Domani per l’Italbasket del ct Meo Sacchetti, che ha convocato anche l’ala friulana Raphael Gaspardo, scattano in Russia le qualificazioni al Mondiale 2023. Ebbene, che succede? Capita che un “amabile” collega, il quale mi aveva promesso un suo contributo scacchistico, mi manda poche ore fa una presentazione del Mondiale di scacchi tra il campione in carica e lo sfidante di turno che comincia, guarda un po’ il caso, domani stesso alle 13.30 a Dubai, mentre gli azzurri giocheranno alle 17 a San Pietroburgo. Il “tempismo” del collega in questione, che è Michele Meloni, mi induce a pubblicare sùbito il suo post che, fra l’altro, lancia la sfida tra “chess” e “gei”. A Valetalgei la raccogliamo in blocco, perché ci pare che tra scacchi e basket ci siano molte similitudini: attacco, difesa, varianti, occupazione degli spazi, gioco a tempo (lampo in termini scacchistici). Per non dire, parafrasando il maestro Sergio Tavcar, che il basket – come gli scacchi – è un gioco per persone intelligenti. Chi vuole, ci segua per questa strada.
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TIME TO SAY DUBAI, lo sport dove non te lo immagini
di Michele Meloni

Caro Valetalgei,
memore delle tue indiscusse capacità di sindacalista, quando tutelavi i tuoi colleghi giornalisti con discrete capacità tattiche e strategiche, non posso non intrudere nel tuo blog per segnalare a te e ai tuoi accoliti un evento che ha molto di sportivo, pur non trattandosi di sport.
In una cornice da sogno, in un mondo in 3D come non ce lo immaginiamo nemmeno, insomma nelle Mille e una notte di Dubai, sta, infatti, prendendo avvio il campionato del mondo di scacchi, mai come questa volta conteso da due autentici assi di questo che non è bastevole definire gioco, dal momento che assomma in sé arte, scienza, creatività e un infinito spirito competitivo come neanche nel tuo amato gei.
Si affrontano il norvegese Magnus Carlsen e il russo Ian Nepomniachtchi, entrambi poco più che trentenni. Magnus è semplicemente il Mozart degli scacchi, campione del mondo da ormai otto anni presso che in tutte le specialità, nel gioco classico (per intendersi quello di ore) come nel fulmineo blitz di una manciata di minuti. Il suo avversario è stato la sua bestia nera di quando erano bambini e si affacciavano al mondo dei tornei internazionali. Vinceva sempre Ian, ma poi, da grandi, è andata che Magnus è salito nell’Olimpo degli dei (tra Alechin, Capablanca, Fischer e Kasparov), mentre Ian, giocatore fulmineo, capace di un pensiero scacchistico profondo, ma saettante (quello che fa impensierire gli avversari che si ritrovano a corto di tempo), è cresciuto in modo discontinuo, con grandi risultati e prove meno convincenti, complice il suo estro e, forse, un po’ la pigrizia.
Fatto sta che nella favola della modernità di Dubai si prospetta uno scontro di menti da illuminare lo skyline già baluginante di futuro, perché, caro Valetalgei, questi due in campo non vi farebbero vedere palla.

Worldchess.com, 26.11.2021, Ian Nepomniachtchi apre con il bianco