Il dottor Raju Cescutti, mental coach, ha commentato il post di Germano Foglieni “Il reclutamento precoce di società d’alto livello ‘cannibalizza’ la base”. Interessato all’argomento, ospitiamo un suo parere sulla questione perché questo blog vuole essere un luogo di libero dibattito per costruire assieme qualcosa, se possibile.
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Ho letto il vostro ultimo articolo relativo al “saccheggiamento” delle giovani promesse fin dalla loro giovane età, esordienti e under. Leggendo e rileggendo mi sono venuti alla mente alcuni spunti di riflessione che ho il piacere di condividere con voi.
1) Il reclutamento da parte delle società di “cartello” non è di per sé una pratica deprecabile o da stigmatizzare. Sicuramente andrebbe gestita con maggior attenzione soprattutto nella metacomunicazione fra società e famiglie, dov’è importante far capire che, anche se selezionato, non siamo ancora al cospetto di un nuovo fenomeno. Semplicemente è un’opportunità che viene data a un giovane o a una giovane che ha suscitato un certo interesse. Certamente il non creare un proprio vivaio, parlo per le società di prima fascia, da un lato risolve alcuni problemi, ma dall’altro può rallentare il processo di crescita dei giovani. Arrivare da realtà diverse e abituarsi a nuove metodiche e nuovi obiettivi non è mai facile e richiede del tempo.
2) La seconda domanda che mi sono fatto è questa: perché viene fatto il reclutamento? Qui sta il vero, grande problema o, comunque, l’origine di molte insidie.
Selezioniamo in prospettiva o selezioniamo con una visione a medio/breve termine?
Da quel che mi è dato vedere, pur non essendo portatore del “verbo”, la maggior parte delle selezioni viene fatta non tanto in funzione di un progetto futuro, andando a prendere vari giocatori che abbiano caratteristiche diverse e complementari, ma si prendono semplicemente i ragazzi AL MOMENTO più alti, più veloci e più grossi, indipendentemente dalle loro qualità tecniche all’unico scopo di vincere il campionato di categoria. Si vedono, infatti, “selezioni” o, comunque, squadre giovanili di società di un certo rilievo assemblate senza alcun senso riducendo il tutto a un agglomerato di altezza e forza che poi in campo vincono, se vincono, unicamente per un evidente gap fisico -atletico e non certo per un’idea o un progetto. Il tutto va a discapito di quei ragazzi che, non per causa loro, crescono dopo e che magari per sopperire ad un gap fisico iniziale hanno lavorato sul piano tecnico diventando nel tempo più competenti in materia, ma come si dice spesso, il treno ormai è passato.
3) Collegata sempre al secondo punto poi c’è un’altra dinamica che si instaura ed è quella legata a un aspetto che nulla ha a che fare con lo sport: le conoscenze o le famose spintarelle. Si vede, anche in questo caso purtroppo, sempre più spesso andare avanti o venire chiamati ragazzi che hanno sulla lista R il cognome giusto. Modalità che lede lo sport e, soprattutto, fa male ai ragazzi perché veicola un messaggio assolutamente sbagliato.
Dipinta così sembra una situazione da girone dantesco, ma è inutile bendarsi gli occhi e cercare la soluzione. Gli occhi vanno aperti e va fatta un po’ di chiarezza su quelli che vogliamo siano gli obiettivi di un movimento che sempre di più perde colpi.
L’abbandono dello sport in ambito giovanile è dettata anche da quanto detto sopra. Un ragazzo o una ragazza devono sapere di potersi fidare dell’ambiente in cui si trovano, devono sapere di poter competere ad armi pari e devono sapere che per diventare dei professionisti e vivere del più bello sport del mondo l’unica cosa che conta è la MERITOCRAZIA. Perché è attraverso questo concetto che passa la salvezza e la rinnovata credibilità della palla a spicchi.
Pertanto, non è un problema di età nel reclutamento, ma è un problema di modalità, discorso che poi inevitabilmente si allarga alle selezioni provinciali o regionali dove le dinamiche corrono sulla falsa riga di quanto già espresso.
Signori è… SPORT, torniamo trattarlo e gestirlo come tale!
Raju Cescutti
(Nella foto di copertina, tratta dall’archivio di coachcescutti.com, allenatori e allievi fanno gruppo)