A seguito delle tue notizie che riportano fatti ed eventi sugli arbitri vedo di dare una risposta da “vecchio” arbitro e da “vecchio” dirigente.
La notizia madre riporta di una partita “saltata” per mancanza degli arbitri e della ormai annosa questione della mancanza di vocazioni, un po’ come quella dei preti.
Mi soffermo solo su quest’ultimo aspetto.
Non è facile individuarne le cause, che sono molte, e provo a cercare qualche rimedio.
Già in un intervento precedente avevo messo in evidenza che negli ultimi 25-30 anni per il settore arbitrale poco si è speso, sia in termini di investimento sia di potenziamento dei quadri d’istruzione.
Forse la parte più colpita è proprio questa. Nei ranghi si sono voluti tenere solamente ex che non avevano maturato moltissima esperienza a discapito di colleghi ben più formati e che avevano fatto percorsi arbitrali molto importanti.
In questi ultimi anni avevo dato la mia disponibilità a seguire gli arbitri giovani, ma nessuno si è fatto vivo. Poi ho saputo che ero ritenuto uno “vecchio” e che non potevo conoscere il nuovo basket.
A me sembra che il regolamento non sia cambiato (forse sì da quel che vedo ogni domenica sui campi) e, quindi, i passi sono passi e il blocco è il blocco.
Qual è la differenza?
La differenza è che non si vuole creare una scuola arbitrale fondata su insegnanti che conoscano la materia, soprattutto sotto il profilo del comportamento e della filosofia del gioco.
E’ evidente che un arbitro giovane, quando viene valutato in malo modo in due o tre partite, senza spiegarne il motivo, lascia tutto e va a bersi lo spritz in Piazza San Giacomo.
Questo è il più grosso dei problemi e, se non sarà risolto, i guai peggiori dovranno ancora arrivare.
Fausto Deganutti
(Nella foto di copertina, su licenza Wikimedia Commons, gli arbitri e il basket sono in fase di stallo)
Detto che la qualità degli insegnanti resta fondamentale (averne, di Deganutti a trasmettere esperienze e conoscenze!) , nel settore arbitrale si è investito e si continua a investire non poco. Un recente articolo del blog legato alle attività pasquali degli arbitri lo dimostra. Il vero problema è che i ragazzini, appena usciti dal corso, non sono seguiti e non ricevono designazioni, finendo per abbandonare.
Grazie per il complimento. In qualsiasi azienda, associazione o altro un investimento è produttivo se segui la filiera dall’inizio alla fine del “prodotto”. Se durante la lavorazione lasci lo sviluppo a gente inesperta oppure (il che è peggio) a amici degli amici verrà tutto buttato via. Il primo insegnamento deve essere quello del comportamento senza il quale non andremo da nessuna parte.