L’Alpo riavvicina Fadini a VR
e L’Arena lo intervista:
lui va a ruota libera sul basket

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«Pullen? Ottimo, gran tiratore Occhio però ai suoi alti e bassi Io punto su Palumbo e Mbacke»
di Anna Perlini

Andrea Fadini (nella foto di copertina) si è affezionato alle ragazze dell’Alpo Basket ’99 dopo averle viste al palaPiazzola vincere la finale play-off di A2 contro Udine, città dai natali anche cestistici dell’ex general manager negli anni d’oro della Scaligera. Dal 2012, ultimo anno con la Scaligera, un ritorno dopo le esperienze a Napoli e Treviso e le collaborazioni con Russia ed Nba, era… sparito dal basket veronese, il suo ingresso sul parquet alpense di quel 29 maggio fu una bella sorpresa. «Da quest’anno», dice, «sono in assoluto relax dopo otto anni con i Pistons. Arrivai a Verona nell’87, doveva essere una parentesi di vita, ma con la Scaligera di Vicenzi è scattata la molla, 14 anni ininterrotti di collaborazione, e qui sono rimasto a vivere».

È stato un innovatore, teneva sotto controllo l’aspetto tecnico, umano e manageriale della società.

<Mi piaceva osare con creatività, professionalità e voglia di vincere. Osare, un po’ come pensare di portare Magic Johnson al palasport. Ci accontentammo di vedere giocare Charles Barkley e Scottie Pippen, mostri sacri dell’Nba, nell’amichevole con la Stefanel Trieste. Magic era il numero uno, lo volevamo per la Coppa e Supercoppa italiane, mi stoppò l’allora presidente della Lega: c’era il problema Aids e Johnson ci era caduto dentro. Con Pippen e Barkley al top della popolarità il palasport ribolliva, pieno zeppo. Il merito fu della Nike e della Glaxo. Un’esperienza irripetibile ora>.

Fra gli italiani della Scaligera, chi ha più amato?

<I capitani Dalla Vecchia, Savio, Brumatti, poi Dalipagic, Schoene, Bullock, Williams, Iuzzolino, Goree, Best. Quanto è cambiato il basket italiano rispetto agli anni ’90? Siamo fermi da oltre vent’anni (infrastrutture, risorse, audience, vivai), gli altri ci superano: Germania, Paesi Baltici, Turchia, Francia. Nei loro confronti eravamo i ricchi signori. Oggi mancano i dirigenti che aiutino i proprietari. Alle Olimpiadi non c’eravamo>.

Il presidente Antonini, proprietario di Trapani appena salita in A, ha detto che i presidenti di A2 non vogliono vincere.

<Ha ragione: ha lanciato una piazza nuova che competerà fra le prime quattro in A. Ha buttato i soldi? Per me li ha risparmiati: con la politica dei piccoli passi avrebbe speso di più. La pallacanestro italiana non ha mai dato utili, ma solo perdite>.

La serie A alla Scaligera è sfuggita, quindi torniamo all’A2: come la giudica?

<Talvolta ci sono partite più divertenti e appassionanti della A che ha troppi stranieri. E lo dice uno che era considerato un esterofilo. Jacob Pullen è stato il colpo di mercato della Tezenis. Ottimo giocatore, grande tiratore (attenzione, non realizzatore): può vincere una partita da solo, ma a 35 anni può avere alti e bassi. Ancora di più può cambiare la stagione l’autorevolezza di Palumbo visto a Udine. Molto più giovane Mbacke, la promessa. Mi piace molto, dev’essere buttato nella mischia e dargli minuti veri>.

Era ad Alpo nella finale per l’A1 femminile.

<Completamente ignorante del settore, ho seguito casualmente un bellissimo match, tanta atmosfera coinvolgente e divertente. Giuseppe Vicenzi mi ha poi chiesto qualche informazione e con la sua azienda ha deciso di dare una mano>.

Cosa serve ora alla società castellana che si affaccia per la prima volta in A1?

<Deve saper navigare in mare aperto, essere ambiziosa e crescere>.

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