Frequentatori di Valetalgei buongiorno,
oggi leggo l’intervento di Maurizio Ivancich, una chiara e ben fatta analisi del malessere che ha colpito da tempo il corpo della pallacanestro italiana. E non solo la pallacanestro.
Ricordo che a fine anni Novanta – inizio Duemila frequentavo il Consiglio federale della Fip dove le uniche preoccupazioni erano di non infastidire i procuratori (lobby che si sarebbe sviluppata in modo violento tanto da dominare il movimento), di allestire strutture costosissime per i milioni di nazionali giovanili con tutti i loro raduni, di non sfrucugliare le Leghe e molte altre cose di questo genere. Del settore arbitri si occupavano solo quelli che non ne conoscevano i problemi. Come oggi, nulla è cambiato; basti pensare che il presidente del Cia non ha mai messo un fischietto in bocca.
Qui in Friuli Venezia Giulia abbiamo avuto una stagione straordinaria con un numero incredibile di arbitri arrivati in serie A: Verh, Mogorovich a Trieste; Gorlato, Nadalutti, Butà, Deganutti a Udine e un folto gruppo in B. Tutto il gran lavoro prodotto da dirigenti che sapevano seguire i giovani aveva dato frutti buonissimi.
Poi, man mano che passavano gli anni, tutto si è attorcigliato intorno al voler produrre figurine attente al look piuttosto che alla tecnica del gioco. Se non eri bello, alto, slanciato e biondo difficilmente facevi carriera. Questo è iniziato con l’arrivo in Italia di Nar Zanolin, un italo-canadese che da noi ha trovato le foglie d’acero d’oro.
E’ venuto a raccontarci per anni la storia dell’orso senza valorizzare davvero i giovani, i suoi raduni si svolgevano in un paio di giorni e poi tutto veniva lasciato nelle mani dei Comitati regionali della Fip che, a loro volta, affidavano molto spesso questi ragazzi a persone qualche volta meno capaci di loro.
In questo modo, pian piano, tutto si è sfaldato. La paura di avere bravi insegnanti, magari contrari ai dettami federali ma tecnicamente validi, che andassero per i campetti di periferia a fare scouting è stata la mannaia definitiva del settore arbitrale.
Chi non ricorda quel piano di sviluppo del progetto che vedeva i futuri allenatori impegnati in almeno 40 partite giovanili per poter sostenere gli esami di coach?
Fu una toppa che durò pochissimo. A chi vuol fare l’allenatore di fischiare su e giù per il campo non gliene poteva fregar di meno, infatti quella cosa lì finì dopo pochi anni.
Bisogna incominciare a fare scuola, il regolamento è uno solo e, fino a quando le regole non vengono cambiate, lo dobbiamo rispettare.
Qualcuno si è accorto che sono sparite due regole fondamentali? Passi e 3 secondi non esistono più. Sono due fondamentali imprescindibili della pallacanestro, tant’è che la regola dei 3 secondi fu applicata per non dare un vantaggio esagerato a chi svernava in area o aveva un’altezza fuori range (Wilt Chamberlain).
Ma forse va bene così, il mondo cambia, cambiano anche le mode e lo sport si adegua.
Ci lamentiamo sempre, ma non abbiamo mai il coraggio di cambiare. Preferiamo restare in uno status quo ante (spero che il mio latino non mi tragga in inganno). Così ci accorgiamo di essere arrivati a un punto di non ritorno.
Cordiali saluti
Fausto Deganutti
(Nella foto di copertina, Fausto Deganutti arbitro al Carnera di Walter Davis dei Phoenix Suns)