Non usa troppi giri di parole il dg del Famila Schio Paolo De Angelis. Su Il Giornale di Vicenza, nell’intervista rilasciata a Edoardo Mario Francese e ripresa da Basketinside, l’ex presidente di Lega basket femminile si è esposto sulla rinuncia all’iscrizione in serie A1 femminile della Virtus Bologna.
<Sono arrabbiato – ha detto -, questa scelta è un grave danno per il movimento del basket femminile. Cinque anni fa la Lega ha quasi cambiato le regole per fare entrare la Virtus direttamente in A1 senza fare la trafila. Noi abbiamo perso cinque finali prima di vincere il primo scudetto senza mai rinunciare. Con tutto ciò che è stato fatto per farli entrare, avevano il dovere morale di continuare in A1. Spero in futuro ci siano delle sanzioni nel regolamento, bisogna avere garanzie per fare la Serie A1. Perdiamo una squadra che ha fatto finali scudetto e partecipato in EuroLeague con ottime giocatrici. Il basket femminile è nordcentrico, ma Campobasso ha dimostrato serietà e ha fatto il reclutamento giovanile. Quelle sono le società che vogliamo>.
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Sottoscriviamo in pieno l’assunto finale come sana e corretta, secondo noi, gestione societaria in generale e in ogni sport. Tanto più in questa stagione di basket femminile in cui alla fine, dopo avere vinto la coppa Italia di A2F, ha fallito la promozione in A1F l’Associazione temporanea di scopo fra Lbs e Apu Udine che nell’avviare a fine luglio 2021, in uno studio notarile udinese, il nuovo progetto W.Apu (Women Apu) si vantava di essere la <quarta piazza italiana – dopo Reyer Venezia, Dinamo Sassari e Virtus Bologna – convogliata in un’unica modalità operativa>.
Sorvoliamo sul fatto che negli altri tre casi si tratta di un’unica società con sezione maschile e femminile e sulla prima rinuncia al settore rosa dopo solo un lustro da parte delle V nere. La finale di A2 persa per 2-0 quest’anno dalla Lbs contro l’Alpo Verona, però, ci ha ricordato da vicino che, ahinoi, ce lo possiamo rammentare per averlo vissuto in presa diretta lo spareggio di serie C di calcio del 24 giugno 1973 allo stadio Menti di Vicenza perso dall’Udinese per 2-0 contro il Parma, promosso quindi in B dopo avere chiuso il campionato in vetta assieme alle zebrette friulane, allora si poteva ancora chiamarle così, alla pari a 52 punti in classifica. Dei venticinquemila spettatori presenti, la metà friulana assistette attonita sugli spalti del Menti alla festosa invasione finale del campo da parte dei parmensi. Festa avviata già dopo un quarto d’ora di gioco per uno svarione del portiere Zannier in presa alta su tiro cross di Siega e sigillata alla mezzora dal raddoppio di Volpi, al termine di una prestazione bianconera all’insegna del voglio, ma non posso.
Più o meno le stesse sensazioni devono avere vissuto i mille, mille e cinquecento appassionati convenuti in questa stagione al Carnera per gara1 di finale play-off di A2F persa dalle Women Apu regalando all’Alpo inviolabilità stagionale del loro palasport e non rimediata nel ritorno nella palestrina della frazione di Villafranca di Verona. Ciò dopo un’annata con due sole sconfitte nel girone di andata della prima fase, la seconda proprio ad Alpo. Dopo un percorso netto di tre partite, l’ultima delle quali con tre supplementari, anche per vincere la Coppa contro il Derthona Tortona l’altra poi neopromossa in A1F, società che si risente in Friuli dagli anni dell’Udinese calcio in C. Infine, percorso senza macchia pure nei quarti di finale play-off contro la Cestistica Spezzina e in semifinale con Broni nonostante infortuni in serie, uno per partita nelle prime tre delle quattro gare disputate per vincere le due serie al meglio delle tre. Poi il patatrac in finale, in cui tutti i nodi sono arrivati al pettine. Forse anche quelli del voglio, ma non posso come ai tempi delle zebrette. Arcani che accadono nel mondo dello sport. Vedremo con la ripartenza.
(Nella foto di copertina, gara2 di finale promozione in A1F ad Alpo vinta da Nori e compagne contro Katshitshi & C.)