Tra un focus la mattina e una zoomata la sera, una notizia certa ve la diamo noi. Non è freschissima, ma l’abbiamo verificata ieri. Patron Alessandro Pedone è diventato presidente dell’Amici pallacanestro udinese. Sai che novità, eri tu l’unico a chiamarlo patron. A ragion veduta vi assicuro e anche faccia a faccia.
Come capitò un paio di anni fa, l’ultima volta che l’ho incrociato, nel pub di riferimento del clan Apu e da questa stagione anche delle cosiddette Women Apu in omaggio all’Associazione temporanea di scopo. Entrando nel locale mi colse di sorpresa alle spalle. Anzi, forse mi bussò proprio su una spalla. Girandomi di scatto lo salutai: <Salve, presidente!>. Data una sbirciata alla birra che avevo davanti sul bancone, mi corressi. Perché a me piace chiamare le cose e le persone, e relative qualifiche, con il loro nome. <Anzi, patron>, gli dissi e lui tacque. E chi tace acconsente. Perché sapeva bene, all’epoca, di non potersi fregiare del titolo con cui l’avevo appena appellato.
Sapeva e sa bene, pure, che non sono un tipo arrendevole quando so di avere ragione. Lo imparò alla cena di Natale 2013 con la squadra, a cui m’invitò e in cui si verificò una diversità di vedute tra me e lui sull’età di una comune conoscenza. Cercò di risolverla chattando sul cellulare, lasciai cadere il discorso per decenza. Perché ero ospite, a tarda ora e stanco del lavoro da cui arrivavo. E perché so bene quali meccanismi scattano al padrone davanti alle sue maestranze, volevo evitargli di sfigurare insomma. La mattina dopo, però, con tutta calma feci la mia verifica in rete. Naturalmente avevo ragione. La comune conoscenza era del 1953 come dicevo io, che sono del 1954 e in auto facevo la spola con Trieste per frequentare l’Università assieme al tizio in questione. Lo mandai a dire a patron Pedone. Alla prima occasione glielo ricordai di persona. Incassò.
Ora, con circa sei mesi di ritardo, gli riconosco il titolo di presidente. Sì, perché ieri ho appurato dai tesseramenti Fip che dal 24 gennaio scorso è lui il nuovo presidente dell’Apu, con Ezio Pascoli che resta solo referente della società nei rapporti con la federazione. Chi finora, a mezzo media, non ha distinto i ruoli come tra Franco Soldati presidente dell’Udinese calcio e Gianpaolo Pozzo, paron o patron, ha fatto e indotto in confusione. Per completezza, per la Federbasket vicepresidente è Gianpaolo Graberi, consiglieri Paolo Gnesutta, Francesco Maiorana e Daniele Marotta. Il consiglio di amministrazione dell’Apu, insomma. Perché ho fatto ieri questo accertamento?
Perché domenica sera da Verona, a promozione in A appena sfumata, mi ha colpito via tv il sussiego con cui coach Matteo Boniciolli ha cominciato la serie di ringraziamenti dal presidente, naturalmente. Possibile, mi sono detto, che continui a ringraziare Pascoli? Ora Matteo non è più il ruspante capoallenatore debuttante in A2 di fine anni Novanta – inizio Duemila a Udine. Non è più quello di <Fuarce Friul, cence terons e cence parons>, o giù di lì: grafia di un palmarino – partenopeo, copyright di un triestino, memoria appannata dal tempo. No, ormai è un buonista veltroniano, fonte a cui si è beatamente e placidamente abbeverato durante il suo soggiorno romano: mannaggia a lui che mi ha anche convinto a votare, una volta nella vita, Pd quando quello del <principale esponente dello schieramento a noi avverso> ha perso tutte le elezioni possibili e immaginabili. Matteo, comunque, resta onesto intellettualmente. Questo, quindi, mi ha spinto verificare. Perciò, ora a Pedone attribuisco anche l’editto presidenziale e non solo patronale contro Marco Spanghero alla vigilia della finale persa con Verona e la sua prima quasi invasione di campo da presidente. Non è più uno dei due non tesserati sentiti nell’indagine Fip di un lustro fa per le intemperanze al Benedetti seguite all’eliminazione nei play – off alla “bella” contro Orzinuovi.
Ieri sera, ha poi rotto il silenzio dopo la finale persa a Verona intervenendo quale ospite di onore alla tv padronale preferita. Relata refero, perché ero a Cividale a vedere perdere – ahinoi, ma l’avevo profetizzato – gara2 di finale di B dalla Gesteco contro Vigevano, ma mi dicono che ha riportato al centro della scena con una “zoomata” Boniciolli per la prosecuzione della gestione tecnica dell’Apu. Spiazzando, nel caso, dalla mattina alla sera il “focus” della gazzetta di solito ben imbeccata che gettonava il nome di coach Luca Bechi. Intervistato a parte, guarda caso, quale conterraneo e allievo del neopromosso Alessandro Ramagli e quale artefice della promozione in A di Torino nel 2015 a spese di Agrigento di Franco Ciani, ora uscito da Trieste con biennale all’ombra della Mole.
Insomma, dalla mattina alla sera qualcosa non quaglia. Mi riferiscono, inoltre, che Pedone si è profuso in elogi per Verona anche perché, Ramagli in testa, è stata promossa in A avendo in squadra mezza Udine 2019 tra staff e parquet. Ha benedetto l’under Davide Casarin, “pistolero” della finale in condominio con l’isontino Francesco Candussi, riconvertendosi alla linea verde rinnegata un anno fa a finale appena persa contro Napoli, perché chi ha vinto il campionato non ne aveva in squadra. Si è compiaciuto quando gli hanno riferito che Scafati stava vincendo a mani basse la “bella” della finale Argento con Cantù e, ricordiamo noi, un under che la stagione scorsa era di stanza a Udine, Joseph Mobio, è così salito in A. Non ha messo la mordacchia ad Alessandro Cappelletti, il vero americano dell’Old Wild West di quest’ultima stagione, perché è un giocatore di categoria superiore. In realtà finora, a 27 anni a ottobre, ha vissuto la A solo di sfuggita e ci tiene tanto a cimentarvisi. Al punto che l’estate scorsa, fallita la promozione con Torino per mano sua a 2 secondi dalla fine della bella con Tortona, ha firmato per Udine rinunciando a Pesaro al piano di sopra con opzione per il rinnovo all’Apu soltanto in caso di promozione. Insomma, ricominciano le danze in casa dell’Amici pallacanestro udinese.
Con Pedone presidente soltanto dal 24 gennaio scorso, dopo che l’Apu è stata fondata a fine giugno 2011 in sua assenza dal notaio, pronto insomma da numero uno all’appuntamento con la storia del balzo in A. Invece, deve accontentarsi di essere entrato in carica nella ricorrenza della Giornata internazionale dell’Istruzione, con quella della Memoria che cade solo tre giorni dopo. Intanto, brinda in Coppa. Magari anche alla squadra 6 stranieri + 6 italiani che le gazzette attribuivano già pronta all’Apu. Sarà per un’altra volta, presidente.
(Nella foto di copertina, Matteo Boniciolli un uomo solo al comando dell’Old Wild West Apu Udine)