Adesso che sta per cominciare la stagione dei “grandi”, e che la coppa del Mondo 3×3 Under 23 si è portata via anche gli ultimi bagliori azzurri, possiamo confessarlo. Ci ha dato più soddisfazione la lunga estate delle Nazionali giovanili piuttosto che l’ottavo posto dell’Italia al Mondiale senior. Intendiamoci, tornare fra le prime otto potenze iridate dopo un quarto di secolo è evidentemente un risultato storico per la pallacanestro di casa nostra. Lo dice l’attesa stessa durata ben 25 anni, anche se arrivati ai quarti di finale capitan Gigi Datome, all’ultimo giro di valzer, e compagni si sono fermati lì. Non sono riusciti non dico a migliorare, ma neanche a uguagliare il migliore piazzamento iridato nella storia azzurra: due quarti posti nel 1970 in Jugoslavia e nel 1978 nelle Filippine.
Su dieci partecipazioni a Mondiali, e nove mancate qualificazioni, hanno fatto meglio solo del decimo posto 2019 in Cina e dei due noni nel 2006 in Giappone e nel 1990 in Argentina. Bravo il ct triestino Gianmarco Pozzecco a dare motivazioni extratecniche agli azzurri, che hanno bisogno di scosse e motivazioni emotive per superare i gap, anche soltanto fisici, con la crema del movimento mondiale. Alla fine hanno fatto conto pari nel Mondiale trilaterale in Giappone, Filippine e Indonesia. L’hanno chiuso con quattro vittorie e altrettante sconfitte, piantandosi dai quarti di finale in poi.
Quarti in cui hanno preso l’unica bastonata da Team Usa, piegato sùbito prima dalla Lituania e sùbito dopo dalla Germania, alla fine campione mondiale per la prima volta nella sua storia, e nella finalina dal Canada. Risultato che ha nobilitato la partecipazione dell’Italia è stato il successo, ormai classico, sulla Serbia nel girone di seconda fase, l’aveva messa in dubbio invece la sconfitta a sorpresa con la Repubblica Dominicana in quello di prima fase. Motivo per cui nel ranking Fiba post Mondiale l’Italia ha perso tre posizioni, essendosi concessa anche alla Lettonia nel derby d’Italia contro Luca Banchi, vissuto dal Poz seduto in panchina dando campo libero al vice Edoardo Casalone, nella semifinale quinto-ottavo posto e poi alla Slovenia di Luka Doncic nella finale settimo-ottavo. E’ tredicesima, forza ottava europea.
Le Nazionali giovanili hanno aperto uno spiraglio azzurro dopo due terzi di cammino estivo, arenatosi fin lì nella parte medio-bassa dei tabelloni di Europei, Mondiale e torneo dell’Amicizia. L’hanno fatto con l’Under 16 maschile e quella femminile che hanno colto, rispettivamente, una medaglia di argento e una di bronzo continentali, con gli azzurrini di coach Giuseppe Mangone sconfitti solo in finale dalla Spagna. Le due U16 si sono anche guadagnate la qualificazione ai Mondiali U17 nel 2024, come le U18 di bronzo l’anno scorso all’Europeo e undicesime al Mondo nel 2023. Insomma, le giovanili azzurre hanno raddoppiato il loro Euro-medagliere e le qualificazioni iridate un anno dopo la ripresa post Covid.
Ora che comincia la stagione dei “grandi” c’è da sperare solo che i giovani non finiscano affogati e fagocitati in panchina nelle loro squadre di club, per cui capita sempre più spesso prospetti italiani emigrino all’estero per emergere. Da ultimo e più eclatante è il caso di Simone Fontecchio ora in Nba, ora tocca all’accoppiata azzurra emergente Gabriele Procida e Matteo Spagnolo all’Alba Berlino. Allora godiamoci vieppiù il 2005 Leonardo Marangon, di stanza alla Gesteco Ueb Cividale, già l’estate scorsa nell’orbita a Roma del Green Team nazionale sperimentale serbatoio dell’Italia maggiore o anche il 2000 Saverio Bartoli, sempre di stanza a Cividale, che ha fatto anche la campagna di Spagna con quel Team.
(Nella foto di copertina, Leonardo Marangon nazionale Under 18 e nel giro del Green Team sperimentale)