Pancotto decano dei coach
torna in A da vice a Napoli
Un occhio a UD, TS e Cividale

Il decano dei coach in attività in Italia è ritornato. Intanto, è tornato sul parquet o, meglio, in panchina dopo un anno, suo malgrado, sabbatico. Passato, comunque, non a stare in poltrona, ma a tenersi aggiornato e documentato sul mondo del basket. Ed è tornato sulla ribalta che gli compete: la serie A, a Napoli da primo assistente del capoallenatore Maurizio Buscaglia. Sì, perché il decano Cesare Pancotto, 67 anni compiuti l’8 gennaio scorso, non ci si ritrova nell’etichetta di senior assistant anche se vanta oltre mille panchine tra serie A, coppa Italia e coppe europee, in 40 anni di carriera di alto livello. E’ tornato per rimettersi in gioco a tutto campo.

<Me l’ha chiesto lo stesso Buscaglia – spiega coach Pancotto – è un’idea nata l’estate scorsa, in un ruolo che ho ricoperto solo nell’Italia con ct Carlo Recalcati. Mi piace, sono sempre stato un innovatore. Ci ho sempre messo passione, sono curioso, mi piace imparare. La Gevi Napoli (dove ritrova il ds Alessandro Bolognesi con cui ha già collaborato nel 2018 – 2019 alla Poderosa Montegranaro, ndr) vuole consolidarsi dopo la promozione in A nel 2021. Vuole sedimentarsi, è importante perché è una società che ha potenzialità. Faccio il vice a tutti gli effetti, non il senior assistant. In Italia si è troppo legati all’età. Buscaglia, poi, è un allenatore a tutto tondo. Non ha bisogno di senior assistant. La società voleva rendere più solido lo staff tecnico, di cui fanno parte anche due giovani napoletani molto bravi: Francesco Cavaliere e Davide Gabriele>.

Di che cosa si occupa il decano di ritorno, che durante i time out si aggira carte alla mano attorno alla panchina? <Faccio il viceallenatore a tutti gli effetti. Ho un ruolo composito, guardo la partita e faccio quel che fa qualsiasi altro assistente: aiuto l’allenatore. Nelle carte ho appunti sui sistemi di attacco, sull’efficacia dei giochi, sulle consistenze le volte che li facciamo oppure in cui li subiamo. Durante i minuti di sospensione fornisco flash all’allenatore. Buscaglia, poi, all’ultimo Europeo era ct dell’Olanda. Per tre settimane ho allenato io la squadra con il resto dello staff. Ci sentivamo ogni giorno, gli fornivamo i video e ci consultavamo>.

A proposito di Europeo 2022, come lo giudica Pancotto? <Competitivo ad alto livello. Ha fatto vedere in che direzione va il basket internazionale per fisicità, atletismo e qualità dei giocatori. Ha premiato l’organizzazione della Spagna, che ha fatto un percorso partendo in silenzio e arrivando più in alto di tutti. Ha vinto la qualità del lavoro e l’idea vincente avuta dal ct Sergio Scariolo. Molte squadre meritavano il vertice. La stessa Germania padrona di casa non è una novità, ma una nazionale interessante. L’Italia mi è piaciuta molto, ha giocato bene, ha creato empatia. Il nostro Poz è stato bravo e vorrei che fosse giudicato per come ha allenato e non per l’aspetto emotivo. Da quel che si è visto meritava anche di arrivare più in alto alla fine>.

La Fip per l’Europeo vinto dalla Spagna si è complimentata con la guida tecnica italiana di Scariolo. Nove finali 2022, con quattro ori e cinque argenti, fra sette europee giovanili e senior e due mondiali depongono a favore della “cantera” come motore dei quattro Europei e un bronzo vinti dalla Spagna maggiore con “don” Sergio alla guida dal 2009 a oggi, più un titolo iridato, un argento e bronzo olimpici. Pancotto non ha dubbi: <Non basta solo l’uomo giusto al posto giusto. La cantera fa crescere il movimento. Prima si poteva dire che Scariolo vincesse perché aveva giocatori importanti. Ora che c’è stato il ricambio generazionale, i successi sono di sistema con il lavoro dell’allenatore che lo esalta. Essere presenti a ogni finale continentale in una stagione dà continuità di risultati. Non bisogna guardare al dito, ma alla luna. In modo umile e positivo bisogna vedere che le società facciano investimenti importanti nelle giovanili per dare valore all’identità nazionale. Il complimento, sincero, va fatto. Bisogna però in àmbito nazionale, di cui ho considerazione e non per presunzione perché siamo l’Italia, portare a ricreare una scuola italiana. Abbiamo presente in che direzione va il movimento, bisogna applicarsi per arrivarci. Abbiamo la diagnosi, dobbiamo individuare la terapia e darle forza ed energia. Ne vedo la possibilità nella nostra pallacanestro>.

Dove vede coach Cesare questo fermento? <Nell’amore per la pallacanestro. Pur non essendo il calcio, riempie i palazzetti. Le televisioni, sia pure a pagamento, pay tv, ne trasmettono tutti i giorni. Vuole dire che è uno sport che piace. Bisogna, come in passato, rimboccarsi le maniche e tornare a scovare e formare giovani giocatori. Bisogna tornare a fare selezioni, ripartendo dalle scuole, dai ragazzini. Oggi la comunicazione è diversa. Il lavoro dev’essere quotidiano, se no si entra in competizione con altri sport>.

Dall’Europeo ai confini patrii, che serie A ritrova Pancotto assente in massima divisione da fine gennaio 2021 a Cantù? <E’ una realtà sportiva che va verso l’alto. Milano, Bologna, Venezia e Tortona non solo per l’entità economica dei proprietari, ma anche per le novità proposte da Ettore Messina e Scariolo hanno organizzazione, strutture e qualità di lavoro. Strutture e organizzazione sono la direzione del futuro. Si può aggiungere Sassari e anche la nostra Gevi Napoli, compatibilmente con il budget a disposizione. E’ un campionato bello, entusiasmante, difficile. Tutte le squadre hanno fatto passi avanti, verso il consolidamento e la programmazione, sia chi gioca per vincere sia chi lotta per salvarsi. E’ intrigante. Migliora la qualità della pallacanestro l’arrivo di giocatori ex Nba o da Eurolega nei grandi club, ma anche quel che fanno le altre società attraverso il lavoro tecnico in allenamento per garantire il prodotto domenicale sul parquet>.

Infine, Pancotto rivolge volentieri un pensiero alla pallacanestro del Friuli Venezia Giulia, regione in cui – rara avis – è stato profeta sia prima a Trieste sia poi a Udine. <E’ una regione – riconosce – in cui sono cresciuto umanamente e tecnicamente>. Da questo punto di vista alla guida della Snaidero 2005 – 2006 ha vinto il suo primo premio quale migliore allenatore dell’annata, riconoscimento bissato alla Vanoli Cremona nel 2016.

<L’Apu – comincia da lì – vuole salire con un progetto partito da lontano, è una crescita corretta. La società è ben organizzata, mi complimento. La squadra è ben allenata da Matteo Boniciolli. C’è entusiasmo come dimostrano le presenze al palasport>.

<Trieste – prosegue – lotta per rimanere in A come merita una città del basket, dove c’è equilibrio e cultura sportiva. E dove c’è una società di qualità, Mario Ghiacci in testa>.

<Cividale – non trascura la nuova realtà – ha la giusta effervescenza friulana e a passi un po’ accelerati, grazie alla bravura e all’esperienza di Davide Micalich e Stefano Pillastrini, rappresenta una bella novità. Ben venga, al nostro basket servono novità così>.

(Nella foto Facebook di copertina, coach Cesare Pancotto in Cremona-Sassari del 2015 – 2016 ha festeggiato le 1.000 panchine tra serie A e coppa Italia)

Iscriviti per ricevere la newsletter

Seleziona il tipo di newsletter che vuoi ricevere:

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

 Se vuoi Rivedi il consenso dei cookies 

Questo campo è obbligatorio.

Ti arriverà una email con un link per la validazione finale dell'iscrizione

e in seguito una email di benvenuto:)

Lascia un commento all'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.