La febbre a Pini misurata
prima, durante o dopo
il debutto nella 21^ Bsl?

Appresa la lieta novella che Giovanni Pini (in foto di copertina) e Lorenzo Caroti avevano solo qualche linea di febbre al debutto ufficiale dell’Apu Udine a Codroipo nella 21^ Bsl contro Cedevita Zagabria, ci siamo subito interrogati. Gliela avranno misurata prima, durante o dopo la gara? Tutto può essere in casa bianconera, vista da ultimo la mala gestio in A2 scorsa dei tre stranieri tesserati, uno quale rinforzo entro il terzultimo turno di fase a orologio. Alla fine, tra Jason Clark infortunato già prima del tesseramento suppletivo e Marcos Delìa mobbizzato, sperando togliesse il disturbo, ha giocato solo il nuovo Jalen Cannon, inattivo al basket giocato da più di un anno prima dell’arrivo a Udine e ora ci riprova a Verona.

Se gli hanno misurato la febbre prima dell’amichevole con i croati di Dino Repesa, con Pini comunque in quintetto base e Caroti in panchina cambio di Anthony Hickey sùbito confermatosi Mvp premio per l’occasione alla memoria di Matteo Molent, forse c’è stato un sottile tentativo di contagio. Come quando, ai tempi del Covid, la società rifiutò secondo Torino tamponi pre-gara richiesti dai piemontesi per la positività all’ultima ora di Marco Giuri e con capitan Michele Antonutti ancora alle prese con il virus.

Non ci sono evidenze che la febbre sia stata misurata sul campo durante la gara a Codroipo, forse in spogliatoio nell’intervallo lungo. Allora, però, perché schierare di nuovo Pini nel terzo quarto per toglierlo anzitempo per un problema fisico come recitava il comunicato dell’organizzazione, ripreso da noi testualmente non essendo stati presenti alla partita. Ecco che allora si spiega tutto. La temperatura ai due febbricitanti è stata presa dopo, per precisare con tutto l’agio della società le prime notizie circolanti.

Soprattutto, poi, quelle legate alla carta d’identità che qualcuno continua a voler ignorare, mentre esiste. Noi non ignoriamo che l’altro non trentenne in rosa è, guarda caso, proprio Caroti. Chi ci segue con attenzione sa che abbiamo sempre stigmatizzato un mercato Apu in cui l’unico nuovo arrivato a non compiere trent’anni, e anche più fino ai 38 di età, nella stagione che va a cominciare sarà Lorenzo Ambrosin non a caso il più pimpante a Codroipo assieme a Hickey. Forse anche perché non febbricitante come il coetaneo Caroti e Pini, uno dei quattro lunghi tutti over 30 tre dei quali appena ingaggiati.

Sappiamo tanto bene che cosa c’è in casa dell’Apu che fin da quando l’unico giovane (2001) in rosa l’anno scorso, Gianmarco Arletti, è stato dato in prestito alla diretta concorrente Brindisi ci siamo allarmati per l’età invecchiata in squadra bianconera a fronte di un campionato che nella sola stagione regolare di 38 gare ne farà giocare a Udine tante quante in quello scorso tra prima fase, orologio e play-off: 39 in tutto.

Si quieti chi, depositario del pensiero unico dominante, appiccica etichette a chi è di diverso parere. Come sempre il parquet, alla fine, darà il proprio verdetto e saremmo felici di essere smentiti. Intanto, già sabato 7 settembre in una delle due finali del memorial Piera Pajetta al Carnera si potrebbe avere un primo, approssimativo assaggio tra due modi alternativi di concepire squadre entrambe accreditate: quello Apu con due “giovani” 27enni più una banda di trentenni e l’altro targato BR con quintetto base navigato, un 27enne (Radonjic) in panchina assieme a due 2001 uno dei quali Arletti e altrettanti 2003, uno il triestino Tommaso Fantoma già passato per l’Apu come Gianmarco ora in prestito.

Se esistono due scuole di pensiero sul piano tecnico, non si vede perché non sia possibile su quello dialettico. Stavolta, però, non voleremo alto come quando si davano scomuniche per i risultati di comodo, sotto gli occhi di molti, in vista dei tabelloni play-off scorsi, in buona sostanza per evitare quello con Trapani in pole position. Allora ci arrivò in soccorso su Il Fatto quotidiano la lettura di “La prima Olimpiade una gara truccata”, pezzo scritto dal docente universitario di archeologia Sergio Rinaldi Tufi. Tanto che il 20 aprile scorso pubblicammo il post: “La prima Olimpiade gara truccata. Un tabellone play-off mai?”.

Stavolta voleremo più basso e vedremo se l’assist sarà capito. Citiamo Stefanio Capitanio, neo-sessantenne il fine settimana scorso a Udine per una reunion augurale. Ne riesumiamo la più felice delle battute da militante ultrà, con il nome di battaglia di Roccia. Disse a inizio stagione 2002-2003 di serie A quando la Snaidero affidò la regia all’Usa naturalizzato svedese Paul Burke: <E’ come mettere al volante di una Ferrari uno che sa guidare solo la 500>. Fate voi chi dovrebbe capire l’assist. Alla prossima.

                    

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