Ieri Tuttosport, ripreso da Pianeta Basket, ha ricordato i 20 anni dalla storica vittoria dell’argento alla Olimpiade di Atene 2004, ultima medaglia ottenuta dall’Italbasket. L’allora coach Carlo Recalcati suonò l’allarme: «Attenzione perché dietro questo gruppo non ci sono più giocatori». Una profezia che purtroppo si è rilevata essere reale, dal momento in cui gli azzurri non sono mai più riusciti a ottenere risultati nei venti anni successivi, rimarca ancora oggi Pianeta Basket. Con il solo ct Meo Sacchetti, ripetiamo noi tanto per rimanere in tema di Olimpiadi, capace di riportare l’Italia a Tokyo 2021 sbancando la Serbia a domicilio nel preolimpico, non certo Simone Pianigiani primo erede del Charlie nazionale in azzurro come a Siena, neanche Ettore Messina naufragato nel suo bis da ct al preolimpico di Torino in favore della Croazia, né ora l’attuale Gianmarco Pozzecco rimasto al palo in Porto Rico.
Ora lo stesso Recalcati indica la via e lo fa in un’intervista a La Prealpina, pure ripresa da Pianeta Basket: <Era un’analisi fatta a seguito di un’indagine sullo stato del movimento, non un modo per ingigantire il valore di quel risultato – dice riferendosi a quelle parole del 2004 -. Ciò che spiace maggiormente è che avevo proposto delle soluzioni con una critica costruttiva: magari non erano ottimali, ma sono state archiviate andando avanti senza valutarle>.
A chi dice che negli ultimi anni l’Italia ha avuto giocatori Nba quali Bargnani, Belinelli, Gallinari, Datome, Melli (generazione perdente in azzurro, ndr) replica: «Ma la salute di un movimento non si giudica dalle punte. Conta la base che dà possibilità di ricambio e sopperisce a eventuali infortuni, come quello di Fontecchio nel 2024. Il ricorso ai passaportati? Può aiutare per un evento, ma non può essere una soluzione strutturale visto che le regole ne consentono uno per squadra. E poi sono cresciuti gli altri: ci sono nazioni emergenti, come il Sud Sudan, che hanno messo a fuoco il talento aggiungendo qualità e organizzazione».
Recalcati ha anche delineato due problemi fondamentali del basket italiano di oggi: la carenza di impianti e la mancanza di allenatori professionisti nei vivai, che oggi rappresentano «un transito per i giovani tecnici». Da anni propone la soluzione degli incentivi economici per far giocare i giovani e gli italiani. «Incentiverei le società di tutti i livelli e tutti i campionati, coinvolgendo club e Fip: in serie A una luxury tax a salire per chi tessera più di cinque stranieri, più un contributo federale per alzare il montepremi. Dall’A2 in giù lo stesso discorso con senior e under: chi dà spazio a italiani e giovani potrebbe autofinanziarsi con la premialità. Per invertire il trend servono decisioni scomode, non che accontentino tutti. E la consapevolezza che iniziando ora i risultati arriveranno solamente fra dieci anni».
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Pensare che c’era chi dava Recalcati per “bollito” già quando è stato avvicendato da ct. Bollito, vent’anni dopo, pare invece il movimento cestistico in Italia e chi lo gestisce, che ha fatto il suo tempo. Perché non tirare fuori dal cassetto le proposte ultraventennali del Charlie, che aveva azzeccato l’analisi sul futuro azzurro non certo tirando i dadi? Solo il Poz, appena incaricato, ha avuto il buon senso di rimetterselo al fianco in azzurro almeno all’ultimo Europeo, subentrando all’altro suo mentore Meo Sacchetti defenestrato nel 2022 per fare spazio a Pozzecco.