Ottanta anni.
Due parole semplici, ma dal peso immenso. Ottanta anni di storia, di sudore, di grida di gioia e lacrime. Ottanta anni di mani alzate, di cuori palpitanti, di palazzetti pieni, di silenzi carichi di speranza e applausi che ancora riecheggiano nella memoria.
Oggi, 1 agosto 2025, Pallacanestro Varese compie ottanta anni; una ricorrenza che per noi non è una semplice celebrazione, ma un’occasione per fermarci un momento, voltare lo sguardo indietro e rendere omaggio a tutto ciò che siamo diventati anche e soprattutto grazie a voi, i nostri tifosi. Perché se oggi questa maglia è simbolo di tradizione, rispetto e passione, lo è per una sola ragione: la nostra gente.
Per chi ha vissuto le notti europee, le finali Scudetto, gli anni d’oro.
Per chi ha resistito nei momenti difficili.
Per chi ha portato un figlio alla prima partita, chi ha pianto per un canestro mancato, chi ha cantato senza voce da dietro il canestro.
Questa è la nostra forza. Questa è la nostra vera vittoria.
Oggi, guardiamo a questi ottanta anni non come a un traguardo, ma come a un immenso cammino condiviso. Un sentiero tracciato da migliaia di volti, di storie personali intrecciate con la storia della società. Presidenti, allenatori, campioni, tifosi, dipendenti, collaboratori. Ognuno ha lasciato un segno. E ognuno, ancora oggi, porta avanti questa eredità con fierezza.
Durante tutta la stagione 2025-2026, vogliamo dare forma e voce a questo sentimento. Sarà un anno speciale, un anno in cui prenderanno vita iniziative, racconti e momenti di condivisione per celebrare ciò che siamo. Dalle esperienze esclusive per i fan e il merchandising commemorativo che richiama la nostra storia, ai programmi di sensibilizzazione della comunità che ispirano la prossima generazione di atleti; ci saranno innumerevoli opportunità per connettersi con il cuore e l’anima della Pallacanestro Varese.
Ma non vogliamo semplicemente ricordare il passato: vogliamo viverlo insieme, giorno per giorno, portando dentro al presente l’orgoglio di una storia unica.
Vi invitiamo fin da ora a far parte di questo percorso: partecipate, scrivete, condividete, raccontateci il vostro legame con il club. Perché se Varese è arrivata fin qui, è perché ogni singolo cuore ha battuto all’unisono per tutto questo tempo. In un mondo che cambia velocemente, noi siamo rimasti fedeli a un’idea: quella di uno sport che unisce, che educa, che ispira. E oggi, a ottanta anni dalla nostra nascita, non celebriamo solo una società sportiva: celebriamo un’identità. La nostra. La vostra. Quella che ci rende unici. Abbiamo ancora tanto da vivere, da costruire, da sognare. Ma per farlo, abbiamo bisogno ancora una volta di voi; restate al nostro fianco aprendo il cuore ai ricordi e alle emozioni. Perché questa è la nostra festa, e senza di voi, non avrebbe senso.
Fonte:
<Tutto nacque nell’estate del 1945 grazie all’entusiasmo di alcuni giovani e in particolare dei tre, Sergio Brusa Pasquè, Sergio Marelli ed Emilio Clerici, che firmarono l’atto costitutivo. Forse nemmeno loro immaginavano che la passione verso quel gioco — che non era ancora basket, ma palla-al-cesto, o al massimo pallacanestro — avrebbe dato vita a una delle squadre più forti di sempre: la Pallacanestro Varese, che oggi, 1 agosto 2025, compie 80 anni (la festa ufficiale sarà però più avanti, al via del prossimo campionato).
Ancora oggi Sports Illustrated, la famosa rivista statunitense, considera il periodo griffato Ignis — quello dei trionfi ovunque — come una delle leggende planetarie del basket moderno, status riconosciuto pure dalla Federbasket che nel 2016 ha inserito la «Grande Ignis» nella sua Hall of Fame, prima formazione di club a farne parte. E se andate a guardare l’albo d’oro dell’Eurolega — già Coppa dei Campioni — scoprirete che la Varese dei canestri, capace di disputare 10 finali di fila dalla stagione 1969-’70, è ancora la quinta per numero di successi (5). E questo nonostante l’ultimo assalto al titolo continentale si perda ormai in un passato che, pur rimanendo ancora vivo, è remoto.
Ma parlare del legame tra Varese e il basket significa anche toccare altri aspetti: quel club, nato con i colori biancorossi (usati anche oggi) ma che ha vissuto gli anni d’oro con il gialloblù della Ignis, si basa infatti su un incondizionato e viscerale senso di appartenenza. Cominciò tutto con la guida di Enrico Garbosi, per tutti Rico, un veneziano genio della tecnica e della motivazione che studiava tattiche e schemi in un bar del centro. E la «casa» — Brusa Pasquè, diventato architetto, avrebbe poi progettato il palasport di Masnago, dove ancora adesso si gioca e che è oggetto di un restyling in corso — era la famosa palestra XXV Aprile, quella dei Pompieri: decenni dopo il povero Kobe Bryant avrebbe girato lì dentro uno spot pubblicitario.
Era il luogo di un tifo trasformatosi pian piano in torcida, con l’immancabile urlo «catasù» («prendi, incarta e porta a casa») riservato agli avversari sconfitti e dileggiati, e con l’inno ufficiale dell’epoca. Nel 1960-’61 diventò «I ragazzi del Pireo» di Manos Hatzidakis, sirtaki reso celebre da Melina Mercouri. Le sue parole, adattate: «Forza Varese, che vinci lo scudetto, l’abbiamo sempre detto, che sei uno squadron».
Raccontare tutte le sfumature e gli aneddoti dei primi 80 anni della Pallacanestro Varese è impresa impossibile: non ci sono riusciti nemmeno i vari libri, tra classiche cronache storiche e ritratti di personaggi, fioriti dal 1945 in poi. Si può solo tentare una sintesi”.
L’intero articolo, scritto da Flavio Vanetti sul Corriere della Sera, è disponibile al seguente LINK.