Sei comitati Fip su 19
senz’attività femminile
un terzo d’Italia non vede rosa

Pubblicato da

Basket femminile, Petrucci “mette” il gonnellino rosa. I casi centro studi Fip e staff extralarge per la Nazionale: 16 per 12 atlete

La crisi senza fine del movimento cestistico femminile, i dati impietosi rapportati alla pallavolo, i “rimedi” del presidente federale. Nella commissione scelte di matrice elettorale

Chi legge questo sito sa che ci occupiamo spesso del basket femminile in Italia, purtroppo non per esaltarne le vittorie, ma per sottolineare lo stato di profonda crisi in cui esso si trova, a dispetto dei magniloquenti comunicati che Fip e Lega basket femminile periodicamente producono sulle magnifiche sorti e progressive del movimento dei cesti rosa, senza curarsi della realtà dei fatti e spesso neanche del senso del ridicolo. Come se negli ultimi mesi non fossimo stati testimoni dell’auto-ridimensionamento della serie A1, con tanto di rinuncia al campionato di Bologna e Ragusa, scomparsa della meteora Oxygen Roma e tentativo fallito di puntellare il campionato con l’ammissione di una seconda squadra sarda anche a costo di prolungare i termini per l’iscrizione.

Per rimpolpare i ranghi della serie A2 durante l’estate decine di società di tutta Italia sono state tempestate di telefonate con la preghiera di accettare il ripescaggio, alla fine è stato ammesso al campionato un team che nella serie B campana dell’anno scorso aveva perso 22 partite su 22 e che si trova adesso a disputare la serie A2 anziché la serie C che si era “guadagnata” sul campo.

Intendiamoci, non è che il movimento cestistico italiano nel suo complesso viva tempi splendidi. Nell’era Petrucci II, iniziata nel 2013 e che potrebbe concludersi il prossimo dicembre, ma anche proseguire sino al 2028 se vincesse le elezioni ottenendo il suo quarto mandato di fila, il numero complessivo degli atleti tesserati per la Federazione italiana pallacanestro è diminuito del 7,2% (gli ultimi dati disponibili sul sito del Coni, che trovate QUIsono relativi all’anno 2022), mentre nello stesso periodo i tesserati della Fipav, la Federazione pallavolo, sono aumentati dell’11,9% e si collocano, a differenza di quanto avvenuto con il basket, su valori ampiamente superiori a quelli dell’epoca pre-Covid. Sempre nell’era Petrucci II la nazionale maschile “vanta” tre mancate qualificazioni e un quinto posto alle Olimpiadi, una mancata qualificazione, un ottavo e un decimo posto ai Mondiali, due quinti e due ottavi posti agli Europei: non certo un palmarès di cui andare fieri. Numeri mesti, quelli del maschile, ma che sembrano quasi confortanti a confronto con quelli del movimento femminile, che nel decennio petrucciano non è mai riuscito a qualificare la nazionale per i Mondiali e le Olimpiadi, e che agli Europei ha raccattato un settimo, un ottavo, tre noni e un quindicesimo posto.

Ma non è questo l’aspetto più deprimente e preoccupante del basket rosa in Italia. I modesti risultati della Nazionale sono solo la naturale conseguenza di un movimento che esprime poche giocatrici di buon livello per il semplice motivo che la base delle praticanti è ristrettissima. Nel 2022 le atlete tesserate alla Fip erano in tutta Italia meno di 45.000, le stesse di dieci anni prima, contro le 320.000 della pallavolo; in pratica per ogni bambina che si iscrive al basket ce ne sono sette che vanno a giocare a volley. Il risultato? Oro olimpico per Egonu & compagne, divano per le colleghe della palla a spicchi.

I numeri complessivi del movimento e l’enorme squilibrio di genere tra i praticanti (85% maschile, 15% femminile) ci dicono che un progetto di rilancio vero del basket italiano nel suo complesso non può che passare per la rivitalizzazione del movimento femminile, a partire dalle sue basi: il reclutamento, quindi minibasket e attività motoria a scuola. Senza l’aumento della base delle praticanti dovremo rassegnarci alla progressiva scomparsa del basket femminile da vaste aree dell’Italia: nel momento in cui scriviamo (fine ottobre 2024) sei comitati regionali su 19 (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Molise, Puglia) non hanno attivato per la stagione sportiva 2024-2025 neanche un campionato femminile, né senior né giovanile, facendo venir meno l’offerta di basket femminile a un territorio che conta oltre nove milioni di abitanti.

Ogni iniziativa che vada nella direzione di ridare slancio al basket femminile va dunque sostenuta e valorizzata. Per questo abbiamo segnalato con interesse le proposte fatte dall’avvocato Guido Valori nel programma a supporto della propria candidatura a presidente della Fip, presentate nello scorso maggio (le trovate QUI); per lo stesso motivo eravamo rimasti francamente delusi quando Petrucci, nel suo manifesto programmatico di sei punti presentato lo scorso luglio, aveva condensato le proprie proposte per il rilancio del basket femminile nell’organizzazione di un evento dal titolo “Allenare le Azzurre”, una tavola rotonda con i commissari tecnici di altre discipline e gli allenatori di A1 femminile.

Ma forse ci eravamo sbagliati. È di pochi giorni fa (17 ottobre) la seguente notizia, pubblicata sul sito Fip: “Nell’ambito delle attività inerenti al Centro Studi Fip che si occuperà di Ricerca, Sviluppo, Formazione e Comunicazione, è stato definito il Team che si occuperà della ricerca di strategie atte a garantire lo sviluppo del movimento del Basket femminile” (QUI il comunicato).

Benissimo! Finalmente! Poi però leggi con attenzione la notizia, alla ricerca di un programma, di una road map, di temi da approfondire e non trovi nulla. Anzi sì, trovi l’elenco dei nomi dei componenti del team e allora comincia a venirti il sospetto che si tratti di un’altra occasione persa, dell’ennesimo contentino elargito dal sovrano ai propri vassalli, un po’ come la fantomatica “Commissione per il Giubileo” che la fertile immaginazione del presidente Petrucci ha partorito lo scorso giugno per “benedire” un dirigente che aveva appena rinunciato a una causa da un milione di euro contro la Fip pendente al Tar del Lazio (ne abbiamo scritto QUI). Dobbiamo concentrarci sull’aumento della base delle praticanti? Servirebbero persone che conoscano il mondo della scuola, servirebbero esperti di marketing, servirebbero comunicatori in grado di padroneggiare i linguaggi social che riescano a coinvolgere le adolescenti di oggi. Nella commissione invece c’è tutt’altro: ci sono due “rappresentanti dei comitati regionali Fip”, guarda caso due presidenti di ferrea osservanza petrucciana; c’è un solo istruttore di minibasket, ma ben quattro esponenti del settore squadre nazionali, come se tra gli scopi della commissione ci fosse la scelta se la nazionale deve difendere a uomo o a zona.

Non vi basta? Allora aggiungeremo che in una commissione dedicata allo sviluppo del basket femminile ci sono appena tre donne su sedici componenti! E soprattutto, mancano le protagoniste di questo sport! Dove sono le giocatrici e le ex giocatrici? Chi meglio di una ragazza che pratica il gioco, che ha fatto anni di minibasket, la trafila delle giovanili, i raduni e le trasferte, le vittorie e le sconfitte, l’onore e l’emozione di indossare la maglia azzurra? Chi meglio di lei potrebbe dare idee e spunti per ridare attrattiva a questo sport presso l’universo femminile? Ci permettiamo di dare un consiglio non richiesto al presidente Petrucci, che tanto si interessa a noi: inviti in questa commissione a esempio Giorgia Sottana, che sicuramente avrebbe qualcosa da dire e da dare, dall’alto dei suoi venti e più anni di carriera, dei sei scudetti e delle otto coppe Italia vinte, delle 140 presenze in nazionale con quasi 1.400 punti segnati. Sarebbe anche una occasione per chiederle scusa dopo averla esclusa dalla Nazionale nel 2020 senza neanche una spiegazione o una parola di ringraziamento e senza neanche un briciolo di vergogna e di rimorso dopo aver letto la meravigliosa “lettera alla maglia azzurra” che la capitana di Schio scrisse in quella occasione (la trovate QUI).

Vabbè, forse abbiamo esagerato, ci siamo spinti troppo in là con la fantasia, abbiamo sperato – e in realtà lo speriamo ancora – che questa commissione possa veramente fare qualcosa di buono a vantaggio del movimento cestistico femminile italiano. Quindi in bocca al lupo a tutti e buon lavoro. E per concludere, un caloroso in bocca al lupo anche alle sedici ragazze convocate a Genova per il raduno della nazionale italiana femminile (QUI la news sul sito Fip), tra le quali verranno scelte le dodici che giocheranno (la prossima settimana) prima a Bologna contro la Repubblica Ceca e quindi ad Atene contro la Grecia nell’àmbito delle gare di qualificazione per EuroBasket 2025, qualificazione già ottenuta dalla nazionale azzurra in quanto l’Italia è Paese ospitante di un girone (alla bisogna, il Ministero dello Sport ha elargito un milione di euro alla Fip negli stessi giorni nei quali Petrucci, cambiando opinione in un battibaleno, lodava l’iniziativa di Abodi che eliminava Covisoc e Comtec istituendo una authority ad hoc). Con le atlete ci saranno al seguito l’allenatore, due assistenti allenatori, il preparatore fisico, il medico, l’ortopedico, due fisioterapisti, l’addetto ai materiali, il responsabile comunicazione, il responsabile relazioni esterne e rapporti istituzionali, il videomaker, il video-analista, il team manager, il team-director, il capo delegazione. Il conto è presto fatto.

Avete letto bene: dodici atlete (4 saranno lasciate a casa) e sedici membri dello staff. Come diceva Ennio Flaiano, la situazione è grave, ma non è seria.

© 2024 Riproduzione riservata

Lascia un commento all'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.