Approfondiamo lo spunto che, assieme al documento proposto in apertura di dibattito dal professor Maurizio Ivancich già pubblicato integralmente, ci è parso di più immediato interesse al dibattito ben organizzato sabato 5 febbraio scorso dalla Codroipese e che ha visto partecipare qualificati relatori: “Settore Giovanile: come, quando, perché e riflessioni post-pandemia”. E’ la parte di intervento in cui coach Federico Vecchi, new entry in Friuli alle giovanili dell’Ueb Cividale e collegate, ha parlato con cognizione di causa degli investimenti nello specifico settore e delle risorse che producono. E’ un concetto che deve assolutamente passare per il bene del movimento cestistico in Italia. Nella nostra memoria fa il paio con quanto affermato, se non andiamo errati in un Pao collaterale all’Europeo under 16 a Udine nel 2019, dall’ad della Pallacanestro Reggiana, Alessandro Dalla Salda, circa gl’investimenti nel settore giovanile della società emiliana arrivata a competere per lo scudetto sino in finale nel 2015, quando ha vinto la Supercoppa italiana e nel 2014 l’EuroChallenge con Michele Antonutti capitano.
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Federico Vecchi, che in Friuli si sta ritagliando fama quale coach dell’under 19 eccellenza della Faber Ueb Cividale la quale viaggia ai vertici del campionato gestito dalla Fip Veneto, è bolognese doc, classe 1976. Vecchi ha competenza specifica nel settore giovanile. E’ un allenatore professionista che, pur vantando anche esperienze senior, vi si è dedicato toccando l’apice quando dal 2015 al 2019 ha abbinato alla panchina il ruolo di manager di tutto il vivaio della Virtus Bologna, la gloriosa metà bianconera di Basket city. <Non ero solo il direttore tecnico – puntualizza -, ma il responsabile del settore giovanile della Virtus e ne rispondevo direttamente all’amministratore delegato. Quando sono arrivato nel maggio 2015, a stagione in corso, per prima cosa ho fatto il quadro economico dei costi e dei ricavi per coniugare la tecnica alla logistica e quant’altro>.
Vecchi non è digiuno anche di altro tipo di esperienze nel settore. Dopo un’annata di pausa, nel 2020-2021 a Ravenna ha gestito circa 500 tesserati. <Alla Virtus seguivo solo l’eccellenza – ricorda -. Escluso il minibasket, dagli esordienti che trattavamo già come basket agli under 18, avevamo un centinaio di tesserati. Facevamo un’attività solo maschile e molto selezionata con una squadra per annata. A Ravenna le iscrizioni erano libere, proponevamo attività maschile e femminile sia per gruppi giovanili che facevano attività prettamente ludica, sia per gruppi più competitivi che partecipavano ai campionati di eccellenza. E’ stata l’annata più dura a causa del Covid, per cui ho maturato un’esperienza organizzativa molto utile perché ho dovuto gestire sia la relativa burocrazia sia una comunicazione con le famiglie piuttosto complessa>.
Insomma, Vecchi nel settore giovanile non è solo una persona informata dei fatti e ha anzi punti fermi verificati sul campo, parquet e scrivania, in prima persona. <Punto primo – parte da lì – c’è differenza fra una start up e una società che abbia già una base. Cominciare da zero è complicato. Il problema vero è cominciare a investire sulle giovanili, perché il ritorno non è immediato. Se c’è una base, la partenza può essere più equilibrata. Investire oggi darà un ritorno, a regime, magari nell’arco di 5 anni>. Il perché è presto detto, dopo i canonici quattro anni di formazione italiana anche per stranieri di nascita: <Genera risorse sotto forma di premi Nas che percepisce la società di formazione. Se mando a giocare un giovane quando si svincola per esempio in C Gold, categoria che richiede un’istruzione cestistica media, incasso 2.500 euro per tesserato>.
Poi c’è l’indotto collegato alla formazione: <Ogni regione, ogni città ha bandi finanziati con contributi. Non conosco la realtà di Udine e del Friuli, ma risorse possono essere reperite sotto forma di partecipazione a bandi per i progetti scuole, le attività estive oppure sociali>. Capitolo sponsor: <Si possono trovare molte aperture facendo sul territorio attività documentata e qualificata. Bisogna presentare agli sponsor che cosa si fa e come si contribuisce alla formazione sportiva e personale dei ragazzi e delle ragazze, per chi cura anche il basket femminile. Se si lavora con attenzione e professionalità sul settore giovanile, trovare risorse non dico sia facile, ma è semplificato dal senso di appartenenza che gratifica chi dà un contributo economico>.
Tornando a bomba, cioè alla gestione delle forze nella società di appartenenza: <Vantaggi indiretti dal settore giovanile sono dati dal rifornire la prima squadra di under. I giovani sono un valore economico in primis perché consentono alle prime squadre di allenarsi con un numero di giocatori congruo, anche in caso di infortuni dei senior. Poi, riguardo ai ragazzi che entrano nelle rotazioni della prima squadra, perché nei primi anni di attività senior percepiscono rimborsi meno costosi dei giocatori di livello. A pari capacità prendono meno dei giocatori ingaggiati dall’esterno>. E non si pagano, aggiungiamo noi, luxury tax per non rispettare le quote di under previste dalla Fip.
<Senza contare – aggiunge Vecchi – che per le categorie più accessibili quali C Silver e D puoi fare interamente la prima squadra con giocatori tuoi. Generi naturale interesse attraverso un’attività qualificata. Il territorio si appassiona e dà una mano, anche economica. E’ un humus che ti rende riconoscibile, crea risorse e seguito>.
Da ex manager della Virtus Bologna non traduce in soldoni, ma dà un’idea del giro di risorse creato dal settore giovanile virtussino: <I Nas producevano cifre importantissime con 35 giocatori piazzati tra serie A a 12.500 euro di premio, A2 a 9.000 e qualcuno in B a 6.000 (del tutto ipotetici, si va da una massimo di 437.500 euro a un minimo di 210 mila per una media di 323.750 all’anno, ndr). C’erano poi premi federali più complessi da raggiungere a cui la Virtus accedeva perché prima società italiana per ranking nel settore giovanile, ma questo è un discorso che riguardava Bologna e basta>.
E’ un ciclo virtuoso riproducibile a tutti i livelli secondo Vecchi: <La proprietà più investe, più ritorni avrà. Prendiamo per esempio gli istruttori coinvolti nei progetti scuole. Porteranno più tesserati in palestra, più quote per l’attività giovanile, più interesse. Forse servirà qualche istruttore minibasket in più. Il tema è il tempo che passa fra il reclutamento di un bambino delle elementari e i 20 anni quando il giovane può diventare un premio Nas o pronto per la prima squadra>. Su precisa domanda, chiarisce la sua posizione alle giovanili di Cividale: <Al momento non sono allenatore e manager, idea che non è diffusa in Friuli. Sono responsabile tecnico dell’Ueb e della Longobardi>.
Infine, l’effetto bandiera che per Vecchi è un legittimo orgoglio: <Crescere un giovane crea molto più attaccamento, interesse, identità. Crescere in società un giocatore per la prima squadra è come crescere un figlio seguendone le tappe che si susseguono nelle varie fasce di età. Sponsor e tifosi ne fanno una bandiera. Alessandro Pajola per esempio alla Virtus Bologna è un ragazzo cresciuto in casa, non solo un prestatore d’opera e per questo è adorato dal pubblico. Ad Alessandro sono molto legato per averlo reclutato ed essere stato il suo unico allenatore nelle giovanili. A parte discutibili siparietti di tecnici e dirigenti che se ne sono assunti la paternità, a onor del vero siamo andati io e il direttore generale Alessandro Crovetti ad Ancona per chiudere l’operazione e portarlo a Bologna. Io ero molto convinto del potenziale del ragazzo, ma ho dovuto insistere ed essere molto determinato per concludere il reclutamento perché all’inizio c’era molto scetticismo visto che non produceva tanti punti. A me è stato sùbito chiaro, e non ci voleva molto, che le prospettive erano di altissimo livello per la gran naturalezza nella comprensione del gioco, è un grande facilitatore perché alza il livello di tutti i suoi compagni>.
Tanto che con il 1999 Pajola in squadra, ora scudettato con la Virtus e play azzurro, Vecchi nel 2017 al Carnera di Udine ha vinto il titolo italiano under 18 eccellenza, sfuggitogli solo un anno prima in finale contro la Reyer Venezia a Pordenone.
(Nella foto di copertina, la Virtus Bologna under 18 eccellenza campione d’Italia al Carnera nel 2017 con coach Vecchi esultante sotto la bandiera con V nera e Pajola medaglia in bocca accovacciato davanti a lui)