Addio a Tullio Tomba
play di Cervignano
che negò la A all’Apu

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Ci ha lasciati, colpito dal male che non lascia scampo, Tullio Tomba (anno 1938 o 1939). E’ stato esponente significativo della generazione dei nati nella seconda metà degli anni Trenta della nostra pallacanestro friulana. Ne ricordiamo qui i tratti salienti della sua carriera.

Di buona famiglia della borghesia cervignanese, studente negli anni 1950 del liceo Marinelli, si mette in evidenza nella sezione giovanile pallacanestro della Pietro Zorutti di Cervignano. Con il compagno di squadra e coetaneo Briga è trasferito all’Itala Gradisca, che vive la fase terminale di un periodo fulgido nell’élite della pallacanestro italiana. In quegli anni Marino Orlando, vulcanico coach triestino, scopre in Friuli un “tesoretto” composto dai portogruaresi Gavagnin (classe ’36), che sarà valorizzato prima a Trieste e poi definitivamente a Varese, e Flaborea (classe ’40) e appunto dalla coppia dei due cervignanesi.

Nel 1957 Flaborea, Briga e Tomba sono ceduti alla Libertas Biella allora militante in seconda serie. Negli anni successivi Biella si trova a rivaleggiare con l’Apu Udine del presidente Dino Bruseschi per la promozione nella massima serie. Nel 1958-’59 Biella è terza e Udine quarta nel girone A che registra la vittoria, con promozione, del Petrarca Padova. L’anno successivo 1959-’60 Biella vince il girone A, mentre Udine prevale in quello B e le due formazioni si affrontano in uno spareggio a quattro con le vincenti, Lazio ed Ex Massimo Roma, degli altri due gironi per due promozioni.

Il 25 marzo 1960, a Ravenna, Biella (poi promossa con la Lazio) prevale sull’Apu per 62-55. Fra i biellesi grande protagonista Flaborea (19 punti), ma anche Tomba (7) e Briga (2) entrano nel tabellino, accanto a Calvino (16) e Pizzichemi (9). Unico in doppia cifra dell’Apu un altro gradiscano Macoratti (24), già pivot del Gira Bologna e della nazionale azzurra, che poi si trasferirà proprio a Biella per concludere una brillante carriera. Nei tre anni successivi Tomba con Briga e soprattutto Flaborea sarà protagonista a Biella di campionati più che positivi nella massima serie.

Le strade di Orlando e Tomba s’incrociano di nuovo nella stagione 1963-’64 a Udine. Sotto la spinta dell’ambiziosa sponsorizzazione con Lignano, l’Apu allestisce una squadra competitiva che punta decisamente alla massima serie, chiamando in panchina Orlando che a sua volta suggerisce di completare, appunto con l’innesto di Tomba, un organico peraltro già molto robusto con i veterani Porcelli, Cernich, Cozzi e Del Gobbo e i più giovani, ma già collaudati nei tre anni precedenti, Tavano, Silvio Savio, Maschio, Bulzicco e Blasone. Nemmeno stavolta il progetto riesce: Orlando è esonerato durante le vacanze natalizie e la squadra finisce seconda per l’ennesima volta.

Per gli amanti delle statistiche Tomba nel ruolo di play realizza 102 punti in 17 presenze finendo 5 volte in doppia cifra con un high di 12. A fine stagione Tullio lascia il parquet per dedicarsi a tempo pieno alla sua attività di apprezzato dirigente aziendale nel settore commerciale. Qualche anno dopo sceglie di ritornare definitivamente in Friuli, dove ha nel frattempo fatto costruire una bellissima villa a Bressa (Campoformido) nelle vicinanze di Udine. Ha avuto tre figli (una femmina e due maschi cui è molto legato) da due matrimoni, peraltro conclusi da separazioni per lui dolorose.

Con gli inizi del nuovo secolo Bressa diventa una base di piacevolissimi incontri periodici (più o meno a cadenza bi-trimestrale) con un gruppo di vecchi e nuovi amici del mondo del basket udinese. Sono stabilmente della partita (è il caso di dirlo) Renato Tavano, nel doppio ruolo di amico e chef stellato, Paderni, Blasone, Gorlato, Pizzigallo, Pressacco, Lesa e Paolo Cautero oltre ad altre presenze episodiche. Tullio si dimostra un ospite adorabile e un vero gentiluomo d’altri tempi. Stimola un’atmosfera che è spiritosa e seria, raffinata e goliardica allo stesso tempo. E si è sempre rivelato un attento e acuto osservatore della società e dello sport friulano. E’ così che vogliamo ricordarlo.

(In foto gentilmente concesse da Giorgio Gorlato, Tullio Tomba fra Guido Paderni in primo piano e Renato Tavano)

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