Italia da luna nel Poz
al Mondiale firmato
da Germania iridata

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Ora che la Germania, finalista per la prima volta nella sua storia cestistica, siede sul tetto del mondo nell’edizione iridata 2023 possiamo riconsiderare a bocce ferme anche il cammino azzurro al Mondiale. I tedeschi, capaci di mettere in piedi una scuola di basket emergente, sono gli unici arrivati in finale da imbattuti. Dopo un primo tempo di assoluta parità (47-47), hanno piegato con un terzo quarto da 22-10 la resistenza della Serbia battuta alla fine per 83-77 e d’argento come già nel 2014.

Potremmo gloriarci di essere stati i soli, prima dei teutonici, a superare i serbi guadagnandoci così da primi nel girone I di seconda fase la qualificazione ai quarti di finale. E’ anche vero, però, che nella fase a eliminazione diretta le abbiamo perse tutte a cominciare dal tonfo con gli Usa, quarti alla fine e per nulla imbattibili visto che hanno perso tre delle ultime quattro gare vincendo soltanto quella con l’Italia.

Prima di rifarsi contro gli azzurri avevano perso lo scontro al vertice del gruppo J con la Lituania e dopo sono finiti al tappeto, sia pure di misura, in semifinale opposti alla Germania e in finale di consolazione con il Canada. Dopo gli Usa ci siamo inchinati anche nel derby d’Italia con la Lettonia di coach Luca Banchi, oltre che di Strautins ex Trieste e Udine e di Grazulis, e alla Slovenia di Luka Doncic, e poco altro, che aveva tenuto a battesimo il nuovo corso azzurro di Gianmarco Pozzecco al palaRubini.

E’ anche vero che la gestione più emotiva che tecnico – tattica dell’istrionico coach triestino, nato a Gorizia, con la qualificazione fra le prime otto nazionali del mondo ha centrato un traguardo che l’Italia non tagliava da venticinque anni in una competizione in cui il migliore piazzamento azzurro finora è stato un quarto posto finale. Insomma, il Poz ha colto un obiettivo di tutto rispetto per il nostro movimento viaggiando con quattro vittorie nell’ordine con Angola, Filippine, Serbia e Porto Rico nella fasi a gironi e altrettante sconfitte, la prima nel gruppo iniziale con la Repubblica Dominicana e le altre tre nelle sfide a eliminazione diretta. Oltre alle finaliste entrambe europee, che hanno relegato il basket americano nella finalina per il bronzo, del Vecchio Continente ci hanno sopravanzato anche l’ottima Lettonia quinta alla prima partecipazione a un Mondiale, la Lituania e la Slovenia non più dorata.

Tutto ciò in una edizione 2023 in cui due potenze europee quali Francia e Spagna sono uscite dalla corsa per le medaglie al Mondiale rispettivamente già dopo i gironi di prima fase per quanto riguarda i transalpini e prima dei quarti di finale per quel che concerne gl’iberici del ct Sergio Scariolo, campioni iridati uscenti. Insomma, non possiamo pensare di avere guadagnato quarti di nobiltà cestistica internazionale e dobbiamo tenerlo a mente in vista del prossimo torneo Preolimpico, con sole dodici nazionali che parteciperanno a Parigi 2024. Forse soltanto una guida che va a caccia di extramotivazioni, che a tratti sconfinano nella caciara repressa dal presidente Gianni Petrucci, può farci ottenere quel che anche il ricambio generazionale sul parquet a cui l’Italia va incontro non rispecchia del tutto.

Intanto, si ammaina la bandiera Luigi Datome, entrato tra i bicentenari azzurri, e Nicolò Melli che ne rileva i gradi di capitano non è di primo pelo. Dall’altro veterano Achille Polonara all’ultimo Mondiale non si sono avute buone nuove, specie nel tiro da tre che è stato il tallone… d’Achille di una Nazionale che è stata fra le prime tre per tentativi dall’arco dei 6,75, ma tra le ultime per percentuali di realizzazione che possano dare affidabili speranze di vittoria nel basket moderno. Metteteci che ci mancano anche centimetri, lacuna meglio mascherata, e speriamo in un’altra luna nel Poz.

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