L’orario della palla a due, le 22.15 in Grecia, corrispondeva in Italia alle 21.15. Perfetto per un venerdì sera di piena estate, tanta gente ancora in vacanza, magari a cena con gli amici dopo una giornata di mare.
27 agosto 2004, Italia-Lituania, Olimpiadi di Atene, semifinale. Oggi lo sappiamo che si tradurrà in una delle giornate più gloriose in cent’anni tondi di basket azzurro, forse la partita più emozionante di sempre della nostra storia. Ma chi se lo sarebbe immaginato, prima dell’inizio, mentre Raidue tardava a dare la linea mostrando invece la boxe, il nostro Roberto Cammarelle lentamente demolito dal russo Povetkin, un massacro che sembrava non finire mai.
Incomprensibile, per la gente del basket, non passare subito con le immagini a Oaka. La vincitrice automaticamente a medaglia, l’elettrizzante prospettiva di una finale con l’Argentina che aveva appena eliminato gli Stati Uniti, abbattendo la più forte squadra americana di sempre (Lebron, Duncan, Iverson, Wade, Carmelo Anthony) a non avere vinto l’oro.

Il profumo dell’impresa un po’ lo si iniziava già a sentire, anche per una nazionale senza grandi stelle come quella portata ad Atene da Carlo Recalcati, lì al terzo dei suoi otto anni da Ct. Certo, Gianmarco Pozzecco era un personaggio molto popolare, Gianluca Basile di lì a poco acquisirà lo status di grande d’Europa e poi venivamo da un sorprendente bronzo europeo l’anno prima in Svezia (forse quella la vera impresa, sulla Francia di Tony Parker nella finalina, senza quella alle Olimpiadi non ci saremmo nemmeno andati) e avevamo pure battuto, anzi schiantato (95-78), gli ancora strombazzatissimi Usa in un’amichevole pre-Giochi in Germania.
I più la vedono ancora come una Nazionale limitata, onesta, qualcuno dice modesta. Nel girone è 3-2, perdendo con Serbia e Spagna, ma battendo, oltre che Nuova Zelanda e Cina, i futuri campioni dell’Argentina, la famosa “generacion dorada” di Ginobili e compagnia (76-75, Pozzecco 17, Radulovic e Bulleri 16), nell’ultima giornata. Guadagnando così un abbordabile quarto di finale contro Porto Rico, vinto bene 83-70 (Bulleri 20, Basile 18, Marconato 15), il 26 agosto. Il giorno dopo la semifinale del destino, contro una Lituania fortissima.
Era la terzultima giornata di un’edizione dei Giochi per noi esaltante, fresche alcune splendide medaglie d’oro: Vezzali, Montano, Bettini, il Setterosa e due giorni dopo Baldini vincerà la maratona. Ma medaglie memorabili, di altri colori, anche per Chechi, Idem, Pellegrini, Magnini, Rosolino e altre icone dello sport italiano.

Quel venerdì 27 agosto in particolare fu una giornata televisiva convulsa, tante gare importanti con momenti clou che si accavallavano di continuo costringendo Raidue, il canale dedicato, a continui stravolgimenti di palinsesto. Nel tardo pomeriggio pure la finale per il terzo posto del calcio, che la squadra del Ct Claudio Gentile vinse sull’Irak (1-0, Gilardino) prendendo una medaglia che mancava da 58 anni. Significativo che, nella stessa giornata, in fatto di ascolti la partita dell’Italia del basket supererà di gran lunga quella dell’Italia del calcio.
Lituania stellare, non è un’esagerazione. Con il divino Sarunas Jasikevicius, che tra l’altro solo cinque giorni prima ha fatto a pezzi gli Stati Uniti nel girone, c’è il lanciafiamme Arvydas Macijauskas e una serie di stelle di Eurolega come Ramunas Siskauskas, Ksistof Lavrinovic, Saulius Stombergas, poi i due Zukauskas, Eurelijus e Mindaugas, tutti quanti protagonisti anche nella nostra serie A.
Strafavoriti, partono forte, +6 loro il primo quarto e fino a +11 nel secondo. Ci fa subito malissimo Macijauskas, all’ala piccola Recalcati parte come di consueto con Alex Righetti, ma presto ricorre a Soragna per provare a tamponare in difesa, mentre il nostro attacco lo reggono Bulleri e Galanda. Poi si accende Pozzecco, che con due-tre giocate delle sue fa scattare un grande secondo quarto nostro, da 29 punti segnati. Pozz non si tiene, prenderà persino uno sfondamento, se non è l’unico della carriera poco ci manca, comunque è un chiaro segnale. Primo vantaggio con un appoggio al vetro di Chiacig dopo balletto sul piede perno e varie finte, tutto bellissimo. A sorpresa giriamo sopra noi all’intervallo, 49-43 nonostante Macijauskas già a quota 24 (ma chiuderà a 26): è una partita a punteggio altissimo, molto diversa da quella che ci si poteva attendere, oltre che augurare. Ma il bello deve ancora venire.
Ripresa, 5 in fila di Bulleri e, come se nulla fosse, primo vantaggio in doppia cifra. Quando anche Galanda inizia a martellare ormai è chiaro a tutti che la serata è speciale. Ci fa sognare il +10 a inizio ultimo quarto, ci fa soffrire Stombergas, capitano dei baltici passato da un’annata non fortunata alla Virtus Bologna, che spara 9 punti in un minuto e mezzo e si deve ricominciare. Torniamo anche sotto 73-77, ma è l’ultima volta. 79 pari entrando nei 5 minuti finali, poi canestrone di Galanda seguito da urlo quasi alla Tardelli del nostro capitano. E infine, si entra in zona Basile.
Tripla, tripla e ancora tripla del Baso, una più difficile dell’altra, fuori ritmo e fuori logica, ma forse più che di ignoranza è il caso di chiamarla onnipotenza. Per i posteri il colpo dell’89-79, da otto metri, ricevendo palla praticamente tra i piedi, sul filo dei 24 secondi. Lituania in ginocchio: Soragna annulla Macijauskas, Stombergas fuori per falli, Jasikevicius non ci capisce nulla, Siskaukas neppure. Sognavano l’oro, è una ferita che rimarrà aperta per sempre, in un Paese dove il basket è religione.
Tocchiamo il centone, lo stampa sempre Basile, dalla lunetta, per lui 31 punti e 7/11 da tre. Di squadra 18/28 dall’arco, il punteggio che passa alla storia è 100-91. Parziale degli ultimi 5 minuti 21-12, possibile siano i migliori 5 minuti dell’intera storia azzurra. Se la rigiocassimo cento volte probabilmente la perderemmo 99, ma l’abbiamo giocata una volta sola e l’abbiamo vinta noi.
Nell’orgia di cifre roboanti, quella che più colpisce non c’entra con il basket giocato, ma con l’audience: davanti alla tv, su Raidue, una media di 6,4 milioni di telespettatori per il 34% di share. Resterà record ogni epoca per una partita di basket in Italia. La finale contro l’Argentina del giorno dopo, per dire, registrò un ascolto inferiore, anche se sempre altissimo, poco sopra i 5 milioni di spettatori. Commentate da un tonitruante Franco Lauro e un commosso Marco Bonamico («io ho vinto due argenti olimpici, quello dell’80 a Mosca in campo, quello del 2004 ad Atene a bordocampo» dirà sempre), due che assieme di partite in tv, di tutti i livelli, ne hanno raccontate a centinaia. Resterà la loro perla, una telecronaca storica, seppur interrotta più volte da altri eventi olimpici. Nella notte, sul canale satellitare dell’allora Rai Sport Satellite, andrà poi la versione integrale della partita, con diversa traccia audio, a suo modo indimenticabile anche quella.
Il sabato sera, contro l’Argentina, stiamo in partita due quarti e mezzo ma perdiamo 69-84 (Soragna e Pozzecco 12, Rombaldoni 10). Pazienza. Se c’è la foto dei dodici azzurri su podio, con la medaglia al collo, è grazie all’impresa del giorno prima. Secondo Dino Meneghin, un altro che a suo modo gli argenti li ha vinti tutti e due visto che a Mosca ’80 era in campo e ad Atene 2004 era Dt, la medaglia più lucente della storia del basket italiano è quest’ultima. «Perché a Mosca gli americani non c’erano».
Enrico Schiavina

Fonte: fip.it