L’antefatto, del resto, era già sconfortante. In estate il Parlamento ha approvato di straforo un emendamento che cancella il famoso limite di tre mandati voluto dall’ex ministro Luca Lotti. I numeri uno delle Federazioni (ma non del Coni: Malagò per ora è l’unico tagliato fuori, in quanto ente pubblico) potranno essere rieletti potenzialmente in eterno. È il regalo che la casta dello sport bramava, al punto da rivolgersi persino alla Consulta per una presunta incostituzionalità del tetto. Prima dei giudici, ci ha pensato la politica ad accontentarli, con una maggioranza assolutamente trasversale.
La norma, infilata nel decreto Pa, prevedeva giusto due condizioni minime da rispettare. La prima: chi ha superato il terzo mandato dovrà essere rieletto con un quorum maggiorato, pari ai due terzi dei votanti. La seconda: l’eliminazione del tetto dovrà accompagnarsi a una generica e non meglio precisata riforma che assicuri “la più ampia partecipazione possibile”. Per questo gli statuti dovranno tutti essere riscritti e negli scorsi giorni il Coni di Malagò ha nominato una commissione di esperti che butti giù una bozza dei nuovi princìpi informatori. Sorpresa, ma fino a un certo punto: è costituita dai migliori boiardi dello sport italiano.
Ne fa parte, ad esempio, l’immarcescibile Gianni Petrucci, da 30 anni a capo del basket con una parentesi al Coni (anzi, due parentesi alla pallacanestro con in mezzo la presidenza del Comitato Olimpico, come preferisce si dica lui). Ma anche Luciano Rossi del tiro a volo, autentico recordman delle Federazioni: in carica ininterrottamente dal 1993, per lui il prossimo sarebbe addirittura il nono mandato, altro che tre. E poi Luciano Buonfiglio della canoa, Domenico Falcone della Fijlkam (judo, lotta e arti marziali), Giunio De Santis delle bocce, fra le Federazioni più problematiche a livello elettorale.
La commissione si è già riunita. Da una parte deve far presto, perché nel 2024 si tornerà alle urne dopo le Olimpiadi di Parigi e non ci possono essere modifiche statutarie nell’anno elettorale: l’obiettivo è presentare il documento alla prossima giunta Coni, per poi ricevere il via libera del governo entro Natale. Dall’altra però è ancora tutto in alto mare. Il Coni ha inviato tre quesiti interpretativi al ministero, su quorum dei due terzi, deleghe ed elettorato passivo, i temi più spinosi da affrontare. La maggioranza qualificata, infatti, è pensata per complicare la riconferma dei presidenti, ma per come è scritta la legge si applicherà anche ai semplici consiglieri: il dipartimento ha confermato che non sono possibili deroghe e questo rischia di paralizzare le prossime elezioni.
Per quanto riguarda invece la presentazione delle candidature – che in discipline come calcio, tennis o lotta è legata al sostegno di intere componenti e comitati regionali, uno dei segreti per restringere la corsa alla presidenza – il governo si è limitato a ribadire che “l’ampliamento dei candidati è auspicabile, ma di contro appare opportuno effettuare un equo bilanciamento e non azzerare del tutto i prerequisiti”. Come a dire: fate vobis. Un altro caso (come fu un po’ anche la famosa riforma Giorgetti) in cui il legislatore stravolge il sistema con due righe ma poi non spiega come e cosa fare. Siamo certi che i presidenti sapranno trovare la soluzione migliore. Per loro.Una volta smarcata la revisione degli statuti, la prossima battaglia sarà quella per aumentarsi gli stipendi (a guidare lo schieramento in prima linea c’è il n. 1 dell’equitazione Di Paola). Ma se ne riparlerà nel 2025, dopo il voto. Prima la poltrona, poi il portafoglio.
(Nella foto di copertina, Petrucci presidente Fip è nella commissione di esperti per la riforma degli statuti federali)
Caro amico di cosa parlavamo qualche giorno fa?