Il cordoglio Fip Fvg
Quando da Tarvisio nel 2004
Dalipagic fu già dato per morto

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Il Comitato regionale Fip Fvg, a partire dal presidente Alberto-Maria Camilotti passando per i consiglieri tutti e lo staff, si unisce al cordoglio della famiglia Dalipagic per la recente scomparsa di Drazen Dalipagic, leggenda della pallacanestro mondiale che ha lasciato un segno nella storia cestistica.
Un giocatore che ha frequentato anche i parquet della nostra regione, vista la sua militanza con Udine per due stagioni e successivamente come allenatore di Gorizia nei primi anni Novanta: in queste piazze, ha raggiunto successi importanti (1983-’84 promozione in A1 proprio con la Gedeco Udine, promozione in A2 con Gorizia nel 1994) e lasciato dei ricordi indelebili.
Tutta la comunità cestistica della nostra regione si unisce al dolore dei familiari e saluta con affetto “Praja”, lo storico soprannome di un campione che non smetteremo mai di ricordare per il contributo dato al basket di tutto il globo.
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Ci uniamo al cordoglio istituzionale e lo facciamo in calce a quello della Fip Fvg, perché Dalipagic l’abbiamo vissuto da spettatori dal vivo quale giocatore della Gedeco in A2 e dell’Australian in A1 fra il 1983 e il 1985. L’abbiamo sfiorato professionalmente in questa seconda stagione quando per un’intervista natalizia all’americano Swen Nater, arrivato a Udine a campionato in corso, si ingelosì e non ebbe pace finché il giornale non gliene dedicò un’altra di pari evidenza. Nella vita l’abbiamo incontrato anni dopo una sola volta in centro a Udine, in zona Contarena, a passeggio con gli amici Giancarlo Dose e Franco Simonetti. Gli raccontammo un aneddoto del 2004, quando fu insignito della Naismith Hall of Fame a Springfield. Era tempo di precampionato in Italia e Tarvisio e la Carnia all’epoca ospitavano squadre di serie A ed estere che partecipavano poi al memorial Rino Snaidero al Carnera. Prima del torneo disputavano scrimmage tra loro nei rispettivi ritiri. A Tarvisio fecero una partita di allenamento tra Snaidero e Fortitudo Bologna. Quando telefonammo allo staff arancione per avere ragguagli su com’era andata la seduta, fummo presi in contropiede. Davano per certo che il buon Praja Dalipagic era passato a miglior vita e l’avevano anche pianto assieme alla Fortitudo, allora di Gianmarco Pozzecco ancora giocatore. Agenzie di stampa e quanto d’altro non segnalavano la notizia, per cui ricorremmo a vie private. Suo malgrado, solo grazie alla famiglia Simonetti, dov’era di casa a Udine la famiglia Dalipagic, fummo rassicurati. La figlia di Praja, Sania, garantì che il padre era in salute e che era a Springfield per la cerimonia d’ingresso nella Naismith Hall of fame. Dalipagic confermò che era corsa questa voce allarmistica perché per una forma acuta di gastroenterite era arrivata anche un’ambulanza davanti a casa sua a Belgrado. Concludemmo che, così, gli era stata allungata la vita e ci piace ricordarlo proprio ora che l’ha lasciata. Tanto personaggi sportivi del suo calibro e del suo curriculum sono immortali. Resteranno per sempre le sue imprese sportive a ricordarcelo.

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