Gallon e il ko a Trieste
per un punto…
passano infinite rette!

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E’ mancato qualche giorno fa Ricky Gallon. Giocatore del quale serbo un piacevole ricordo. Arrivò a Udine nella Mobiam guidata dal tandem Dario Snaidero presidente, Giancarlo Sarti direttore sportivo, nella stagione 1978-1979 con Dido Guerrieri nuovo allenatore, in serie A2, dopo un’annata in cui la salvezza era stata raggiunta solo in extremis in uno spareggio contro Mestre. Guerrieri era un tecnico amante del gioco veloce e senza troppi tatticismi, con quintetti stabili e poche rotazioni. Vi erano all’epoca due stranieri, oltre a Gallon un giocatore alto, elegante, di buoni fondamentali, eccellente rimbalzista e di mano delicata c’era l’ala forte Garrett. Secondo lungo Cagnazzo o Andreani; coppia di guardie i fratelli Savio, Otello play di gran classe, di ritorno da alcune ottime stagioni a Gorizia e Giampiero non ancora ventenne, uno dei migliori giovani italiani (tanto per chiarire Mvp ancora da cadetto, nella finalissima scudetto juniores del 1976). Rincalzo Giorgio Giomo, fino a qualche anno prima a sua volta nazionale. Poco, anzi pochissimo spazio per gli altri, compreso Lorenzo Bettarini che a Udine esploderà ad alto livello solo con Lajos Toth nella stagione 1983-1984.

Come andò la stagione? Dopo un inizio incerto (6 sconfitte nelle prime 8 partite) e comunque sotto il 50% di vittorie (8 contro 10 sconfitte) fino alla diciottesima giornata, vi furono ben 7 vittorie consecutive tutte con alto punteggio (85-84-99-100-103-92-102) che portarono la squadra a un passo dalla promozione (all’epoca 4 promozioni dirette in un campionato a 14 squadre). Bastava vincere l’ultima partita in casa: un derby contro la Goriziana, allora sponsorizzata Pagnossin. Fu purtroppo una sconfitta sonora (85-100) che obbligò la squadra a uno spareggio a quattro, fra le 4 squadre giunte al quarto posto con una sola ulteriore promozione. Si giocava un girone all’italiana in tre giorni consecutivi, cosa che non giovava all’impostazione di rotazioni corte della gestione Guerrieri e infatti, dopo una iniziale vittoria (ironia della sorte proprio contro la Pagnossin per 103-94), due sconfitte contro Bancoroma e Pintinox Brescia fecero sfumare il sogno del ritorno in A1.

Tornando a Gallon in quel campionato caratterizzato da ritmi elevatissimi e scarsa attenzione alla difesa e ai tatticismi (2.387 punti realizzati, 91,8 di media, ma anche 2.322 subiti, 89,3 di media in 26 partite di stagione regolare), realizzò ben 549 punti (21,1 di media), fallendo solo una volta la doppia cifra e con un high di 31 per ben tre partite consecutive, dalla ventiduesima alla ventiquattresima, secondo marcatore della squadra dopo Garrett. Fu dunque riconfermato nella stagione successiva che vide il ritorno alla presidenza di Bastian Marzona con Mario Blasone in panchina e il sottoscritto come direttore tecnico. L’altro straniero era il fuoriclasse Derrek Dickey, anello Nba qualche anno prima. L’ossatura della componente italiana sostanzialmente invariata con la cessione di Giomo e Bettarini compensate dal ritorno di Rino Bruni e dall’innesto del giovane gigante Tonino Fuss. L’inizio fu folgorante (4 vittorie consecutive), seguirono poi prestazioni alterne e anche sfortunate con 8 sconfitte nelle successive 12 partite, delle quali ben 5 di strettissima misura (3 di un solo punto). Ne scaturì una rottura fra Marzona e Blasone che portò all’esonero, proprio alla vigilia di Natale, del tecnico a cui subentrai a partire dalla diciassettesima giornata.

Nelle prime 16 partite Gallon aveva realizzato 288 punti (16 di media). Dal canto suo Dickey aveva realizzato nello stesso periodo 380 punti (23,75 di media). Il nuovo corso iniziato con due vittorie casalinghe ad altissimo punteggio 103-100 contro la Fortitudo Bologna e 121-109 contro Cagliari, in ciascuna delle quali Gallon contribuì con 18 punti, fu purtroppo compromesso dalle vicende familiari di Dickey. Proprio durante le vacanze di Natale la moglie decise di tornare negli Usa portando con sé i figli e probabilmente preannunciando la rottura del matrimonio. Dickey ne uscì sconvolto. Non ci rendemmo immediatamente conto della gravità del problema. Dickey tentò di reagire, ma perse lucidità e iniziò a cercare compensazioni psicologiche (eufemismo) iniziando a frequentare con assiduità i due colleghi triestini piuttosto disinvolti in tutti i sensi sotto questo aspetto. I compagni di squadra mal tolleravano questo atteggiamento che implicava anche ritardi agli allenamenti. Dopo due sconfitte, in parte causate dagli alti e bassi di Dickey, Andreani decise di sottolineare la sua disapprovazione, durante l’ultimo allenamento prima della gara a Gorizia. Dickey furibondo e fuori controllo si trasformò in pugile e colpì violentemente Andreani rompendogli il setto nasale e fratturandosi a sua volta la mano destra. Fu messo immediatamente fuori squadra e, d’altronde, era comunque fuori gioco almeno fino al termine del campionato. Andreani fu costretto a una settimana di stop e rientrò poi giocando con una maschera protettiva che in parte ne condizionò ovviamente il rendimento. Il contraccolpo psicologico fu enorme e a Gorizia subimmo una vera e propria disfatta (109-79).

La domenica successiva era in programma un’altra trasferta/derby a Trieste con l’Hurlingham di Dado Lombardi in piena lotta per la promozione. La squadra reagì alla grande, perdemmo di un solo punto 77-76, sfiorando il colpaccio. Gallon fu il migliore in campo realizzando ben 29 punti in una partita molto tattica e controllata, seconda prestazione stagionale dopo il top di 31 nella sconfitta della quinta di andata a Cagliari peraltro in una partita ad alto punteggio (98-86) e difese piuttosto disinvolte. Con questo purtroppo concluse anche lui la sua avventura udinese. In allenamento nella settimana successiva si fratturò un polso (se ricordo bene) e anche per lui la stagione si concluse con un bottino totale di 403 punti in 22 partite (18,3 di media). Giocammo le ultime 4 partite in versione all Italia, con prestazioni più che onorevoli: tre sconfitte, due casalinghe contro Chieti per 66-68 e 41 punti della coppia americana ospite, e Banco Roma per 82-89 e 44 punti dei due americani, e una esterna a Treviso per 77-63 e 54 punti dei due stranieri. Concludendo in bellezza con una platonica, ma significativa vittoria per 93-80 in casa contro Pordenone, che ebbe un contributo di 45 punti dai due americani.

Il ricordo bellissimo della partita di Trieste, nonostante la sconfitta, e della superba prestazione di Gallon è associato anche a un piacevole momento universitario. All’epoca ero un giovane assistente (in procinto, ma allora non lo sapevo, di diventare di lì a qualche mese cattedratico) all’Università di Trieste e nei primi tre giorni della settimana dalle 11 alle 12 svolgevo un corso di esercitazioni di Matematica Generale a un’affollatissima platea di matricole (quasi 400 frequentanti) della Facoltà di Economia, fra cui ovviamente molti triestini. In quel periodo si sviluppavano argomenti di geometria. Mi avvalevo di una maxi lavagna composta da due sezioni fisse (e altre due a finestra che si potevano richiudere sovrapponendosi alle prime due e poi aprire volendo utilizzare spazi più ampi).

Ebbene il lunedì mattina dopo la sconfitta di Trieste entrando in aula trovai le lavagne supplementari chiuse; aprendole scoprii una scritta in stampatello a caratteri cubitali: per un punto! Chiaramente un simpatico sfottò nei miei confronti della componente triestina degli studenti. Imperturbabile e senza commentare verbalmente, presi in mano il gesso e aggiunsi passano infinite rette e mi voltai verso l’anfiteatro degli studenti. Ci fu un attimo di silenzio poi tutta l’aula si alzò in piedi scoppiando in un prolungato applauso. Da quel giorno il mio rapporto con gli studenti di quella coorte fu veramente speciale. Alcuni di essi seguirono negli anni successivi corsi specialistici avanzati che nel frattempo ero stato incaricato di impartire e mi scelsero come relatore di tesi e divennero a loro volta importanti ricercatori in prestigiose università anche straniere (London School of Economics, Chicago).

Per quanto riguarda Gallon, lo ritrovai come simpatico avversario nella stagione 1981-1982 quando guidavo la Tropic e lui militava nella Sweda Vigevano agli ordini proprio di Dido Guerrieri. Per il Vigevano non fu una stagione brillante, si salvarono solo agli spareggi. Contro di loro perdemmo di un punto all’andata 78-77 con 11 punti di Gallon e ci rifacemmo abbondantemente (111-89) al ritorno, con 12 punti di Gallon. Fu l’ultimo contatto con lui. In sintesi si può dire che non ebbe una carriera all’altezza delle aspettative che aveva creato negli anni universitari. Per certi versi il sistema di gioco europeo di quegli anni non lo avvantaggiò. A mio avviso infatti non era né un vero centro, né una vera ala, ma una, per certi versi ottima, mistura delle due cose, del tipo che oggi va di moda (si veda anche l’impostazione dei lunghi dell’Apu di questa stagione). In particolare per le esigenze del ruolo di un centro puro di quell’epoca, pur avendo la statura e le doti di ottimo rimbalzista, non aveva né la stazza fisica dominante per imporsi nel pitturato, né il carisma necessario per fare la voce grossa in area, tanto in attacco quanto in difesa. E dall’altro lato, all’epoca, le ali dovevano essere molto più veloci e dinamiche. Era però un ragazzo gentile e dotato di buoni fondamentali e di mano morbida e di grande elevazione e così mi piace ricordarlo. Requiescat in pace.

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