di Fausto Deganutti

Ci sono stagioni e luoghi che difficilmente puoi dimenticare. Per gli amanti del basket il “Marangoni” e il bar da Bruno sono i due luoghi, che rappresentano una specie di sacralità cestistica, riconosciuti universalmente. Per quel che concerne le stagioni è impossibile dimenticare quelle della crisi petrolifera del 1973. Andiamo con ordine.
Il bar da Bruno, soprattutto nei sabato pomeriggio e nelle domenica mattina, era la biblioteca dello sport. Gli spazi erano suddivisi tra “baloneri” e “baskettari” in egual misura. Negli anni Settanta l’Udinese calcio giocava in serie C e le discussioni erano, come sempre, sul perché giocava Tizio anzichè Caio oppure sull’arbitraggio della domenica precedente, con vari riferimenti alla mamma dell’arbitro. Il basket era un’altra cosa. Si profumava ancora dell’odore tecnico di Joe Allen e dell’inaugurazione del palasport Carnera con la Snaidero in serie A.
Era evidente che tra le due fazioni in competizione, balonare e cestistiche, non esisteva gara. La conseguenza era, molto spesso, che i tavolini si avvicinavano in modo tale da trovare un convivio a base di patatine e spritz (quelli veri, acqua e vino senza ulteriori porcherie) in cui la filosofia sportiva poteva essere molto vicina alle riflessioni di Socrate.
Come dicevo all’inizio, il 1973 fu un periodo caratterizzato dalla crisi petrolifera: tutti a piedi o con l’auto a giorni alterni, a seconda dell’ultima cifra della targa. Ciò comportava che il punto di riferimento “da Bruno” diventasse ancora più importante. Infatti, la domenica mattina proprio lì si formavano le macchine degli arbitri per le trasferte.
Naturalmente il bar era luogo frequentato. Noi giovani consumavamo qualche caffè, perché le lire in tasca non erano molte, mentre i “vecchi” potendo disporre di liquido si rivolgevano verso altro tipo di bevanda. Quella più richiesta era il “robo”, una specie di marchio registrato all’interno del Gap udinese. Il “robo” era una dose di Vecchia Romagna etichetta nera. Come si può vedere era chiamato al maschile “il robo”, mentre avrebbe dovuto essere al femminile: “Bruno, dammi una Vecchia Romagna”.
Anche questo era un modo per distinguersi dai triestini, perché quando ordinavano un “nero” non si trattava di merlot, ma di un caffè.
(Nella foto, della sua collezione, Deganutti mentre arbitra Walter Davis dei Suns al Carnera)