Rino Bruni lo “scappatore”
di Jim McGregor a Gorizia
se n’è veramente andato

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Ci ha lasciato anche fisicamente Rino Bruni, dico anche fisicamente perché psicologicamente già da tempo aveva incominciato a vivere in un suo mondo, molto lontano e diverso da quello in cui avevamo a lungo condiviso momenti sportivi e sociali molto belli. Voglio qui ricordare alcuni di quei momenti.

Il primo ricordo. Autunno 1964: sono in panchina come giovane alle prime armi nello staff Libertas di Cernich e Di Brazzà. Ho la responsabilità di guidare la seconda squadra cadetti in un campionato provinciale in cui il limite di età è per i nati nel 1948. Rino, classe 1949, ha appena cominciato a giocare, selezionato in una delle leve Libertas che ogni anno Cernich organizzava al palazzetto di via Marangoni e che nel giro di qualche anno avrebbe fatto del settore giovanile Libertas uno dei più forti nella nostra Regione e dunque anche in Italia. Una domenica di novembre siamo in trasferta a Cividale; non abbiamo ancora vinto, ma a Cividale ci riusciamo: non ricordo il punteggio esatto, ma circa 27-18 (a quei tempi i punteggi erano bassi in generale, figuriamoci per una seconda squadra cadetti!). Miglior marcatore? Bruni punti 21 o 23 (anche qui a spanne). A posteriori si potrebbe dire: è nata una stella.

Il secondo qualche anno dopo. Primavera 1966 periodo vacanze di Pasqua. Finalissima regionali juniores. Goriziana-Libertas. Favoritissimi i goriziani, campioni d’Italia uscenti. Coach della Libertas sarebbe ovviamente Cernich, ma il prof. si trova in Germania nello staff della nazionale juniores che, come ogni anno, partecipa al torneo internazionale di Mannheim. Dunque in panchina Di Brazzà e il sottoscritto. Rino sarebbe uomo di punta della squadra, ma è fermo da un mese per una scavigliata; ha fatto appena due allenamenti senza forzare. Come si dice in questi casi è in panchina per incitare i compagni e magari giocare (se ne vale pena) una manciata di minuti. Nel primo tempo i goriziani ci massacrano, andiamo sotto di venti punti. Rino non è ancora sceso in campo. Nell’intervallo (allora due tempi di 20 minuti ciascuno) con Di Brazzà ci guardiamo negli occhi e decidiamo: perso per perso gettiamo nella mischia Rino da subito. Ebbene, da non credere, la partita cambia completamente; Rino è inarrestabile, probabilmente i goriziani sono troppo sicuri. Per farla breve vinciamo completando la rimonta nell’ultimo minuto; Rino ha fatto una ventina di punti! Incredibile, ma vero. La Libertas è campione regionale juniores.

Il terzo. Tarda estate 1968. Udine torneo dei Bar. All’epoca un appuntamento importante per i giocatori udinesi e più in generale per l’ambiente cestistico. Vissuto da molti con la stessa intensità di un derby. Favorito il Bar Barbaro, frequentato da alcuni dei più brillanti cestisti cittadini dell’epoca pre-professionismo. Silvio Savio, Tavano, Paderni, Cojutti… ; di rinforzo per l’occasione il grande goleador goriziano Waldi Medeot. Io, giovane allenatore, fresco di tessera nazionale acquisita proprio quell’estate, raccolgo una selezione di giovani friulani di estrazione Libertas (Gozzi, Trangoni, Polzot, Di Filippo, Vianello, Savino e appunto Bruni), Virtus Friuli (Viola e Gasparini) ai quali aggiungo come pivot il pordenonese Tojo Ferracini. Tranne Trangoni e Gozzi è una selezione Under 20, peraltro di altissimo livello, ma dall’altra parte ci sono collaudatissimi primattori di tanti campionati di vertice in seconda serie. Fatto sta che vinciamo e Bruni è certamente uno dei protagonisti anche per la sua capacità di cementare spirito di squadra. Dimenticavo il Bar era il Pullman Bar vicino all’Autostazione, ma noi “cestisti” ci ritrovavamo spessissimo al Bar da Bruno, contiguo al palazzetto di via Marangoni. Fra l’altro Rino era un favoloso giocatore di boccette e spesso assistevamo a epiche sfide fra lui e Di Brazzà, un altro che ci ha lasciato pochi mesi fa.

La carriera di Rino fu per certi versi strana. Dopo aver giocato nel 1967-’68 a Biella nel girone A della serie B in una quaterna di giovanissimi udinesi tutti usciti dalla Libertas (oltre a lui tre Paoli: Polzot, Vianello e Zussino) e aver assolto il servizio militare, passa alla Virtus Patriarca Udine in serie B dove è uno dei pilastri offensivi (259 punti in 22 partite nel 1970-’71; 303 nel 1971-’72 e ben 574 in 26 partite nel 1972-’73, in ambedue le occasioni capocannoniere della squadra).

L’anno successivo (1973-’74) Patriarca decide di trasferire la sponsorizzazione a Gorizia, portando con sé come general manager Giancarlo Di Brazzà e come allenatore Giorgio Bulzicco; nel pacchetto si inserisce anche Bruni. Rino rimarrà a Gorizia anche negli anni successivi che saranno i migliori della sua carriera. Nel 1974-’75 siede in panchina in serie B (terzo livello dopo la riforma dei campionati del 1973) il barone Riccardo Sales e saranno due promozioni consecutive, dapprima in A2 (secondo livello) e poi in A1 al primo livello. Rino fa parte di una colonia udinese; con lui sono infatti in squadra anche Otello Savio, Flebus, Fortunato e Cortinovis. Finalmente, giunto a 27 anni, Rino può assaporare il profumo della massima serie. Fra le squadre rivali anche la Snaidero Udine. Nel 1976-’77 saranno due derby infuocati: nell’andata Udine prevale 92-88, l’apporto di Rino è contenuto a 8 punti; nel ritorno è Gorizia a prevalere 88-86 con 12 punti di Bruni. Ambedue le formazioni regionali sono costrette ai play-out salvezza che sorridono a Gorizia. Udine invece retrocede; la retrocessione di Gorizia è rimandata di un solo anno. Le due squadre si ritrovano così in A2 nella stagione 1978-’79.

A Gorizia arriva come coach Jim Mc Gregor, teorico del basket spettacolo: un veloce corri e tira. L’ideale per Bruni, atleta velocissimo e dunque contropiedista nato, anche se dotato di mano morbida. Appositamente per lui Jim escogita l’appellativo di “scappatore” cioè quello che, quando l’attacco avversario sta andando alla conclusione, deve appunto scappare nella metà campo avversaria, prendendo un vantaggio sulla difesa che un buon lancio baseball di un rimbalzista consentirà di tradurre in un comodo canestro.

Nella stagione regolare Gorizia prevarrà tanto all’andata in casa 79-71 con 14 punti di Bruni che al ritorno a Udine (85-100 con 12 di Rino). Finiranno appaiate al quarto posto insieme con Brescia e Banco Roma e dovranno giocarsi un posto utile per la promozione in A1 in uno spareggio a quattro che vedrà primeggiare Brescia.

L’anno successivo Bruni si toglierà, praticamente a fine carriera, la soddisfazione di indossare la maglia della sua città. Nel 1979-’80 passa infatti alla Mobiam. Sarà per la società, ma anche per lui un’annata travagliata. Nell’arco di una stagione di 26 partite, costellata di incidenti e problemi fisici che gli costeranno cinque assenze e solo 9 prestazioni in doppia cifra segnerà 174 punti.

Qui però si innesta un quarto bel ricordo. Domenica 24 febbraio 1980. Sono in panchina con l’APU Mobiam in un finale di campionato senza i due stranieri che ci è costato una striscia di cinque sconfitte consecutive. Affrontiamo la Postalmobili Pordenone, che i due stranieri in campo li ha, e riusciamo a ottenere una vittoria d’orgoglio (93-80) che rende meno amaro il fine stagione. Mi piace ricordare che Bruni diede un contributo in attacco quasi come ai bei tempi: per lui 17 punti, la terza sua miglior prestazione di quel campionato.

Purtroppo dovendo predisporre la squadra per il campionato successivo, prendemmo la decisione di non riconfermare Rino. Mi rammarico non tanto di questa decisione, che presi consapevolmente ma non a cuor leggero, bensì per il modo con cui il provvedimento gli fu comunicato, direttamente dalla società. Avrei dovuto chiamarlo e spiegargli il motivo della decisione con l’affetto dovuto a un ragazzo più giovane di me di soli cinque anni e che conoscevo da 25 anni, insomma trattarlo come un fratello minore. Ricordo ancora che mi chiamò, manifestando stupore addolorato per questo comportamento che (mi resi conto) sentì come una specie di “tradimento”. Sento oggi di dovergli in qualche modo chiedere scusa da queste colonne.

Negli ultimi anni, tormentato anche da problemi di salute, conduceva una vita molto ritirata dopo essersi trasferito a Mereto di Tomba. Lo sentivo di quando in quando al telefono, ma risultavano vani i tentativi di coinvolgerlo in qualche rimpatriata anche con i suoi grandi amici Vanni Zanon e G.Piero Savio.

E oggi lo “scappatore” se n’è veramente andato, speriamo in un luogo accogliente; lo merita. Mandi Rino.

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Il funerale di Rino Bruni sarà celebrato mercoledì 19 novembre, alle ore 15, alla Casa Funeraria Mansutti di via del Calvario 101 a Udine

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