L’Italia sorde di Braida
s’inchina agli Usa in finale
ai Deaflympics in Brasile

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Sfuma il sogno di oro olimpico per la Nazionale femminile sorde di pallacanestro allenata dalla quarantenne cividalese Sara Braida, che comunque è in crescita costante. In finale nella notte brasiliana è stata battuta per 77-91 dagli Usa, sconfitta maturata tutta nell’ultimo quarto a cui si era presentata sul -2 al 30′. Dopo il titolo europeo vinto l’anno scorso seguito a due anni di stop per la pandemia da Covid-19, aveva conquistato la sua prima finale olimpica battendo mercoledì scorso in semifinale la Polonia per 73-58 nella palestra Vasco de Gama a Caxia do Sul, nel Rio Grande do Sul, in Brasile ventiquattresima edizione estiva che si chiuderà domani.

Ai Giochi finora l’Italia si era messa al collo una medaglia di bronzo a Samsun in Turchia nel 2017 ed era arrivata quinta a Sofia in Bulgaria nel 2013, anche se non alle Paralimpiadi perché la sordità non è considerata così disabilitante da potervi prendere parte. Se l’alloro continentale era stato festeggiato dalla Federazione sport sordi Italia (Fssi), la conquista della prima finale ai Deaflympics (Giochi olimpici silenziosi) è stata subito rilanciata dal Comitato italiano paralimpico (Cip) assieme a quella centrata anche dalla nazionale femminile di pallavolo. Un’eco meritata per la progressione di successi, con l’argento olimpico delle azzurre in Brasile che migliora comunque il loro piazzamento finale sotto la guida della Braida che le ha prese in consegna una decina di anni fa.

La cividalese Braida, che ha ancora la famiglia di origine a Gagliano, ora vive e lavora a Napoli. Si è appassionata al basket nel 1994, a 12 anni, e con il fratello già praticante è entrata nella Longobardi Cividale che, non avendo settore giovanile femminile, l’ha presenta alla Libertas Sporting Club Udine. Con l’allora Trudi ha anche conquistato la promozione in serie A2 nel 2000, poi ha girovagato per l’Italia fino ad approdare a Pesaro. Qui quali responsabili comunicazione della società ha trovato Beatrice Terenzi, cognome che sa di basket su piazza, ed Elisabetta Ferri, detta Betta, la giornalista per eccellenza della pallacanestro pesarese. Individuano in Sara il soggetto ideale per avviare il progetto di una Nazionale sorde e ora la Braida guida le azzurre di successo in successo. Non resta che un altro assalto all’oro olimpico, dopo l’ultimo atto ai Deaflympics brasiliani.

Questa è la rosa azzurra a disposizione della Braida, cliccando su ogni nominativo si trova il ruolino delle partecipazioni ai Deaflympics.

(Nella foto di copertina, la locandina con l’annuncio della finale poi persa dall’Italia ai Deaflympics in Brasile)

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