Alla prima promozione di Udine nel 1968 in serie A durata 9 stagioni seguirono anni in A2, con alterne vicende sia sul campo sia in àmbito dirigenziale e di sponsorizzazione fino ad un’altra promozione nella stagione 1983-1984. Non sono passati molti anni dalla prima promozione, ma il mondo del basket è completamente cambiato. Il campionato di A2 a girone unico vede ai nastri di partenza 16 squadre e ben 4 promozioni; altrettante disputano il campionato di A1. Fra le due serie è prevista un’interazione: le prime quattro classificate dell’A2 con le prime otto dell’A1 accedono ai play-off scudetto. In ambedue le serie sono concessi 2 stranieri.
La situazione societaria dell’Apu è profondamente cambiata. Sebastiano Marzona, che aveva riassunto la presidenza dalla stagione 1979-1980, esce di scena; gli succede Gianni Fiorini, ma il vero protagonista delle scelte societarie è il giovane (non ancora trentenne) general manager Andrea Fadini che si avvale del sostegno psicologico e dell’esperienza di Renato Bertoli e Tullio Pittini. Sponsor è la Gedeco 5-3-5 azienda attiva nel settore immobiliare. In panchina Lajos Toth, a suo tempo fuoriclasse ungherese (capitano della Honved e della Nazionale magiara) trasferitosi in Italia dopo i fatti del 1956 a chiudere la carriera di giocatore per iniziare quella di allenatore.
Fadini ha un colpo di genio: sfruttando un regolamento, in vigore solo per quell’anno, che, a imitazione del meccanismo di scelte delle squadre Nba, prevede per ogni team la scelta esclusiva di un giocatore straniero senza necessità di un preventivo accordo, opta per Drazen Dalipagic, uno dei grandi fuoriclasse della Jugoslavia, già protagonista qualche anno prima nella Reyer Venezia e in uscita dal Real Madrid. Accanto all’altro straniero, il riconfermato pivot James Hardy, completano la rosa alcuni giovani da valorizzare (Tiziano Lorenzon, Achille Milani e Giuseppe “Beppe” Valerio) e l’esperto, al ritorno in serie A2 dopo alcuni anni di purgatorio nelle serie minori, Lorenzo Bettarini.
L’obiettivo iniziale sembra una tranquilla salvezza per un campionato di assestamento; sarà
invece una stagione trionfale. Trascinata da Dalipagic che realizza 849 punti in 30 giornate alla media di
28,3 per partita, ben sei volte con almeno 40 punti e un high di 50, a cui aggiungere 76 punti nelle due gare di play-off scudetto, onorevolmente perse contro Napoli, l’Apu Gedeco ottiene il secondo posto dietro
Reggio Emilia e la promozione alla serie A1.
Nonostante la stagione vincente, nell’estate quasi tutto cambia per l’annata 1984-1985. Nuovo sponsor è l’Australian, marchio di abbigliamento sportivo in grado di offrire un contributo economico significativo, per la prima volta dopo molti anni di bilanci contenuti. Rimane presidente Fiorini, una figura rappresentativa ma priva di potere decisionale. Cambiano invece coach e general manager. In panchina il posto di Toth è preso da Aza Nikolic, santone jugoslavo reduce da molte stagioni di grandi trionfi a Varese, maniaco del rigore e degli schemi, ma anche se connazionale, assolutamente incompatibile con Dalipagic. Il vero general manager è Manlio Cescutti, divenuto nel frattempo presidente provinciale del Coni, il quale opera tramite il fratello Nino Cescutti cui è formalmente attribuito il ruolo misto di aiuto allenatore e direttore sportivo.
Il mercato è incoerente. Il secondo straniero è inizialmente Andre Gaddy, un lungo americano anonimo, che almeno non fa ombra a Dalipagic. Dopo appena tre giornate, Gaddy viene sostituito da Swen Nater un califfo Nba ormai a fine carriera. Il gruppo italiano, nonostante qualche innesto costoso ma non molto produttivo, fatica ad adattarsi alla categoria. Comunque l’attacco funziona: a fine campionato il bilancio sarà di 2.732 punti realizzati (media 91) contro 2881 subiti (media 96). Capocannoniere sempre Dalipagic con 922 punti in 30 partite. Tre vittorie nelle prime 5 partite illudono l’ambiente, poi arrivano ben 11 sconfitte consecutive. Ciò comporta l’esonero di Nikolic e la promozione a capo allenatore di Nino Cescutti, ma non ci sarà nulla da fare. Con appena 7 vittorie contro 23 sconfitte l’Apu Australian si classifica penultima, a nettissima distanza dalla salvezza che si raggiunge a quota 14 successi.