Apu, sbagliare è umano perseverare diabolico

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Doverosa premessa: il blog “Vale tal Gei” mi piacerebbe fosse un posto in cui si cerca la verità senza pretendere di averla già in tasca e si affrontano i dubbi, anziché tacitarli. Ci sono alcune contraddizioni di fondo, strategiche, che Udine/Apu non può assolutamente permettersi anche quest’anno. In questo primo contributo al blog mi occupo essenzialmente dei più importanti aspetti tecnico-tattici che necessitano di una profonda ridefinizione nel gioco dell’Apu dallo scorsa serie A2 a quella di quest’anno.

A) In primis o Udine si mette in testa, soprattutto dopo avere recuperato il possesso della palla grazie al lavoro difensivo, di cercare di arrivare a canestro prima che la difesa avversaria sia riuscita a rientrare completamente e a schierarsi, oppure si troverà come quasi sempre nello scorso campionato a dover superare e affrontare cinque giocatori avversari per riuscire a fare canestro con tutte le complicazioni conseguenti. Questo è l’aspetto tecnico-tattico più evidente da modificare in previsione dell’A2 di quest’anno dove si spera di vedere finalmente una squadra capace di passare in continuità e non in maniera occasionale dalla difesa all’attacco (leggi transizione offensiva) in maniera più rapida, intelligente e veloce di quanto la squadra avversaria di turno si dimostri capace di passare dall’attacco alla difesa (leggi transizione difensiva).

Tutta la pallacanestro moderna va in questa direzione. Un esempio su tutti a pochi chilometri da Udine, la Slovenia sia campione d’Europa sia eccellente all’Olimpiade di Tokyo. L’Apu è tra le poche squadre a non averlo capito a sufficienza nello scorso torneo, in cui ha rinunciato alla costruzione di una vera transizione offensiva intesa come motore primario del gioco d’attacco e della sua produzione di punti (leggi segnare di più). Da quel poco che si è visto quest’anno, l’Apu se potrà correre sarà inarrestabile. Da questo punto di vista io eil blog ci aspettiamo molto dall’arrivo di un playmaker eccellente quale Cappelletti. Anche se andrebbe modificato il punto dove riceve la palla a inizio azione spostandolo finalmente dalla linea di tiro libero o anche più sotto, come si faceva anni fa, a una ricezione più vicina alla linea di metà campo, sugli angoli d’incrocio con la linea laterale. C’è meno traffico, provare per credere e ricordarsi del professor Aza Nikolic.

I vantaggi di questa diversa filosofia di fondo sono evidentissimi:

1) canestri più facili, cosa di cui l’Apu ha bisogno come il pane;

2) tiri da tre con migliori percentuali, perché in campo aperto;

3) più facilità di inserimenti per i numeri 4 e 5;

4) un aumento del numero dei tiri come logica conseguenza del principio che se diminuisci il tempo per la costruzione e l’esecuzione dei tiri di squadra, aumenti il numero dei tiri stessi: cercare di attaccare, quindi, nei primi 5-8 secondi.

 

Ci aspettiamo molto dall’arrivo di Walters, centro del quale non andrebbe sottovalutata, ma valutata in misura maggiore la capacità di correre a tutto campo e di poter arrivare molto spesso in attacco ben prima che i lunghi avversari arrivino in difesa: vedi, per esempio, un eccellente canestro segnato in transizione contro Candussi in Supercoppa.

B) Occupandoci di Walters si arriva anche all’esame di quello che, dopo la mancanza di una vera transizione offensiva, mi sembra l’aspetto tecnico-tattico che con maggiore evidenza andrebbe ridefinito. Mi riferisco alla necessità di una rilettura del ruolo e dell’utilizzo dei numeri 5 o dei lunghi in generale soprattutto in attacco (della difesa ne riparleremo). La novità o meglio il principio che ridefinisce nella pallacanestro moderna il ruolo e il diverso utilizzo soprattutto dei centri è questo: se il lungo avversario ti segue fuori, lo attacchi in uno contro uno; se non ti segue, lo punisci da tre punti. Se poi ci sarà da dare (e prendere) botte in area, allora i back up di lotta e di sostanza di cui l’Apu dispone sono più che sufficienti.

PS – Meditate gente, meditate se volete vincere il campionato e adottare uno stile di gioco più vicino a quello della serie A: contro la Serbia a Belgrado, e contro ogni pronostico, l’Italia ha vinto così…            

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3 comments

  1. Grande disamina coach .. sono cose di cui abbiamo parlato a suo tempo .. sarebbe interessante fare un articolo anche sui settori giovanili nostrani che hanno davvero poca visione e poca attenzione a qui talenti magari ancora acerbi che hanno nei loro vivai …

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  2. Come sempre leggo con grande piacere queste ” chicche ” tecniche, che condivido, di un grandissimo come Delvio Dorì, che saluto caramente.

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