Sarti “Gianca, Leon” ci lascia
Anche i leoni si arrendono

<Gianca, Gianca, Gianca, Leon, Leon, Leon>. Ci piace ricordarlo così, anche oggi che le ingiurie del tempo ce lo hanno portato via. Giancarlo Sarti, nato a Pontremoli il 22 aprile 1936, è mancato stamattina nella sua abitazione milanese a 86 anni. Ad assisterlo, come sempre negli ultimi tre anni in cui Gianca ha vissuto sospeso nel tempo, la moglie Luisa che prendeva <i bacini che mi mandava>, segno amorevole che la riconosceva e le era riconoscente. Fatale gli è stata una polmonite, per la quale era stato anche ricoverato un mese in ospedale, da cui era stato appena dimesso ed era rincasato. Un altro rialzo febbrile e <Gianca, Leon>, purtroppo, non c’è più. Anche i leoni si arrendono.

Perché tre volte <Gianca, Leon> seguito dal classico fischio e dal <boom>? Perché era il coro dedicato a lui al vecchio Marangoni, dov’era approdato nel 1967 dopo otto stagioni a Cantù, giusto prima che vincesse il suo primo scudetto, dando manforte all’Associazione pallacanestro udinese sponsorizzata Snaidero a regalare a Udine la sua prima, storica promozione in serie A. Ne ha difeso i colori sul parquet sino al 1971, ala piccola di 1,90 dal fisico leonino, appunto, ma elegante nei movimenti anche nella carriera di manager che cominciò e, si può dire, inventò proprio partendo dal Friuli.

In quella epocale promozione arancione del 1968, quando la Snaidero faceva più richiamo dell’Udinese calcio piombata in serie C e aveva una primordiale tv via cavo a trasmettere in diretta le partite dal “Maranga”, è stato secondo per punti segnati (268) soltanto al capocannoniere Nino Cescutti (337) in 22 partite, assieme al quale era arrivato a Udine nell’estate 1967 oltre a Paolo Magnoni e Augusto D’Amico. Appese le scarpette al chiodo dopo tre anni al fianco del primo americano di Udine, Joe Allen, tenendo a battesimo anche il nuovo palasport Carnera, ha svestito i panni da <Gianca, Leon> per indossare quelli da general manager, elegante e moderno, per otto stagioni sempre al servizio del cavaliere Rino Snaidero, almeno sino al 1976 fin quando ne resse il timone, e poi del figlio Dario con il marchio Mobiam, rimasto fino al 1980.

I colori arancione che gli erano entrati nel sangue, così come il Friuli a lui e alla sua famiglia, erano nel destino di Sarti manager che tornò al servizio della Snaidero, con cui aveva stabilito uno stretto legame personale e familiare specie con la vecchia guardia, quando l’ultimo genito ingegner Edi riaprì il secondo ciclo nel 1999 Fu sùbito promozione dall’A2 in A1, con coach Matteo Boniciolli capoallenatore debuttante e Charles Smith ciliegina sulla torta per il salto di categoria. Il cordone ombelicale che lo legava al Friuli, dove vagheggiava sempre di tornare e dove conservava solide amicizie ora vicine alla vedova Luisa e alle figlie Monica e Stefania, di casa nell’appartamento in piena via Mercatovecchio con ingresso nell’androne di una pregiata oreficeria, è stato reciso in seguito all’esonero dopo 11 giornate di A di coach Fabrizio Frates nel 2002 – 2003.

Terminate le giovanili, da cestista Sarti aveva calcato per vent’anni i parquet della A con le maglie di Pallacanestro Livorno, lui apuano tutto di un pezzo geloso delle sue origini e goloso delle tigelle, e Fortitudo Bologna prima che con quelle di Cantù e Apu Udine. Nel 1957 aveva collezionato anche 12 presenze nella Nazionale maggiore, compreso l’Europeo, con Nello Paratore ct e, tra gli altri compagni azzurri, Sandro Gamba, Vittorio Pomilio padre della cestista Malì e il gradiscano Sergio Macoratti.

Dopo il ritiro nel 1971, divenne ben presto uno dei gm più famosi d’Italia, avviando tra gli altri il friulano Andrea Fadini e alla carriera di procuratore il siciliano Riccardo Sbezzi. Dopo Udine, nel 1980 passò alla JuveCaserta, che lo piange proprio nel giorno in cui torna sulla scena nazionale la denominazione della società, dove contribuì alla creazione del vivaio da cui uscirono Nando Gentile e Vincenzo Esposito, con lui poi alla Snaidero per metà stagione 2001 -2002. A Caserta conquistò la promozione dall’A2 all’A1 nel 1983, la finale di coppa Italia nel 1984 persa contro la Virtus a Bologna e la storica finale di Korac contro il Banco di Roma nel 1985 – 1986 con Bogdan Tanjevic in panchina, che gli suggerì Boniciolli novello capoallenatore alla Snaidero nel 1999 – 2000. Nel 1986 Sarti passò alla Pallacanestro Trieste e dopo una sola stagione si trasferì alla Fortitudo Bologna per tre, prima di tornare a Caserta nel 1990 – 1991, l’anno dello storico scudetto conquistato con molti ragazzi che nella sua precedente esperienza erano nelle giovanili. Nel 2005 – 2006 conquistò la promozione dalla Legadue alla A con Scafati.

Con 607 vittorie (e 647 sconfitte) è al quarto posto nel gotha dei gm italiani di tutti i tempi dopo i colleghi Maurizio Gherardini, Toni Cappellari e Cesare Rubini. Diventato stretto collaboratore del procuratore Luciano Capicchioni, con il ruolo di Director of Player’s Skill Development della Interperformances, dal 2007 divenne il responsabile del reclutamento e dello scouting per il settore giovanile del Basket Rimini Crabs, società collegata all’agenzia e ai piedi della sua sede a San Marino.

Il funerale di Giancarlo Sarti, che oltre alla moglie Luisa e alle figlie Monica e Stefania lascia anche le amate nipoti, sarà celebrato sabato nella chiesa di San Francesco in Villafranca in Lunigiana (Massa-Carrara) alle ore 17.30. Dove <Gianca, Leon> riposerà in pace tornando nella sua terra natale, ma ne siamo certi con un po’ di Friuli nell’anima.

(Nella foto di copertina, l’immagine giocosa con cui Sarti aveva aggiornato il proprio profilo Facebook)

2 comments

    1. Grazie, ma il solo merito e la fortuna che ho avuto sono stati di avere conosciuto “Gianca” da manager, dopo che era stato uno degli idoli della mia adolescenza cestistica legata alla Snaidero prima maniera. Il resto l’ha fatto lui con il suo saper fare e saper mettere in relazione le persone, da cui è nata un’amicizia che mi onora. “Bacini”. Valerio

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