Longo: arbitri da sempre
figli del movimento
Grazie ai pochi innamorati

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Il commissioner Cia Fvg, Luca Longo, bontà sua ha voluto rassicurarci che non abbiamo travisato il suo pensiero nel chiarire i due o tre punti sintetizzati nel titolo al secondo post su “Venti euro più pizza per arbitrare nelle giovanili a spese delle società”. Almeno quel danno non l’abbiamo fatto. Ha lasciato a noi valutare se pubblicare queste sue considerazioni conclusive e le pubblichiamo perché ci pare offrano spunti di riflessione anche su come va il mondo in generale. Chiudiamo, però, la partita del confronto tra chi ci mette la faccia e chi, a torto o a ragione non sta a noi stabilirlo, chiede di mantenere l’anonimato sulle proprie generalità. Sta al basket di casa nostra se vuole, e non guasterebbe, dissipare questo clima di diffidenza tra chi lo governa e chi lo pratica. E’ nell’interesse del movimento farlo.

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Hai interpretato, tradotto le mie considerazioni che ti ho fatto nel corso della nostra telefonata.

Sulla questione degli arbitraggi da parte dei corsisti Cna, il problema non é del Cia, ma del Cna stesso. Non sono a conoscenza della normativa che sta alla base degli esami abilitativi dei vari livelli di allenatori. Se fosse previsto l’obbligo di arbitrare le partite, le considerazioni sarebbero ovvie. Tuttavia, come emerso dalle tue riflessioni, il numero dei corsisti dell’anno scorso sarebbe del tutto insufficiente a coprire le partite dei campionati U14. Si sarebbero potute coprire, con un arbitro, molto meno del 50% delle gare. E a quel punto, dove impiegare gli arbitri? Con che criteri? Non sarebbe considerato sperequativo?

Per quanto riguarda il coinvolgimento nel Cia di eccellenti “senatori”, che stimo e di cui mi onoro di considerarmi loro amico (Deganutti per tutti, dato che viene spesso citato), gl’incarichi nell’ambito del Cia richiedono tempo da dedicarvi e non tutti si trovano nelle condizioni di farlo. Altri eccellenti ex colleghi (Cerebuch, Pozzana, Provini eccetera) ricoprono già impegnativi incarichi a favore del Cia nazionale e, sporadicamente, quando da me interpellati, non hanno mancato di darmi una mano. La triste realtà é che se é vero che vi é una crisi di vocazioni arbitrali (e di ufficiali di campo…) lo stesso si può affermare per altri ruoli: formatore, osservatore, designatore, eccetera.

Ma il nostro mondo rispecchia quello in cui viviamo, nel quale individualismo e distacco dal tessuto sociale portano al disimpegno da responsabilità e a poca disponibilità a lavorare in favore del prossimo. Non posso pertanto che ringraziare quei pochi “innamorati” che, a fronte d’impegni familiari e professionali, sacrificando il loro tempo libero mi hanno dato la loro disponibilità a collaborare con me per governare al meglio il movimento arbitrale regionale.
Ritengo di avere costruito un clima di fiducia reciproca e di genuina trasparenza con il Direttivo regionale Fip che deve cercare di utilizzare al meglio le certamente insufficienti risorse per sviluppare il movimento cestistico regionale e che si può giovare solamente delle tasse gare. Il Cia necessiterebbe di molte risorse in più per cantierare programmi di sviluppo, ma a scapito di quale altro settore? Minibasket? Cna? Rappresentative giovanili? Oppure si propone d’incrementare le tasse gare?  Come vedi il problema é sistemico e di difficile (impossibile?) soluzione.
Mi permetto solo di concludere questa mia riflessione, davvero l’ultima sul tema, invitando gli appassionati a riflettere che gli arbitri sono sempre stati “figli” del movimento. Quando la pallacanestro italiana emergeva a livello internazionale, lo facevano anche gli arbitri. Quando l’Italia vinse l’argento olimpico nell’allora Eurolega c’erano sedici arbitri italiani, ora ce ne sono quattro… Meditate gente, meditate.

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