<Abbiamo portato Udine sul tetto d’Italia vincendo lo scudetto di Baskin, lo sport che unisce normodotati e disabili, uomini e donne, in un’unica squadra. Ma quando si tratta di celebrare lo sport e l’𝗶𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮 𝗙𝗿𝗶𝘂𝗹𝗶 𝗗𝗼𝗰, 𝗹’𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗨𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗰𝗶 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮 𝗶𝗻 𝗱𝗶𝘀𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲.
Per chi guida la nostra città, a quanto pare, non siamo un’eccellenza, 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝗰𝘂𝗱𝗲𝘁𝘁𝗼.
𝗔𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝘁𝗼 𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗕𝗮𝘀𝗸𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝗮𝗻𝗲𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗳𝗶𝘀𝘀𝗶 𝗶𝗻 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 a Tavagnacco e Colloredo con i nostri fondi privati, dimostrando che il privato può fare la differenza sul territorio.
𝗔𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗼𝘀𝘀𝗼 𝗹❜𝗶𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮 𝗨𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼𝘀𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲 con temi sociali importantissimi.
𝗔𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗴𝗶𝗼𝗶𝗮 𝗲 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗾𝘂𝗮𝗱𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗕𝗮𝘀𝗸𝗶𝗻 𝗶𝗻 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲.
E infine, non sicuramente più importante degli altri ma altrettanto di valore, quest’anno, vincendo lo scudetto, 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗹’𝗮𝗽𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗮𝗹 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗮 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁𝗶𝘃𝗼.
La domanda che sorge spontanea è:
𝗠𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝘂𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻’𝗲𝗰𝗰𝗲𝗹𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮, 𝗰𝗼𝘀’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗼𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗳𝗮𝗿𝗲?
Nonostante tutto ciò, continuiamo a essere invisibili. A un evento importante come Friuli Doc, siamo stati lasciati non solo in panchina, ma addirittura fuori dal campo.
𝗗𝗼𝘃’𝗲̀ 𝗳𝗶𝗻𝗶𝘁𝗮 𝗹’𝗶𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲? Il Baskin è una vittoria per tutti, ma sembra che l’amministrazione di Udine preferisca dimenticare ciò che davvero conta. Ringraziamo per la medaglia ricevuta qualche settimana fa, ma ci chiediamo: l’inclusione è solo un bel discorso, o una realtà che deve essere visibilmente sostenuta?
𝗟’𝗶𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗳𝗮𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮. È un impegno che merita il giusto spazio, anche nelle occasioni più importanti>.
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La partecipazione a “Friuli Cioc”, come lo ribattezza qualcuno, quale riconoscimento e degno coronamento di un percorso d’inclusione sociale, culminato sul piano sportivo a maggio – giugno scorsi con la conquista dello scudetto a Lucca, che Zio Pino Baskin Udine sta lodevolmente portando avanti dal post Covid in città, provincia udinese e regione Fvg con riconoscimenti anche di livello nazionale. No, ci dispiace per gli amici del baskin, che seguiamo fin dalle origini pure con trasmissioni dedicate su Radio Spazio, ma stavolta c’è qualcosa che ci stona nella loro vibrata protesta comprensibile dal punto di vista umano nel vedersi esclusi a loro insaputa, nonostante la recente consegna di una medaglia in Comune a Udine per il titolo di campioni d’Italia, dal villaggio dello sport che sarà allestito in piazza Primo Maggio dal 12 al 15 settembre prossimi durante la kermesse di Friuli Doc. Non è condivisibile, però, sul piano valoriale specie se, com’è stato fatto a mezzo stampa e non nella nota di cui sopra pubblicata sulla pagina Facebook di Zio Pino Baskin, questa esclusione è messa a confronto con la partecipazione, unico sport di squadra con campo dedicato in piazza Ponterosso (che avrebbero dovuto dire le altre discipline, allora?), alla cinquantesima Settimana sociale dei cattolici in Italia celebrata quest’anno all’inizio di luglio a Trieste e intitolata “Al cuore della democrazia” con coinvolgimento anche delle Buone Pratiche, tra cui appunto ha avuto il privilegio di essere ammesso il basket inclusivo.
No, cari amici del baskin, ci pare come mescolare il sacro con il profano. O, per capirci meglio, ci sembra una impropria equiparazione tra una manifestazione di spessore come quella triestina, che non a caso ha scomodato i vertici istituzionali della Repubblica italiana e del Vaticano, e una kermesse neanche nazional-popolare, ma provincial-paesana che non ha molto altro da offrire oltre ai contenuti eno-gastronomici. E’ una baracconata pressoché esclusivamente commerciale, almeno nella sua versione moderna invalsa nell’uso. Esserne stati tenuti fuori va vissuto come un fatto distintivo, a meno di non essere stati colti dopo lo scudetto da un empito di presenzialismo che in questo caso rischiava di contaminare e commercializzare anche una “buona pratica” come il baskin. Non crediamo che il coronamento dell’inclusione passasse attraverso la partecipazione a “Friuli Cioc”, di cui come avrete capito abbiamo la giusta considerazione e non diciamo neanche di non esserci mai passati a degustare. Ma a degustare appunto, non ad acculturarci anche perché non è che offra grandi occasioni in questo senso.
Il baskin ha dimostrato prima e continuerà a farlo dopo che non ha bisogno di Friuli Doc per il suo percorso d’inclusione sociale. Poi, a volere scendere a livello provincial-paesano, l’esclusione dalla kermesse 2024 forse può nascondere motivi personali. Il professor Alberto Andriola, deus ex machina del baskin Fvg, e l’architetto Cristina Franzil, sua consorte e progettista assieme alla collega Francesca Rizzani dei campetti baskin-basket di Tavagnacco e Colloredo di Prato, erano candidati, che ho votato entrambi, nelle ultime comunali con la lista Spazio Udine, da cui sono usciti dopo le elezioni e l’assegnazione di due assessorati al capolista Ivano Marchiol e a Chiara Dazzan. La presa di distanze si era notata anche all’inaugurazione del campetto comunale baskin-basket di via Del Bon nel giugno scorso, quando Andriola giustamente ha ricordato che quei lavori erano stati avviati grazie all’interessamento del precedente assessore Giovanni Barillari. Non erano frutto, quindi, dello scudetto appena vinto che sta un po’ confondendo le acque e le dee. Hai visto mai… Che il basket inclusivo e “Friuli Cioc” vadano pure per le loro strade, come rivendica l’amministrazione civica.