Aria di derby nel basket maschile friulano. Militano, infatti, nello stesso girone di serie A2 le formazioni di Udine e Cividale. Una situazione già vissuta circa 60 anni fa, quando si trovarono nella seconda serie (allora etichettata A) l’Apu sponsorizzata Lignano e la Virtus Friuli abbinata Lavoratore. Ambedue giocavano nel Palazzetto di via Marangoni, non ancora intitolato a Manlio Benedetti, inaugurato nel 1957. L’Associazione pallacanestro udinese aveva conquistato la seconda serie vincendo il suo girone di terza nel 1954-1955 con una squadra allenata da Bertoldi che allineava fra gli altri Pasqualini, Scrosoppi, Cozzi, Graberi, Di Brazzà. Nei campionati successivi e fino al 1960, con alla presidenza Dino Bruseschi, mitico presidente anche dello squadrone di calcio di Selmosson e Menegotti, l’Apu tentò invano di raggiungere la massima serie, un traguardo ripetutamente sfiorato ma mai raggiunto. Dopo due annate di transizione con il lancio dei giovani Silvio Savio, Maschio, Blasone, Bulzicco e Tavano nuove ambizioni emersero a partire dal 1962 – 1963 con l’inserimento in società di una coppia di carnici con progetti ambiziosi: Sebastiano Marzona, commercialista con studio avviato, alla presidenza e Manlio Cescutti, personaggio polivalente, alla direzione tecnica. Il gruppo dei giovani era rinforzato da giocatori esperti e con trascorsi nella massima serie quali i pivot Cernich e Del Gobbo e la guardia Cozzi. Nel 1963 – 1964, puntando decisamente alla promozione, l’organico era ulteriormente potenziato con l’innesto di due veterani quali il triestino Nicola Porcelli, reduce da stagioni al massimo livello a Bologna e Cantù, e il cervignanese Tullio Tomba, che tornava in Friuli dopo alcuni anni vissuti da protagonista sempre nella massima serie in quel di Biella.
Nel frattempo un gruppo di appassionati aveva fondato nell’estate del 1960 la Virtus Friuli che partecipava inizialmente al campionato regionale di promozione. Sotto la presidenza del dottor Aldo Rinaldi, medico e intellettuale, e la guida tecnica di Mario Juniori la nuova società bruciava le tappe. Vinceva il campionato di promozione nel 1961 – 1962 accedendo alla terza serie (allora B) e si ripeteva nella stagione successiva approdando alla seconda serie affiancando così l’Apu. Protagonisti della scalata alcuni reduci dell’Apu quali Graberi, Pasqualini, Vesnaver e Silvestrini affiancati da giovani provenienti dai settori giovanili del Ricreatorio Festivo Udinese (Mistri e Battistoni) e del Porzio (Tavoschi). Pur sponsorizzata dai magazzini Il Lavoratore, la società mira realisticamente solo alla salvezza e, ritiratosi Pasqualini, innesta altri ex Rfu quali Paderni, Miari (transitati dall’Apu) e Dal Forno ed ex Porzio (Cojutti) o ex Apu (Pellizzari).
Il 3 novembre 1963 il calendario colloca proprio alla prima giornata lo scontro diretto, strafavorita naturalmente l’Apu. A sorpresa in un Palazzetto stracolmo la Virtus vende cara la pelle, soccombendo per soli 4 punti 49-45. L’aria del derby è in grado di stravolgere le gerarchie. Lo sconosciuto, almeno alle grandi platee, Mistri segna ben 19 punti e l’Apu deve ricorrere alle prodezze di Porcelli (20 punti) per vincere la sfida stracittadina. In seguito l’Apu si assesterà comunque nei quartieri alti. Sfiorerà la promozione (12 vittorie contro 6 sconfitte) giungendo seconda alle spalle della Reyer Venezia; la Virtus Lavoratore invece (5-13) è appaiata al Treviso al penultimo posto e, perdendo lo spareggio salvezza, retrocede in terza serie. L’incontro di ritorno non ha storia. Imponendo un pressing tutto campo dal primo all’ultimo minuto, l’Apu prevale con un margine inequivocabile: 85-59. Stavolta oltre a 18 di Porcelli realizzano bottini apprezzabili anche Tavano e Silvio Savio (15 ciascuno), Cernich (12) e Del Gobbo (10). Dall’altra parte il più prolifico è Silvestrini (13 punti) precedendo Tavoschi (12) e Dal Forno (10); Mistri è limitato a soli 4 punti.
Alla vigilia della stagione successiva una rinuncia offre alla Virtus la possibilità di un ripescaggio. I friulani lo ottengono sconfiggendo nell’ordine Reggio Emilia (61-50) e Roseto (52-45). La nuova stagione prevede un maggior minutaggio per i giovani Pellizzari e Mazzoli e l’inserimento del combattivo Prevedello. Abbandonano invece Vesnaver, giunto a fine carriera, e Dal Forno per motivi di lavoro (lavora nella storica pescheria di piazza San Giacomo e ogni mattina prima dell’alba deve andare a Marano per fare provvista di pesce fresco); Miari è ritrasferito all’Apu. Dal canto suo l’Apu sempre sponsorizzata Lignano opera un radicale cambiamento di prospettiva allestendo una formazione che affianca a un piccolo nucleo di esperti quali Porcelli, Tavano e Bulzicco e al ripescato Miari quattro giovani non ancora ventenni quali Triches (1945), Musetti (1945), Paschini (1946) e Polzot (1948). La linea verde pagherà: ancora un secondo posto (sempre 12-6) alle spalle del Pesaro, ma gettando le premesse per il balzo in avanti degli anni successivi che vedranno nel 1967-1968 finalmente la conquista della massima serie. Il Lavoratore Virtus invece stavolta retrocede senza appello, ultima con 5-13. Però anche stavolta il derby di andata (6 dicembre) sovverte i pronostici.
Vittoria clamorosa e larghissima 69-51 della Virtus con un sensazionale bottino (17 punti) di Pellizzari e in doppia cifra anche Prevedello (14) e Cojutti (11). Dall’altra parte solo Porcelli (22) salva la faccia. Sarà l’unico vero acuto della Virtus in tutto il campionato. Come già l’anno precedente le gerarchie sono ristabilite nel girone di ritorno. Apu Lignano prevale per 69-57, trascinata da un incontenibile Porcelli (ben 34 punti per lui), coadiuvato da Tavano con 13. Dall’altra parte è ancora Pellizzari il fromboliere con ben 21 punti, unico peraltro in doppia cifra. E’ questo l’ultimo derby di campionato; altri ne seguiranno nei due anni successivi nel torneo di Natale in cui i tifosi friulani potranno ammirare, oltre alle due squadre di casa, anche il fantastico spettacolo offerto dallo Slavia Praga di Zidek e Zednicek e dall’Olimpia Lubiana di Daneu e Bassin. I derby saranno di scena nella finalina per il terzo posto, antipasto della finalissima. Ma naturalmente senza il pathos dei due punti in palio.