Addio a Maschio ex Apu
e re al Burei con lo Zanon
torna libero di fare tap in

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Pochi giorni dopo Nino Cescutti registriamo la scomparsa di un altro significativo protagonista della pallacanestro udinese: Sergio Maschio. Pur non paragonabile a Nino, Sergio fu dopo di lui il migliore dei giovani udinesi nati fra la fine degli anni Trenta e la prima metà degli anni Quaranta dello scorso secolo. Classe 1941, statura di poco superiore al metro e novanta, fisico atletico, ottima elevazione, grande tempismo, velocità e coordinazione, Sergio fu innanzitutto mitico protagonista dei campionati studenteschi con la maglietta verde dell’Istituto Zanon, che all’epoca riuniva ancora ragionieri e geometri. Gli over 75 di oggi ricordano ancora con qualche nostalgia le mitiche sfide fra Zanon, Marinelli e Malignani che si svolgevano nell’allora appena inaugurato Palazzetto di via Marangoni, stracolmo di pubblico e che si concludevano invariabilmente con Sergio che alzava al cielo il trofeo studentesco, intitolato da un certo punto in poi alla memoria di Burei, giovane liceale e appassionato cestista, vittima di un incidente stradale.

Maschio apparteneva alla generazione di giovani che ebbero la fortuna di essere istruiti ai fondamentali dal “maestro” Sergio Venuti. Approdò appena diciassettenne, nella stagione 1958-’59, alla prima squadra dell’Apu, allora nel girone A della serie A (equivalente alla serie A2 odierna), con un discreto minutaggio. Giostrò senza timori reverenziali da sesto, settimo uomo in una squadra che lottò strenuamente fino all’ultima giornata per la promozione, sfumata per soli due punti, e che annoverava giocatori più che collaudati (fra i quali il nazionale Macoratti e i totem udinesi Cernich, Scrosoppi e Graberi), totalizzando 93 punti in 18 partite, finendo tre volte in doppia cifra. Solo Macoratti e Cernich seppero fare meglio, tenendo conto che all’epoca raramente si superavano i 70 punti. Si confermò a buon livello anche nell’anno successivo 1959-’60 totalizzando 84 punti in 14 partite, pur con minutaggio ridotto rispetto all’anno precedente, in una squadra che vinse il suo girone ma, soccombendo agli spareggi con le vincitrici degli altri gironi, non riuscì a raggiungere la promozione.

La stagione successiva 1960-’61 fu quella della sua definitiva consacrazione. Lasciati liberi tutti i giocatori più esperti l’Apu puntò su una squadra di giovanissimi (unico di poco sopra i venti anni Silvio Savio) con molti esterni (Blasone, Bulzicco, Tavano, Paderni e Silvestrini) e Sergio unico giocatore d’area sia in difesa sia in attacco, coadiuvato solo in caso di emergenza da Casal e Deidda. Sergio fu di gran lunga capocannoniere della squadra realizzando 206 punti in 14 partite (ben 13 volte in doppia cifra, salvo la prima giornata), spesso realizzando in tap in al rimbalzo d’attacco. Fu comunque vero e proprio fulcro sia difensivo sia offensivo di una squadra che entusiasmò per i i travolgenti contropiede dell’acrobatico trio Tavano, Savio, Blasone, ma che in difesa dipendeva totalmente da Maschio e Bulzicco. Fu per lui una stagione meravigliosa, allietata dal matrimonio con la compagna di classe Daniela, matrimonio da cui sarebbero nati un maschio e una femmina, e appunto dalla definitiva conquista del trofeo Burei.

Nell’anno successivo aggiungendo alla base dei giovani ormai rodati l’esperto Paolo Cozzi, di ritorno da Pesaro, e un pivot di stazza, il militare Calamosca, e lanciando i giovani Battistoni e Dal Forno, freschi dall’accesso alla Final four del campionato juniores con il Ricreatorio Festivo Udinese, l’Apu fu nuovamente in grado di lottare per la prima serie, sfumata però anche stavolta nella volata finale. Sergio fu nettamente il migliore realizzando ben 285 punti in 19 partite, 14 volte in doppia cifra con high di 29. Ma la società non brillava per acume strategico. Si era ormai capito che Sergio esprimeva il meglio giocando da secondo lungo (post). Guarda caso nell’anno successivo 1962-’63 si reinserirono in squadra non uno, ma due pivot, Cernich e Del Gobbo, sacrificando Sergio in un ibrido ruolo di ala o di cambio dei due lunghi. Ne seguì una stagione deludente, almeno rispetto alle precedenti, con un bottino per lui di soli 153 punti, comunque terzo marcatore dopo Tavano e Cernich, in 16 partite e un netto calo nella seconda parte della stagione.

L’anno successivo 1963-’64 con l’inserimento di Porcelli fromboliere offensivo e il ritorno da Biella di Tullio Tomba, accanto ai riconfermati magnifici cinque Maschio, Tavano, Savio, Bulzicco e Blasone, si rinnovavano le ambizioni di scalata alla prima serie. Nella rotonda vittoria contro il Treviso (59-37) alla seconda di campionato Sergio, restituito al ruolo di secondo lungo, era di gran lunga il migliore cannoniere con ben 17 punti. Purtroppo, fu l’ultima partita di una carriera brillante, ma con la sensazione e la prospettiva che il meglio doveva ancora venire. La domenica successiva a Gorizia nel riscaldamento Sergio accusava problemi cardiaci. Un controllo decretava semaforo rosso definitivo alla prosecuzione della carriera. Chiudeva anzitempo all’età di 22 anni con 852 punti in 5 stagioni + 2 partite. Nessuno può dire cosa avrebbe potuto fare se inserito in una squadra che si fosse proposta di valorizzare al meglio il suo straordinario talento.

Dopo il ritiro Sergio avrebbe raggiunto bei traguardi nel basket, entrando per un breve periodo nello staff tecnico del settore giovanile dell’Apu, dove si tolse la soddisfazione di sconfiggere nelle finali regionali juniores la poderosa Ginnastica Triestina di Iellini, Castronovo e Schergat. Poi si dedicò con esiti brillanti al lavoro di agente di commercio e alla famiglia che adorava. Aveva carattere ottimista ed era un formidabile raccontatore di barzellette. Nella maturità, dovette superare anche lo straziante dolore della prematura scomparsa della figlia. Fu poi tra i fondatori e sin dall’inizio consigliere e a lungo revisore dei conti dell’Associazione Zanon Amico, alle cui riunioni cercava di essere sempre presente. Se ne è andato purtroppo con un pesante calvario negli ultimi mesi. Nell’ambiente del basket lo piangono innanzitutto i grandi amici e colleghi dello Zanon Renato Tavano, Guido Paderni, Mario Deidda e Gian Carlo di Brazzà. Mi piace pensare che nulla potrà ora ostacolare i suoi prediletti tap in. Mandi Sergio.

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