito un’altra promozione dall’A2 in massima divisione e Michelutti lascia la società capitolina nel campionato sospeso a febbraio 2020 per il Covid, un anno prima del fallimento e della rinuncia della Virtus a serie A in corso. Dopo Caserta è un altro segnale che qualcosa non funziona nel basket di élite e Daniele torna a Gallipoli dove aveva cominciato a costruire: <Mi è parso più ponderato in questa fase in cui non c’è molto spazio in Italia per progetti e situazioni economiche per rientrare ad alto livello>.

Ora a Lecce c’è la sede centrale de La Scuola basket, di cui non ha quote ed è responsabile tecnico del settore giovanile per portarlo a un livello superiore aumentandone i numeri e la qualità. <L’ambizione – ammette – è di costruire una piccola Stella Azzurra>, il club romano specializzato nel settore giovanile e che fa l’A2 ora in proprio e prima a Roseto. Dà una mano all’allenatore della C Silver maschile: <Con i giovani che cresciamo per la prima squadra, e qualche aiuto, categoria per categoria nel giro di quattro o cinque anni la B ci sembra un obiettivo abbordabile>. La Scuola basket è l’unica società leccese ad avere un settore femminile, anche con una serie C.

La massima divisione, dopo una quindicina di anni di assistentato professionistico, non gli manca? <Al momento poco, l’adrenalina della partita la domenica me la dà anche la C Silver. Rimpiango la A di anni fa, quando ho cominciato. C’erano più possibilità economiche, c’era un’altra situazione socio-economica in Italia. C’erano più campioni, regole diverse. Qualcosa non torna, non ci sono più i settori giovanili di una volta>.

Non è in crisi di astinenza, insomma. Anche perché, nel frattempo, gli è entrato nelle vene il baskin. <Sono vicepresidente del Master camp Salento – spiega – associazione sportiva dilettantistica che organizza eventi. Otto anni fa sono stato invitato a un camp in Sardegna anche con ragazzi disabili. Ho allenato un ragazzo autistico che, quando gli spiegavo che fare, con la palla sotto il braccio guardava altrove. E’ il ragazzo che ha fatto meglio di tutti gli esercizi che proponevo. Da quella volta mi ci dedico un paio di settimane all’anno, anche per staccare dall’ambiente litigioso della A dove ci si contende magari pure solo l’uso di un pennarello. Da otto anni con Alessandro Laudisa, presidente di Master camp Salento e dg de La Scuola basket, e Gianvito Guadalupi, amici e soci del Mcs, organizziamo camp per disabili, dal 2015 anche di baskin e multisport. Abbiamo rapporti con l’Eurocamp di Pillastrini a Cervia/Cesenatico. Ci muovevamo in varie strutture, ma ora ci siamo stabiliti a Marina di Ostuni dove c’è un villaggio con un parco acquatico, con piscina a sfioro in cui i tetraplegici scivolano meglio in acqua. L’anno scorso, nonostante il Covid, abbiamo avuto una ventina di ragazzi e familiari del Baskin Bergamo, una quindicina del Lupo Pesaro (per la cronaca la società che il fine settimana prima di Natale scorso ha vinto a Lignano la finale nazionale del torneo della Ripresa, ndr) più alcune presenze da Treviso. Il baskin è inclusivo, è per tutte le età, i generi, le abilità. Proponiamo anche nuoto e ogni sport che possa creare inclusione. La prima sera dei camp quando chiediamo chi vuole allenarsi con i disabili c’è riluttanza, la seconda già vogliono farlo tutti. Alla fine dei camp, ai saluti piangono più i normodotati dei disabili, sono ragazzi speciali nel rapporto con i normodotati. L’ultimo anno abbiamo ricevuto un complimento che ripaga di tutto. Una famiglia di Assisi ci ha detto che siamo il primo camp inclusivo non solo a parole, ma perché è un dato di fatto>.

Ecco chi è Daniele Michelutti, “eroe dei due mondi”: quello patinato della serie A di basket, decadente, e l’altro di base e del baskin, che riavvicinano alla realtà.

(Nella foto di copertina, coach Daniele Michelutti, primo a sinistra, al Master camp Salento)

 

 

 

 

 

 

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