Addio grande “Nino”
il giocherellone dei Cescutti
“cecchino” dei canestri

Com’è convulsa e cruda la vita. Presenta il conto, salato e definitivo, a un “anziano” nelle prime cronache citato, senza adeguata memoria, quale Giovanni Battista Cescutti, 84 anni. Secondo altre fonti 88 ed è per questo che un amico, Guido De Michielis, telefona stamattina verso le 10.40 per sapere se l’anziano in questione è il grande “Nino” oppure no. Naturalmente speriamo di no e componiamo il suo numero di cellulare, che squilla senza risposta. Ci arriva subito dopo, purtroppo, dal professor Flavio Pressacco. Sì il grande “Nino” ci ha lasciati, investito da un’auto sulle strisce pedonali in via Colugna all’altezza di via Reana. A duecento metri in linea d’aria da casa mia e sotto gli occhi anche dei colleghi di reparto di mio figlio, medico ospedaliero specializzando, che si affacciano nonostante il maltempo. Sulle prime dicono sia stata investita una signora. No era un signor giocatore di pallacanestro, ex azzurro, un “cecchino” due volte capocannoniere in serie A con la Victoria Libertas Pesaro a fine Anni Cinquanta e inizio Sessanta e scudettato prima con il Simmenthal Milano 1958-1959 e poi con l’Ignis Varese, con cui ha vinto anche coppa delle Coppe e Intercontinentale.

Chissà forse il grande “Nino” andava a trovare la sua signora, speriamo non sia così, come quando si era alloggiato in un hotel di Chiavris per starle vicino durante un ricovero ospedaliero perché i due risiedevano da anni a Tolmezzo. Un “cecchino” colpito a morte, non all’istante ma poco dopo il ricovero in ospedale, “morto da vivo” come i ragazzi falciati di recente in giro per l’Italia attraversando sulle strisce. Sì, perché il grande “Nino” aveva ancora lo spirito di un ragazzino. Del resto, era il fratello minore di Manlio Cescutti, classe 1927 e scomparso l’8 aprile 2011, grand commis dello sport friulano rispetto a cui era stato sempre considerato più giocherellone. Assieme, Manlio dirigente e Nino ancora in campo a chiudere la carriera, avevano firmato la prima promozione in serie A di Udine cestistica nel 1968 con i colori dell’Associazione pallacanestro udinese (Apu) sponsorizzata Snaidero.

Proprio Nino mi aveva dato la notizia della dipartita del fratello maggiore, perché ci sapeva legati da reciproca stima, affinché ne tracciasi un ricordo sul giornale per cui lavoravo. Bontà sua, quattro anni fa mi aveva concesso il privilegio di partecipare in un locale udinese di viale Leonardo da Vinci alla festa per il suo 80° compleanno assieme a familiari e ospiti selezionati, soprattutto del mondo cestistico e anche no. Mi aveva anche iniziato una decina di anni fa ai ritrovi con i vecchi compagni d’arme, all’epoca in un locale alle porte di Nimis, con Maxime Dorigo stella del basket francese a cui lo accomunavano le origini carniche e Paolo Vittori. Ritrovi che continuavano. Il goriziano Vittori, come ricorda l’ex arbitro Giorgio Gorlato che aveva sentito Nino felice un paio di giorni fa, ne aveva programmato per primavera uno nella sua Varese dopo l’ultimo estivo in Carnia, da cui arriva via whatsapp la foto di copertina inviata dal collega giornalista Luigi Maffei che vi aveva partecipato.

Nino, che dire. E’ stato bello ed emozionante conoscerti, specie per noi generazione del Marangoni. Saluta il grand commis Manlio e il prossimo “taglietto”, che mi promettevi ogni volta che scendevi a Udine, non farò più in tempo a salire io a Tolmezzo per berlo assieme. Alla salute, comunque.

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