Rodolfo Turissini
e la famiglia Libertas
rivissuti da Pressacco

Pubblicato da

Vorrei aggiungere qualche considerazione a integrazione dell’ottimo intervento di Sgoifo sulla figura del
mitico Rodolfo Turissini, fondatore a suo tempo e a lungo presidente e riferimento della Libertas
Pallacanestro San Daniele. Mi sento infatti coinvolto come parte della famiglia sportiva (anzi polisportiva) della Libertas in Friuli, della quale ebbi la fortuna di far parte, nella sezione pallacanestro, ininterrottamente prima come giocatore (1961-1963) e poi come componente dello staff tecnico (1963-1969).

Turissini fece parte di quel ceto dirigente della DC, capitanato culturalmente da Antonio Comelli e
operativamente da Gigi Modena, che si propose, risolti i problemi della ricostruzione post bellica, di
dialogare, tramite lo sport, con i giovani in un mondo in veloce trasformazione, intuendone nuove esigenze
legate al tramonto del modello spontaneistico dell’oratorio-ricreatorio. Fu così che all’inizio degli anni ’60
presero piede, sia a Udine sia in varie cittadine/paesi friulani, le varie Libertas, società tendenzialmente
polisportive che raggiunsero ben presto standard di eccellenza soprattutto nell’atletica (responsabile
tecnico del progetto provinciale Romano Bulfoni), nel ciclismo (Giovanni Casella) e nella pallacanestro (Ezio Cernich).

In questa cornice Turissini fu protagonista a San Daniele, fondando appunto la Libertas San Daniele. La società si inserì con un contributo significativo nel tumultuoso sviluppo del basket friulano degli anni ’60, guidato nel capoluogo da Apu Snaidero e Virtus Friuli il Lavoratore e poi Birra Moretti, per le squadre di categoria superiore, ma anche nel settore giovanile dalla Libertas Udine di Ezio Cernich, protagonista a
livello nazionale. Ben presto anche la Libertas San Daniele fu in grado di esprimere talenti di primo livello: due nomi su tutti.

Giovanni (John) Peressoni, classe 1953, ala forte di quei tempi, che nel 1970 approdò alla squadra junior della Snaidero e che ebbe poi carriera più che dignitosa (ci tornerò più tardi), sacrificando peraltro
ambizioni più alte agli studi di ingegneria, coronati da laurea e poi ben presto da una brillante carriera di
manager internazionale.

Il secondo, Mauro Fortunato, classe 1955, prelevato già nel 1971 dalla Libertas
Udine e poi dal 1972, seguendo Cernich passato anch’egli al settore giovanile Snaidero, con rapido
inserimento da sparring partner in prima squadra e nello stesso tempo perno di una formidabile squadra
juniores (con Delle Vedove, Tognazzo, Ermano, Minozzi, Fidel, Borghese, Paolo Pressacco e Vidale)
autorevole candidata al titolo italiano nella stagione 1973-’74, dopo aver clamorosamente eliminato nel
concentramento interregionale del Nord Est il Mestre di Renato Villalta, enfant prodige e capocannoniere
della serie B. Perdonatemi il gioco di parole, ma in quella circostanza Mauro fu “Sfortunato” perché la
concomitanza delle finali nazionali con gli spareggi salvezza, nei quali l’APU Snaidero fu coinvolta per
mantenere la massima categoria, lo costrinsero a dare forfait, pregiudicando la conquista del titolo italiano
di categoria. Al termine dell’attività giovanile Mauro si trasferì alla Goriziana, allora targata Patriarca con Di
Brazzà general manager, che a metà degli anni ’70 con due promozioni consecutive passò dalla serie B alla
A1. Mauro si spostò poi in Sardegna, dove ancora oggi risiede felicemente con la famiglia.

Nel frattempo era stato inaugurato nel 1973 il Palazzetto dello Sport di San Daniele, dove da allora opera con eccellenti risultati (fra B e C interregionali e no) la Libertas, guidata in anni recenti da un altro ottimo manager Rudy Romanin, degno erede di Turissini.

Qui torno alla nota autobiografica. Fu infatti con la maglietta della Libertas San Daniele che terminai nella
primavera del 1968 la mia modesta carriera di giocatore, avendo scelto di fare l’allenatore sia nel settore
giovanile della Libertas Udine, sia nelle serie minori (Porzio in promozione regionale) e avendo già avuto
garanzia di accesso per l’estate al corso nazionale allenatori effettivi, all’epoca incompatibile con il ruolo di
giocatore nei campionati F.I.P. Avevo quindi deciso di smettere, quando Gianfranco Zenarolla, mio grande amico d’infanzia, compagno di banco nelle scuole elementari e poi compagno di squadra negli junior Libertas, all’epoca tesserato con la squadra di Promozione del San Daniele, mi stimolò a fare di nuovo coppia. Non seppi dire di no pur prendendo la cosa come un divertimento primaverile con l’intesa che non avrei partecipato agli allenamenti. Fu un periodo molto piacevole.

La domenica raggiungevamo San Daniele (allora ancora campo all’aperto) con la spider decappottabile di un altro udinese di scuola cestistica RFU, tale Chieul, da noi ribattezzato scherzosamente Gneul. Dopo le partite casalinghe, in programma alle 11 della domenica mattina, indipendentemente dal risultato grande pranzo in un ristorante, o talvolta alla cantina Vignuda, con abbondanza di prosciutto di San Daniele doc anche perché lo sponsor era la King’s prosciutti.
Un modo veramente fantastico di chiudere l’attività agonistica! Fra i compagni di squadra, accanto ad altri
udinesi a fine carriera, ricordo anche i sandanielesi Paolo Felice, poi grande manager alla Pittini, Buttazzoni che sarebbe poi stato per molti anni dirigente societario e primo collaboratore di Turissini, e appunto l’ancor giovane, ma già promettente Peressoni.

Ritrovai John punto di forza della squadra junior della Snaidero che allenai nel 1971-’72. Lo apprezzai
talmente che lo volli poi con me alla Casaviva di Pordenone nelle annate dal 1977 al 1979. E fu un’ottima
scelta. Nell’ultimo anno fu decisivo, incredibile protagonista dei play-off promozione alla serie C, segnando in tutte e tre le prime partite del girone (contro Spilimbergo, Servolana e Monfalcone) il canestro decisivo allo scadere del tempo.

Insomma, a ben vedere anche in altre famiglie sportive l’inconfondibile impronta della “famiglia Libertas” e in particolare l’eredità di Rodolfo Turissini. Colgo l’occasione per esprimere un abbraccio ai familiari e in particolare al figlio Gabriele che mi dicono grande manager, capace di abbinare teoria e pratica nel settore della finanza quantitativa.

Un commento

Lascia un commento all'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.