Ci siamo, un’altra stagione cestistica sta per cominciare. Il 3 ottobre avrà inizio il campionato nazionale di serie A2 che vedrà la partecipazione di 28 squadre suddivise in due gironi, rosso e verde. In quest’ultimo ci sarà l’Apu. L’obiettivo dichiarato è di migliorare il risultato della passata stagione, ciò significa una sola cosa: il ritorno di Udine in A 13 anni dopo la retrocessione della Snaidero. Per questo è stato messo a disposizione del confermato coach Matteo Boniciolli il roster più profondo fra tutte le partecipanti all’A2 con 11 giocatori intercambiabili fra loro aggiungendo ai confermati capitan Michele Antonutti, Marco Giuri, Nazzareno Italiano, Francesco Pellegrino, Vittorio Nobile e Federico Mussini, attualmente in recupero da un infortunio, cinque nuovi.
Sono il play Alessandro Cappelletti, ex Torino: 10,7 punti e 5,5 assist a partita la stagione scorsa. La guardia statunitense Trevor Lacey, un anno fa in seconda lega tedesca: 15,4 punti, 4 rimbalzi e 5,5 assist; ha trascorsi a Kazan, Sassari e Pesaro ed è anche lui alle prese con il recupero da un infortunio in precampionato, potenzialmente è uno dei più forti nel suo ruolo del campionato. Il centro americano Brandon Walters, 2,08 di altezza per 120 chili di peso forma, è reduce dalla finale in Kosovo con 22 punti e 14,2 rimbalzi. L’ala piccola Michele Ebeling, 2,05 figlio d’arte: il padre John ha giocato moltissimi anni in Italia, soprattutto a Ferrara da cui proviene anche l’erede. L’ala Ethan Esposito, classe 1999 di 2,01, è uscito dall’università di Sacramento State con 18,3 punti e 7 rimbalzi nel suo ultimo anno da senior e ha un career high di 32 punti.
Dopo le partite fin qui giocate tra l’amichevole con Mestre, il quadrangolare memorial Pajetta e le due di Supercoppa, in attesta dell’ultima di qualificazione a Orzinuovi, possiamo già azzardare alcune considerazioni sia sui singoli sia riguardo alla squadra.
A) Tra i nuovi piace molto il play Cappelletti sia per la leadership e la maturità mostrate nel guidare l’attacco, con letture sempre corrette delle situazioni in campo, sia per le qualità individuali: tiro da fuori affidabile, difesa aggressiva e fisica, caratteristiche che facevano presagire una chiamata da qualche squadra di A, leggi Sassari dove il suo nome è stato più volte fatto per sostituire il partente Marco Spissu. L’altro giocatore messosi in evidenza è il centro Walters. La sua presenza sotto i tabelloni è garantita da un stazza notevole unita ad alcune capacità individuali. Per esempio, il passaggio in situazioni di raddoppio è sicuramente migliore di quello del suo predecessore Nana Foulland. Soprattutto, nonostante la mole, ha agilità per correre in contropiede prendendo vantaggio rispetto al proprio avversario diretto per facili canestri da sotto: se ne contano già tre. Unico suo aspetto negativo sono i troppi falli, compreso un tecnico, e un certo nervosismo da eliminare velocemente capendo il metro arbitrale in Italia, che è sicuramente diverso da quello kosovaro. Se riuscirà a contenersi, potrebbe diventare un giocatore interessante anche per squadre di campionati superiori.

B) Parlando della squadra l’attitudine mostrata a passarsi la palla per cercare il compagno più libero, addirittura con eccesso di altruismo in certe occasioni, è un aspetto positivo indice di spirito di squadra. Inoltre, il fatto che tutti i giocatori utilizzati, a esclusione dei lunghi e del sostituito di Lacey a gettone Lautier-Ogunleye, abbiano segnato almeno un tiro da tre è un’arma che impedisce di fatto alle squadre avversarie di “battezzare” qualche giocatore udinese per concentrare gli sforzi difensivi sugli altri.
C) Difesa: comparando in modo omogeneo i punti subiti nei due incontri di Supercoppa di quest’anno (61,5) si evidenzia un netto miglioramento rispetto ai 69,5 presi nelle tre gare di qualificazione della passata stagione. La difesa è sempre la base per costruire squadre vincenti. Se tale caratteristica sarà confermata durante tutto il campionato, sicuramente diventerà un fattore determinante per centrare il risultato auspicato.
D) Attacco: faccio una premessa. Non mi piace il basket giocato in Italia non solo in A2, ma anche in A con pochissime eccezioni quali Treviso e Brindisi. Il gioco è lento e schematico, basato su sistemi molto simili se non uguali. Assistiamo a passaggi consegnati in serie, che ricordano il gioco dell’Ungheria anni Cinquanta, per finire dopo 15-18 secondi con il solito pick&roll guardia-lungo per cercare un vantaggio (leggi mismatch) da sfruttare. Mancano del tutto contropiede primario e secondario o, come la chiamava coach Lajos Toth, <transazione> offensiva. Ciò mentre nell’Apu giocatori quali Cappelletti, Nobile e Walters, che già oggi amano sfruttare il contropiede, potrebbero sviluppare un gioco molto più veloce che utilizzi tutti i 15 e 28 metri del parquet.
Queste sono le prime impressioni. Per una verifica ulteriore dovremo attendere i responsi delle prime sei o sette partite di campionato.