La Reyer School Cup si è chiusa da qualche ora, ma ogni volta c’è qualcosa di più, c’è una magia in più. Una passione che i ragazzi mettono nell’affrontare quella che è ormai molto di più di un evento sportivo.
Il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, ai microfoni della bravissima giornalista di Sky Sport Gaia Accoto, ha raccontato le sue emozioni nel vivere questa giornata finale del torneo scolastico Reyer.
<Sono emozionato (la voce rotta ndr), credo che i nostri ragazzi possano raccontare nella loro scuola chi sono ed essere orgogliosi del proprio istituto. Perché, attorno alle divisioni e alle polemiche, bisogna dimostrare che i giovani sono migliori di noi. Dentro di loro ci sono le speranze e i sogni e bisogna dimostrare che siamo fratelli tra di noi. Nel campo di gioco ci sono la sfida, le goliardie e gli sfottò, ma poi alla fine siamo un’unica grande città: Venezia, Padova e Treviso. Una città e una comunità di 2 milioni di persone e con questa dimensione riusciremo a competere con le grandi città europee. Attorno alle scuole e alle università c’è la ‘Venezia campus’ che penso io. Sarà la Venezia dell’intelligenza, del divertimento e della serietà: lo sport insegna questo. Penso che a livello italiano ce ne vorranno altre di queste esperienze, come accade poi nei college americani, dove ogni ragazzo è fiero e orgoglioso di portare la maglia della sua scuola. Nella Reyer School Cup non abbiamo sviluppato solo le squadre, ma tutto il resto, dalle cheerleader alla comunicazione, quindi tutti possono partecipare. Noi dobbiamo immaginare uno sport che sia inclusivo per tutti. Noi dobbiamo fidarci dei giovani, dobbiamo pensare che siano loro il nostro futuro e non dobbiamo solo spiegare cosa devono fare, ma anche imparare da loro. E allora loro ti riconosceranno il rispetto, magari dell’esperienza. I giovani ci daranno l’energia in modo da far correre nuovamente il nostro Paese. L’Italia deve puntare tutto sui giovani e sulle future generazioni; noi scommettiamo su di loro>.
Un discorso potente e intriso di una visione molto chiara: lo sport non come fine a se stesso, ma come collante sociale e motore di identità. Un forte desiderio di superare i vecchi campanilismi (il triangolo Venezia-Padova-Treviso) per ragionare in un’ottica di “Metropoli Diffusa”, capace di stare al passo con le grandi capitali europee grazie all’energia degli studenti. La frase più coraggiosa. Passare dal ruolo di maestri rigidi a quello di guide curiose permette di guadagnare il rispetto dei giovani non per autorità, ma per autorevolezza. È un’apertura di fiducia che raramente si sente nel dibattito pubblico italiano.
L’idea di una “Venezia Campus” da 2 milioni di abitanti è una visione politica e urbanistica ambiziosa. Scommettere sulla conoscenza e sull’intelligenza dei giovani per far correre il Paese è l’unico modo per evitare che l’Italia diventi un museo a cielo aperto, trasformandola invece in un hub d’innovazione.