Riforma dei campionati:
aria di Primavera
meno stranieri, più italiani

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Negli ultimi tempi tiene banco tra gli addetti ai lavori, sulla stampa e sui siti specializzati il tema della futura riforma dei campionati, voluta fortemente dal presidente della Fip, Gianni Petrucci. Il nuovo format dei tornei italiani sarà discusso, elaborato e infine approvato nella prossima primavera, sentite tutte le componenti interessate Lba, Lnp, Lbf, Cna, Giba, prevedendone l’entrata in vigore a partire dalla stagione 2024 – 2025.

La proposta prospettata dalla Lega basket serie A prevede la creazione di un secondo campionato professionistico dietro la massima serie, anch’esso a 16 squadre. Resto assai perplesso in quanto trovare altre 16 società capaci di sostenere i maggiori costi richiesti dal regime professionistico rispetto a quello dilettantistico mi sembra una pia illusione, data la situazione non florida della nostra pallacanestro in un contesto di difficoltà generale dell’intero Paese. Già ora non sono poche le società in crisi a tenere i conti in equilibrio sotto l’incubo della pandemia, che costringe a tagliare spettatori nei palazzetti.

Credo che dimenticare quanto successo negli anni passati, con i dolorosi fallimenti succedutesi, non sia positivo per la pallacanestro italiana. La Scandone Avellino è stata esclusa dalla massima serie 2019-2020, per mancata richiesta di iscrizione, a causa delle difficoltà economiche della proprietà. Nel luglio 2019 l’Auxilium Torino, vittoriosa solo l’anno prima della coppa Italia, è fallita con sentenza del Tribunale per gravi inadempienze economiche. Per finire, nel 2020 il Basket Roma del presidente Claudio Toti ha addirittura rinunciato a campionato in corso dopo essere stato riammesso. 

In alternativa alla creazione del secondo campionato professionistico, la Lega nazionale pallacanestro propone dal 2023-2024 il mantenimento della serie A2 in regime dilettantistico con due stranieri, prevedendo una riduzione (finalmente) del numero delle partecipanti dalle attuali 28 a 24 (assolutamente troppo poco) in questo modo tentando di rivitalizzare un campionato, che nella formula attuale, è semplicemente inutile. La Lnp prevede anche lo sdoppiamento della B in due campionati: B Gold a 32 squadre con uno straniero e B Silver a 48 senza stranieri e con sei under. Faccio presente che tra A2, B Gold e Silver passeremo dalle 92 squadre attuali a 104. No comment.

Più interessante risulta quanto emerge in merito ai settori giovanili. Una prima proposta della Fip è obbligare le società di Lba a creare strutture professionali per la gestione degli stessi. La seconda è realizzare un campionato nazionale forse denominato Primavera, a modello di quanto avviene nel calcio, dedicato allo sviluppo degli under 21. L’introduzione, in qualche forma, di un campionato di sviluppo dedicato specificatamente agli U21, seguendo finalmente l’esempio di quanto avviene in paesi all’avanguardia oggi nel basket continentale come Spagna e Francia, non può che trovarmi d’accordo.

Alla riforma dei campionati è strettamente collegata la formula riguardante i tesseramenti dei giocatori stranieri. Alcune delle bizzarre proposte fatte prevederebbero in serie A la liberalizzazione totale del mercato. Altre il mantenimento, come base, dell’attuale formula del 5+5 (cinque giocatori italiani e altrettanti stranieri), dando però la possibilità alle società di tesserarne fino a un massimo di otto, dietro pagamento di una tassa di valore crescente (100-120-150 mila euro), il cui ricavato andrebbe a rimpinguare il gruzzolo da ridistribuire alle stesse in base al minutaggio degli italiani.

Quest’ultima ipotesi, con l’eventuale scambio tra giocatori e soldi, oltre che eticamente molto discutibile aumenterebbe il divario, già esistente, tra le due o le tre squadre con le maggiori disponibilità finanziarie e le altre, rendendo la lotta per lo scudetto un fatto quasi privato. Già attualmente, per le esigenze relative alla partecipazione alle coppe europee, Milano ha firmato ben undici giocatori stranieri, la Virtus Bologna e la Reyer Venezia sono a quota otto e nove. Questo mi porta a due considerazioni.

La prima riguarda la qualità dei giocatori stranieri. Trovare già oggi, in un mercato sempre più competitivo e complesso, una novantina di stranieri, quelli che attualmente giocano nella nostra serie A, risulta difficilissimo. E richiede frequenti corse ai ripari con onerose sostituzioni, vedasi le ultime vicende legate alla Fortitudo Bologna per non parlare di Pesaro, Sassari, Varese, Trieste e da ultimo i recenti due cambi effettuati dalla Reyer Venezia. Figuriamoci se il loro numero dovesse crescere.

La seconda considerazione riguarda i giocatori italiani. Aumentando la disponibilità di tesseramento di giocatori stranieri, evidentemente si ridurrebbero gli spazi per gli italiani. Si sente dire: se un giocatore italiano è valido, trova sicuramente posto e minutaggio. Se non giocano, dico io, soprattutto se è uno giovane, come possono migliorare il proprio bagaglio tecnico e di esperienze per conquistare maggiori spazi in A, non certo facendo esperienza in A2 visto il livello di questo torneo, ormai in calo da diverse stagioni. Al riguardo mi viene in aiuto l’esempio di Marco Belinelli, uno dei giocatori più forti prodotti dal basket italiano negli ultimi vent’anni, oggi trentacinquenne, capace di segnare 34 punti nel big match contro l’AX Armani Milano.

Grazie a coach Jasmin Repesa, nella A 2003-2004 Belinelli è stato inserito in prima squadra all’età di 17 anni, sottolineo diciassette, non per fare numero, ma giocando una media di 12 minuti a partita e realizzando 4,5 punti per gara. Così il nostro ha potuto maturare senza pressioni di sorta. Ha contribuito l’anno successivo alla conquista del titolo italiano della Fortitudo Bologna, con 6,7 ppg. E’ diventato, in quello seguente, a 19 anni, dopo la partenza di Gianluca Basile per Barcellona, il migliore realizzatore della squadra felsinea con 13,2 ppg. Da lì iniziando quella straordinaria carriera che lo porterà a vincere, primo e tuttora unico giocatore italiano, un titolo Nba.

Aggiungo anche due parole su Gianpaolo Ricci, classe 1991, oggi pedina fondamentale dell’AX Armani Milano, in campionato e in Eurolega, nonché della Nazionale del ct Meo Sacchetti. E’ stato proprio Sacchetti a scoprirlo nel 2017 nel Derthona in A2 e a volerlo con sé alla Vanoli Cremona in A, vincitrice della coppa Italia nella stagione 2018-2019. Ha dimostrato così, se ancora ce ne fosse bisogno, che talenti nei campionati italiani ci sono. Forse bisognerebbe crederci di più, anche da parte degli allenatori stessi.

Ribadisco qui un concetto già espresso in un precedente articolo pubblicato su questo blog. I giocatori stranieri hanno una loro validità solo se aumentano il livello qualitativo dei campionati, cosa che oggi risulta applicabile per un numero molto ristretto di atleti presenti nei tornei di A e A2 italiani. Non ci resta che attendere le decisioni della Fip e successivamente commentarle. Si spera che le stesse siano frutto di un’attenta valutazione della realtà del nostro basket e dei suoi bisogni, non piuttosto influenzate da esigenze di tipo politico o altro. Come purtroppo si è verificato in occasione della precedente riforma, le cui conseguenze negative stiamo pagando ancora oggi.

(Nella foto Wikimedia Commons, Marco Belinelli primo e finora unico italiano campione Nba)

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