Se n’è andato anche Antonio Mauro, nominato all’unanimità nel 2013 presidente onorario della Federbasket di Pordenone che aveva guidato per 28 anni <con provata professionalità, impegno e spirito di servizio> come riconosciutogli formalmente dal suo successore Ezio Zuccolo. Con lui brindisino di nascita e pordenonese di adozione, classe 1930, scompare forse l’ultimo degli storici dirigenti della pallacanestro regionale che, con cicli anche più duraturi di un regìme, hanno gestito il boom della palla a spicchi in Friuli Venezia Giulia. Tutto nacque all’ombra di Norino Iacobucci che tenne le fila della Fip regionale per un trentennio, sino a fine anni Ottanta.
Al comitato provinciale di Udine imperava Ennio Bon che ne ha tenuto le redini per 33 anni, uno da commissario nel 1976 e poi da presidente dal 1977 al 2009. Quando anche lui è stato insignito della qualifica di onorario dal suo erede designato Claudio Bardini che, per riconoscenza, si è erto a tutore del tesoretto lasciato dal “presidentissimo” alla Fip regionale nel momento in cui, sulla falsariga dell’abolizione delle province a livello statuale, è stata tolta l’autonomia patrimoniale ai comitati provinciali della Federbasket salvandone quella di pura gestione dell’attività in quelli più attivi. Com’è, appunto, ancora a Udine, mentre Trieste perché sede del comitato regionale oltre a Pordenone e a Gorizia ormai hanno soltanto la figura del delegato provinciale.
Proprio Bon e Mauro hanno animato la scena del dopo Iacobucci, con uno screzio a caldo all’hotel Savoy sulle rive triestine per patti elettorali disattesi nell’urna dell’elezione a capo Fvg del goriziano Dante Bertola, già dirigente accompagnatore delle selezioni regionali, che ha retto lo scettro per un solo mandato dal 1988 al 1992, assicurando continuità alla gestione triestino-centrica. Fausto Deganutti, che è stato il primo presidente regionale della Fip a rompere questa egemonia, tanto che Trieste temeva addirittura di essere espropriata della sede in favore del Friuli, rende omaggio alla memoria del <grande dirigente> appena scomparso che è stato suo “grande elettore” per tutti e tre i mandati affidatigli. Mauro è stato prima kingmaker anche di Luigi Ezio Cipolat quando ha avvicendato Deganutti, ma poi suo fiero oppositore nel 2011 quando è stato dimissionato ed è cominciato il ciclo dell’attuale reggitore Giovanni Adami.
Ebbene, elezioni, presidenze e cariche sono sempre guerre di potere senza esclusione di colpi. Ai dirigenti di un tempo, però, va riconosciuto un lavoro anche porta a porta per potenziare sì il loro territorio, ma anche tutto quello regionale. Ora a quanto pare si cura più la vetrina e molto meno il retrobottega, con l’evidente crisi di numeri che il movimento vive in regione e non soltanto a causa della pandemia, che è l’ultimo colpo di maglio inferto dopo politiche accentratrici dell’attività in alcune società guida.
E sullo sfondo sono già cominciate anche le grandi manovre per il rinnovo, dopo l’Olimpiade di Parigi 2024, del comitato regionale della Fip Fvg che non potrà più essere presieduto da Adami a meno di eccezioni alla regola dei tre mandati. Con Trieste che, spodestata nel 1988 dopo il trentennio di Iacobucci, ambisce a ritornare sul trono e Udine, che porta più voti di tutte le altre province, la quale pare si batta per una candidatura condivisa. L’importante sarebbe che fosse condivisa dal territorio e dalle società affiliate, perché il movimento in Friuli Venezia Giulia dev’essere rifondato dalla base.
(Nella foto di copertina, Antonio Mauro presidente della Fip Pordenone per 28 anni e onorario dal 2013)