Se in Fip Fvg tornasse
l’argento vivo di Atene 2004

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Matteo Cossaro, che ora si tengono caro nella sua Mortegliano ad allenare dopo avere girovagato per la regione e avere fatto parte anche degli staff del Responsabile tecnico territoriale Fvg, Alessandro Guidi, ha fatto un sogno di mezzo inverno. L’ha fatto e lo esterna con l’esuberanza che gli è propria, mettendosi in gioco. Speriamo non fuori gioco, anche perché non è una vox clamantis in deserto. E’ una delle voci di quel basket di strada che su questo blog trovano ospitalità, mentre fanno fatica ad arrivare a palazzo o con cui il palazzo fatica a confrontarsi. Cossaro, che è anche collaboratore per le giovanili Fip Fvg a “Basket e non solo” su Radio Spazio, accomuna nel sogno passato, presente e futuro della pallacanestro nella nostra regione. Alla fine fa anche quattro nomi di mani, fidate secondo lui, a cui affidarne la guida e la cura. Sia chiaro che il blog non ha fatto alcuna consultazione in proposito, non abbiamo alcuna ambizione di fare da king maker e neanche da grandi o piccoli elettori. Se, però, qualcuno di quei nomi o addirittura tutti e quattro diventassero virali, non si scatenerebbe una pandemia.

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C’ERA UNA VOLTA… LAND OF BASKET

C’era una volta una regione di 1.200.000 abitanti che produceva un terzo della Nazionale italiana di pallacanestro, una Nazionale che vinse un argento all’Olimpiade di Atene 2004, quindi detta alla friulana no monadis. C’è da chiedersi come una regione quale la nostra sia riuscita in poco più di una quindicina di anni a dilapidare un patrimonio simile.

C’era una volta perché Land of basket sembra quasi una favola, ma invece ad oggi pare un incubo. A volte mi chiedo cosa direbbero i vari Ennio Bon e Sergio Comuzzi, persone che hanno messo una vita intera al servizio del territorio e della pallacanestro, nel vedere una federazione che oramai rappresenta solo un nucleo di potere, dove vengono privilegiate le scelte dei pochi a discapito dell’interesse dei molti. Dove consiglieri regionali sbeffeggiano le scelte di rinvio delle società. Bon e Comuzzi, sicuramente, invece di dare quote Snai, avrebbero preso il telefono e chiamato le società per sapere come stavano i giocatori e si sarebbero informati su come fosse la situazione: altri tempi, altro stile. Ed è qui la grande differenza tra la dirigenza regionale attuale e quella provinciale udinese che fu: la nobiltà d’animo, il farsi garanti di tutte le società e della correttezza di tutti i tesserati, nell’interesse primario della pallacanestro e di tutti i suoi componenti. Il non sottomettersi agli interessi della propria società, ma il mettere l’interesse collettivo sopra ad ogni cosa. Ma, d’altronde, la nostra Federazione regionale questa abnegazione e questo spirito è da tempo che dimostra di averli smarriti.

Per esempio, è una delle poche se non l’unica regione in Italia dove non si può giocare con squadre miste in under 13 e under 14. Senza andare troppo in là con il tempo, restando all’ultimo anno ha scelto di pubblicare sul sito istituzionale solo le società che riprendevano l’attività facendo non un atto di coraggio e di speranza, ma più una colpevolizzazione verso chi, con tutto il diritto di compiere una scelta del genere, non se la sentiva di mettere a rischio i propri tesserati e i loro familiari. Non ha sospeso i campionati nel momento in cui i bollettini davano 4.000 contagi al giorno (adesso sono più di 5.000) dicendo che si gioca in sicurezza. Fa trasparire che va tutto bene mentre si giocano sì e no, con buona dose di ottimismo, il 10% delle partite perché le società, dimostrando più attenzione al momento, hanno deciso, nella maggioranza, di spostare quasi un mese di partite. Di fatto, si sono sostituite alla Fip Fvg nel processo decisionale.

E’ questo, secondo me, il fatto più importante. Nell’ultimo mese la Federazione regionale ha scelto di non scegliere, abdicando di fatto al suo ruolo di guida e collante in un periodo difficile come lo sono stati gli ultimi due anni di pandemia. Sinceramente, dopo questa riflessione io, personalmente, non mi sento più rappresentato, mi scuserete il gioco di parole, dai rappresentanti di questa istituzione. Non vedo la passione in chi si dice rappresentante di un territorio e, invece, rappresenta solo se stesso. Perché, quando rappresenti un territorio, non rappresenti solo la tua società. Se un territorio nella sua grande maggioranza decide di non giocare, tu che lo rappresenti porti questa istanza in un consiglio, anche se questa può non essere la tua convinzione.

Per questo motivo penso sia ora che la pallacanestro regionale venga restituita alla passione e sia tolta ai politicanti dello sport. Sia data in mano a chi vive con amore e con l’ambizione di aumentare a dismisura i numeri, sia di praticanti sia di società. A persone che abbiano bene in mente che più è grande la base della piramide e più la piramide sarà alta. Persone, per fare alcuni nomi, quali Michele Mian, David Londero, Davide Cantarello, Stefano Attruia. Persone con cui, se ti fermi a parlare di basket anche solo per un secondo, ti inondano di passione. Persone che metterebbero il bene comune della pallacanestro prima di qualsiasi cosa e prima di qualsiasi interesse. Persone, questo lo posso assicurare, che non lascerebbero indietro alcuno con le quali il dialogo sarebbe sempre aperto e che sarebbero aperte anche a confrontarsi con chi ha idee diverse dalle loro. Persone di grande valore umano e sportivo che sanno cosa vuol dire essere Land of basket e che saprebbero esattamente cosa fare per far tornare il Friuli – Venezia Giulia Land of basket.

Matteo Cossaro

(Nella foto di copertina, Mian, Galanda e Chiacig tre friulani d’argento all’Olimpiade di Atene 2004)

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