Romanin: per arbitrare
bisogna partecipare
Anche agli allenamenti

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Il presidente della Libertas Pallacanestro San Daniele, Rodolfo “Rudy” Romanin, c’invia un contributo sulla componente arbitri nel mondo del basket che volentieri pubblichiamo. E’ il pensiero e sono annotazioni di uno che, oltre ad avere giocato e allenato, ha anche a suo tempo fatto l’arbitro, fischiando non poche partite ufficiali, più di 200 di sicuro a memoria sua. Insomma, sa di che cosa si parla e che cosa dice.

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di Rodolfo “Rudy” Romanin     

BISOGNA AFFRONTARE IL PROBLEMA “ARBITRAGGI”

Il problema della qualità dell’arbitraggio nella pallacanestro, in particolare in quella giovanile, della nostra Regione dev’essere affrontato una volta per tutte. Ciò attraverso interventi che dovranno essere necessariamente diversi e un approccio al problema che non può essere il già sentito e ritrito <siamo pochi e facciamo il nostro meglio con quello che abbiamo>. Il settore arbitrale dev’essere una componente attiva che deve dialogare con chi gioca e con gli allenatori, e non rinchiudersi, come di fatto è ora, nella propria “torre”, ritenendosi la componente essenziale del gioco, cosa che non è.

Sono anni che si sente dire che vi debbono essere confronti e che ci si deve aiutare l’uno con gli altri, ma in realtà non mi sembra che la questione sia stata affrontata nel modo giusto.

Gli arbitri – specie quelli giovani e ce ne sono parecchi che sono capaci, ma che poi, non si sa bene perché, si “perdono” – devono “vivere” la pallacanestro confrontandosi con i giocatori. Questo lo si può fare solo andando e partecipando agli allenamenti delle squadre, in modo così di capire al meglio il gioco, conoscere i giocatori e gli allenatori e anche farsi apprezzare dagli stessi. I vari Deganutti, Pozzana eccetera erano spesso presenti negli anni che furono ai miei allenamenti, allenandosi con gli stessi giocatori, per poi arbitrare i 3c3, le partitelle di allenamento eccetera.

Altro esempio è quello di obbligare le società a fare sì che vi sia qualche proprio atleta tesserato che arbitri le partite assieme a un vero e proprio arbitro, in modo che così ci si renda conto di come sia difficile arbitrare. Si potrebbero individuare alcune partite dei vari campionati, oppure limitare la cosa a qualche campionato di ragazzi più piccoli.

Gli arbitri più esperti non devono poi trincerarsi dietro al fatto che quel “fischio” non è di mia competenza! Bensì devono intervenire e fischiare anche “sopra” il compagno, in modo che così lui possa capire dove e perché si è sbagliato. Ora tutto viene gestito come dei Ponzio Pilato, ma vivaddio un fallo è fallo anche se è di competenza dell’altro arbitro.

Ci si auspica che una persona qualificata e preparata quale Luca Longo, una persona che fra l’altro nel basket ha fatto di tutto e non solo l’arbitro, come nuovo responsabile del settore arbitri della Regione capisca che è il momento di modificare il rapporto che il suo settore ha con le squadre e che introduca sistemi d’intervento “nuovi”, come per esempio clinic, incontri dove siano gli allenatori e i giocatori ad arbitrarsi, avendo gli arbitri come “uditori”, che in tal modo possano comprendere meglio le dinamiche del gioco. E altresì “spingere” e “invogliare” i ragazzi che intraprendono il mondo del fischietto, in armonia con le varie squadre, a partecipare agli allenamenti.

Tutto ciò per raggiungere un obiettivo che è quello di fare vedere non più l’arbitro come un “nemico” e anche di fare in modo che lo stesso non si senta come un essere superiore e infallibile. E’ probabile che così, cioè modificando il rapporto fra le componenti delle partite di basket, più di qualche ragazzo si senta invogliato a intraprendere la carriera arbitrale. 

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