Sfida Pedone-Basciano
Urge riforma campionati

Due sono i pensieri con cui ci si avvicina a Old Wild West Apu Udine – 2B Control Trapani di oggi al Carnera, penultima di andata del girone verde di serie A2 di basket. Uno è del tutto eccentrico rispetto al parquet e “gossipparo”, perché questa può ben essere definita la sfida personale tra patron Alessandro Pedone da parte friulana, sia pur con venature pugliesi, e il presidente della Pallacanestro trapanese Pietro Basciano, che è anche il numero uno della Lega nazionale pallacanestro. Lnp con cui l’Amici pallacanestro udinese non ha un rapporto idilliaco se non altro sulla questione diritti tv con un contenzioso su Lnp Pass annunciato, ma su cui non si hanno più aggiornamenti. Materia del contendere a fine settembre scorso anche fra Telefriuli, media partner ufficiale della Final eight di coppa Italia Lnp di A2 e B a Lignano Sabbiadoro, e Udinese Tv emittente padronale del calcio e a ruota della pallacanestro di casa nostra. A meno che tra Pedone e Basciano non abbia fatto da paciere Emilio De Vizia, riassurto all’onore delle cronache non quale nuovo consorziato Apu, ma piuttosto come (vecchio) cosponsor. Veste in cui dice di avere già mediato con il presidente del Napoli Basket, Federico Grassi, dopo i dissapori al Carnera in coda alla promozione della GeVi in A in gara4 di finale play-off 2021, e di poterlo fare anche con l’altro numero uno dello Scafati Basket, Nello Longobardi, dopo gli screzi nel turno precedente in semifinale. Conterranei campani di De Vizia che da settembre scorso è ritornato presidente di Confidustria Avellino dopo la revoca da parte della procura di Benevento dell’interdizione dall’esercizio dell’attività d’impresa per un anno notificatagli in giugno e per cui si era autosospeso.

Sul parquet si torna a vedere finalmente una gara a organico pari almeno quanto a stranieri, merce rara finora in questo campionato e che induce a un’ulteriore riflessione sulla necessità di una riforma. Prendiamo spunto di nuovo dal cammino dell’Oww, perché è quello che seguiamo con più attenzione, ma il discorso si potrebbe fare per qualche altra realtà di A2. E’ fuori discussione il lavoro fatto dal qualificato staff tecnico e di preparatori dell’Apu, che continua a mietere risultati: 8 vittorie su 10 partite disputate finora nel girone verde. In metà di queste dieci gare, però, Udine si è ritrovata ad affrontare squadre senza uno straniero, quindi con il potenziale dimezzato rispetto ai due tesserabili. Sùbito all’esordio stagionale a Piacenza Assigeco mancava Philipp Carr che, appianate pare questioni contrattuali, ha inanellato poi 6 presenze su 11 gare Ucc. A seguire Casale si è presentata al Carnera con Xavier Hill-Mais disarcionato dal diciottenne Leonardo Okeke, per la verità nessuno dei due partito in quintetto a Udine; nella partita per me famosa perché non mi era mai capitato prima di vederne una con tre americani di passaporto fare “virgola” nel tiro dal campo: Brandon Walters in bianconero, preda di 5 falli personali, e sul fronte opposto Pendarvis Williams e il citato Saverio Collina di Mais, l’unico dei tre ad andare a segno grazie a 2 liberi. A stretto giro l’under 20 di Biella si è presentata al palasport dei Rizzi con Kenny Hasbrouck, che aveva appena debuttato al posto di TJ Cromer, seduto in panchina per onor di firma e fate un po’ voi perché l’ex Apu si taglia da solo e il suo sostituto non si alza dalla panca, dove meritava di rimanere il suo compagno americano Steven Davis, altro Usa da zero punti. Le altre due sfide Oww a stranieri impari sono state, poi, le ultime due con Mantova priva del serbo Vojislav Stojanovic sempre al Carnera e a Milano in casa Urania senza il bomber Aaron Thomas, rimpiazzato in quintetto dal serio, ma evanescente Alessandro Cipolla non confermato in B a Cividale dopo uno scorcio di stagione al posto di Riccardo Truccolo.

Metteteci che anche a Capo d’Orlando l’Apu si è ritrovata a giocare contro un’under 20, ma con due stranieri, come quella di Biella – dove il credito bancario tiene in vita l’unica realtà sportiva di un certo livello della città – e le partite a pari organico pur nella diversità dei budget investiti sono state solo quattro per Udine: due perse (a Treviglio e Cantù) e altrettante vinte (a Bakery Piacenza e con Pistoia). Non è il risultato agonistico che ora c’interessa, ma piuttosto che interesse può destare un campionato così disomogeno e impari nella sua organizzazione generale. Scrivendo di A2 de-americanizzata avevamo evocato l’A3 già prospettata da Massimo Faraoni, segretario generale di Lnp. Ora prendiamo atto che all’ordine del giorno dell’ultimo consiglio nazionale della Federbasket del 7 dicembre scorso c’è la riforma dei campionati, che dovrebbe entrare in vigore nella stagione 2024-2025 secondo la Fip. Ascoltate le relazioni delle commissioni di lavoro, tra alcune proposte interessanti quali l’obbligo per le società di A di dotarsi di una struttura professionale per il settore giovanile e un eventuale campionato Primavera, è anche in discussione la creazione di un secondo campionato professionistico. Ci risulta che questa sia la proposta della Lega basket serie A con 16 squadre in A1 e altrettante in A2, ma non ancora formalizzata perché il presidente di Lba, Umberto Gandini, è in attesa del rinnovo nella carica. La Lnp, dilettantistica è bene ricordarlo, propone invece addirittura a regime dal 2023 – 2024 un’A2 a 24 squadre con due stranieri, una B Gold a 32 con uno straniero e una B Silver a 48 senza stranieri e con obbligo di sei under a referto. Anche la Legabasket femminile ha partorito, è proprio il caso di dire, la sua proposta, mentre è già abortita per fortuna l’idea ad personam di una A maschile senza più quote d’italiani e con squadre fatte di soli stranieri. Come si vede “ognun bale con so agne”, letteralmente “ognuno balla con sua zia” tradotto dal friulano, che nei detti italiani diventano nonna o sorella. E’ ora che una radicale riforma complessiva si faccia, quando il movimento basket sconta anche problemi da ripresa a pandemia in corso. Se no si rischia di andare anche oltre il gattopardesco che tutto cambia perché nulla cambi, con il riadattato al caso di specie che tutto si propone affinché poco o nulla si faccia e, magari, quel poco anche male.

(Nella foto di copertina, Mantova al Carnera con il solo Thompson e senza Stojanovic)

 

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