Lettera aperta al Pilla
troppo innamorato
del basket che non si rispetta

Pubblicato da
So che vado controcorrente. Però mi sembra eccessivo parlare delle vicende di Trapani e Bergamo con la morte del basket in Italia. Certo le nostre squadre di vertice non brillano a livello internazionale, ma abbiamo un campionato di legadue che credo faccia più spettatori della serie a di volley che è campione del mondo. Abbiamo una serie b con alcuni palazzetti pieni e in B interregionale, a Gorizia per esempio, ci sono partite da tremila spettatori (quarta serie). Abbiamo proprietà come il gruppo Armani e il dottor Zanetti che non credo abbiano bisogno di presentazioni. Però sembra che il nostro movimento sia rappresentato da Antonini e Mascio. Non è bello far finta che vada tutto bene, ma chi vuole bene al basket potrebbe anche non esagerare a enfatizzare solo le negatività…
*****
Caro Pilla, ti scriviamo un po’. Stavolta, una tantum, ti contestiamo per la prima volta in quasi 6 anni ormai che sei a Cividale e mai prima in carriera. C’è sempre una prima volta! Non contestiamo certo il tuo buon diritto di andare controcorrente, come esordisci nel dire. Siamo i primi a rivendicarlo anche per il nostro blog. Non ci piace, infatti, stare sempre con la ragione e mai con il torto, come cantava quello bravo. Anzi, ci fa piacere che tu vada controcorrente attraverso la tua pagina Facebook, cioè attraverso quella comunicazione social che hai avuto modo di definire <strana> nel caldo dopo partita a Rieti. Non è quello il motivo del contendere, acqua passata.
Ti contestiamo, o per lo meno non condividiamo, la tua presa di posizione – quasi a difesa – dell’ennesima pagina nera – ce lo concederai – del basket italiano. Intanto, non capiamo chi abbia e dove si sia parlato di Trapani Shark e Blu Basket Bergamo come della morte del basket in Italia, perché questo ci pare il tuo concetto di partenza. Non vorremmo che ti avesse tratto in inganno il necrologio che ripubblichiamo in copertina e non nostro, sia chiaro, ma che navigava sempre in quella <strana> comunicazione social. Leggilo bene, se è quello lo spunto da cui parti. Celebra con ironia la dipartita dal mondo della pallacanestro di Stefano Mascio-Mascio-Man, che giustamente non ritieni rappresentativo del basket italiano al pari del suo omologo Valerio Antonini.
Eppure ci hanno vissuto per almeno tre stagioni con la compiacenza dei vertici federali e delle leghe di competenza, finché non è scoppiata la guerra con il patron di Trapani Shark che solo quando sono volati gli stracci il presidente di Lnp, Francesco Maiorana, ha querelato per diffamazione a mezzo stampa dopo che il presidente Fip, Gianni Petrucci, fin dal primo apparire di Antonini in A2 aveva previsto che avrebbe trovato una civile convivenza con l’avvocato udinese dopo le prime scaramucce innescate dal patron dei siciliani. Mascio, diciamo così, più diplomatico quegli stessi vertici ha riverito fino all’ultimo giusto prima di abbandonare la barca che stava affondando a Bergamo e dopo avere sedotto e abbandonato altre due piazze nelle ultime due stagioni: Treviglio e Orzinuovi. Ora, fra le altre conseguenze della rinuncia all’A2, ha preso anche 3 mesi d’inibizione, uno per ogni piazza abbandonata. Severa punizione.
Anche se le nostre squadre di club nel basket non brillano a livello internazionale, citi a esempio di benessere del movimento la Legadue che secondo te farebbe più spettatori della A di volley campione del Mondo. Eppure tu che hai onorato la categoria con quattro promozioni in A1 o A sul campo dalla Legadue, A2 o come altro la chiamassero a ogni cambio di denominazione dei campionati ricordi bene che la pallacanestro non si poneva il problema di confrontarsi con le presenze nella pallavolo. Eppure Julio Velasco ha fatto le fortune dell’Italvolley nel mondo già nel secolo scorso, quando l’A2 faceva parte della stessa lega della massima serie e le prime classificate disputavano i play – off a incrocio con la massima divisione. Non gonfiamo troppo poi i 3 mila presenti in B interregionale a Gorizia in condizioni molto particolari: il ritorno nello storico palaBigot, che continua comunque ad avere buone presenze, nel giorno del derby di zona con la Falconstar Monfalcone, se la memoria non c’inganna.
A proposito di memoria storica nella tua lunga e brillante carriera, che ti auguriamo di continuare così, quante volte ricordi che a stagione in corso i due massimi campionati maschili, e non parliamo di settore femminile, sono rimasti monchi come in quest’annata a fine andata la A con l’esclusione di Trapani Shark e a ritorno iniziato l’A2 con Blu Basket Bergamo che rinuncia, poco meno di 3 anni dopo Kleb Basket Ferrara? Certo, l’Italia ha due società modello in patria come Olimpia Milano e Virtus Bologna, ma parenti povere di quelle che le hanno precedute fuori dai confini italici, e un dirigente come Massimo Zanetti general manager sportivo più stimato in Italia secondo Stage Up/Ipsos Doxa. Ha un bel progetto di Virtus Bologna sempre più italiana e giovane, che ha arricchito anche con Francesco Ferrari a stagione in corso.
Magari parliamo anche di questo che costringe le società minori, quelle che puntano sui giovani, a programmazioni a ostacoli. Non tutti i dirigenti sono titolati come patron Zanetti, ci sono anche quelli come voi alla Ueb, e non soltanto, che lavorano bene senza troppa vetrina. Perché allora lasciare falsare campionati e fare lanciare alti lai a Giba e Usap, associazioni giocatori e allenatori, per le condizioni materiali dei loro assistiti che fanno ormai ciclicamente le spese di gestioni da parte di avventurieri? Mentre Fip e Lba annunciano il tavolo di confronto con la Commissione di vigilanza sullo sport professionistico a buoi già scappati in A a Trapani Shark, ed esclusa dalla Fip solo dopo che la Fiba ci ha messo una sola partita della vergogna a farlo in Bcl, e nel bel mezzo di una barca lasciata alla deriva in A2 dalla Blu Basket Bergamo.
Caro Pilla, e te lo diciamo con immutata stima professionale e quel che più conta personale, c’è modo e modo di volere bene al basket. C’è quello buonista come il tuo, in cui si annidano – e non è il caso tuo – perbenismo e opportunismi che rendono immutabile da decenni il gruppo di potere che gestisce i vertici del movimento. E c’è quello di chi parla chiaro all’amico basket, in maniera diretta e anche pubblica, dicendogli che cosa c’è che va, non va e che bisogna cambiare direzione. Ecco forse tu sei un po’ troppo innamorato di un basket che non ha tanto rispetto di se stesso.     
    

Lascia un commento all'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.