La prima A di Udine nel 1968
porta il nome di Rino Snaidero
e durò 9 stagioni di fila

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<Alcune sintetiche precisazioni sulla storia delle promozioni di Udine alla massima serie del basket nazionale>, così ha premesso il professor Flavio Pressacco nell’inviarci oltre 2.000 battute dattiloscritte. Abbiamo pensato di suddividerle in quattro post delle promozioni udinesi in A, che con l’ultima del 13 aprile scorso sono state cinque. Pubblichiamo i post uno di seguito all’altro. Buona lettura

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La prima risale al campionato 1967-1968 ed è rimasta associata al nome di Rino Snaidero.
All’epoca il mitico Rino non era però ancora presidente, ma “solo” sponsor. Presidente della società era
infatti il dottor Sebastiano Marzona, commercialista di origini carniche, inflessibile custode dell’equilibrio dei conti. General manager il professor Manlio Cescutti, anche lui di origini carniche, attitudine al comando sia nelle operazioni di mercato sia nella supervisione tecnica, oggi si direbbe C.E.O. All’epoca abbinava il ruolo di direttore sportivo e direttore tecnico. Coach, dalla stagione precedente 1966-67 conclusa con un brillante terzo posto, il mitico sloveno Boris Kristancic, già protagonista nella scalata dell’Olimpia Lubiana ai vertici del basket europeo, che affiancava all’attività sportiva responsabilità manageriali e politiche nella cornice del regime social-comunista di Tito.

La massima serie (d’ora in poi sbrigativamente A1) aveva 12 squadre con 2 retrocessioni e un solo
straniero; la seconda serie (A2) era articolata in due gironi da 12 squadre con giocatori esclusivamente
italiani. La prima di ciascun girone era promossa.

Per raggiungere l’obiettivo della massima serie Snaidero mise a disposizione, previo opportuno accordo
contrattuale con Marzona, un budget faraonico che, grazie alla mediazione di Manlio Cescutti, permise il
ritorno a Udine da Varese del fratello Nino Cescutti, uno dei più quotati attaccanti italiani. Altri innesti di spessore Giancarlo Sarti, in uscita dall’Oransoda Cantù, e Paolo Magnoni, duttile secondo lungo dalla Fortitudo Bologna. Superstiti del quintetto base dell’anno precedente il playmaker triestino Nicola “Cola” Porcelli, a Udine già da parecchi anni dopo una folgorante carriera negli anni ’50, e il promettente lungo Lino Paschini, anche lui carnico, prodotto del vivaio udinese e già nel giro della nazionale.

I nuovi innesti e il carisma del coach attribuirono all’Associazione pallacanestro udinese Snaidero il ruolo di grande favorita nel suo girone, ma la promozione si ottenne solo dopo un durissimo testa a testa con il Vigevano, sponsor Biancosarti. Il successo decisivo fu acquisito a tavolino nello scontro diretto a Vigevano, ribaltando l’esito della partita per un’invasione di campo dei tifosi locali che aveva fra l’altro messo fuori gioco Nino Cescutti, costretto a un precauzionale controllo ospedaliero.
Oltre alla promozione, l’APU ottenne anche il platonico titolo di campione d’Italia della seconda serie,
sconfiggendo 2-1 (con bella in campo neutro) la vincitrice dell’altro girone la Stella Azzurra Roma, allora sponsorizzata Ramazzotti.

Dalla stagione successiva 1968-1969 in A1 Rino Snaidero assunse anche il ruolo di presidente e di gestore della società, puntando dapprima alla salvezza (raggiunta nel primo anno con qualche fatica, grazie all’indovinato inserimento del mitico Joe Allen e ad alcuni rocamboleschi successi dopo infuocati tempi supplementari nella bolgia del palazzetto di via Marangoni) e poi progressivamente a un ruolo sempre più importante, cullando perfino l’ambizione di insidiare la allora dominante trimurti lombarda Milano-Varese-Cantù. Un sogno che non si concretizzò.

Simbolo della vitalità del basket udinese e friulano fu da un lato il nuovo palasport Carnera (inaugurato nell’autunno del 1970 e all’epoca per capienza, funzionalità ed eleganza uno dei tre migliori impianti italiani) e dall’altro il tesseramento (stagione 1974-1975) di Jim Mc Daniels, l’americano di maggiore rilievo apparso sui campi italiani, almeno per fama e carisma, ma purtroppo solo raramente per rendimento sul campo. Da ricordare in questi anni fra gli stranieri Allen con 544, 545 e 522
punti nelle prime tre stagioni a 12 squadre e big Mc Daniels con 1065 punti in 37 partite (26 della stagione
regolare a 14 squadre e 11 su 14 dei play-off per la permanenza in A1); fra gli italiani Nino Cescutti oltre i
200 punti nelle prime due stagioni da 22 partite; Ivan Bisson con 296 e 376 sempre nelle prime due
stagioni poi approdato in pianta stabile all’Ignis Varese e alla Nazionale; Claudio Malagoli altro grande
attaccante (con un high di 701 in 40 partite nella stagione 1974-1975); il pivot Enrico Bovone con 488 punti nel 1971-1972; la guardia Giorgio Giomo in arancione dal 1973-1974 al 1976-1977 e il play Massimo Cosmelli pilastro con Bovone in una stagione 1971-1972 giocata senza straniero e nonostante ciò conclusa con un quinto posto a pari merito e bilancio 11-11 (tenuto conto di questo handicap a mio avviso la migliore stagione dell’intero primo ciclo snaiderino). Da ricordare anche Giulio Melilla indomito lottatore, in arancione ininterrottamente dal 1968-1969 al 1974-1975 e Lino Paschini tornato da Varese e stabilmente in squadra dal 1970-1971 al 1974-1975.

Rino rimase alla guida dell’Apu per 8 stagioni, cedendola dopo il terremoto al figlio Dario Snaidero, coadiuvato dal g.m. Giancarlo Sarti, per concentrarsi sui problemi della ricostruzione dell’azienda. L’avvicendamento coincise con la retrocessione in A2 e con la fine della sponsorizzazione Snaidero (dopo 12 stagioni: 3 in A2 e 9 ininterrotte in A1) e il passaggio ad altro sponsor (Mobiam-Mobili Ampezzo) peraltro sempre sotto il controllo della famiglia.

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