TP, BG, CR, BS è l’anno
in cui muore la passione
TS salva per miracolo

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Oggi è il giorno in cui muore la passione: il deserto del basket italiano
Trapani, Bergamo, Cremona, Brescia. E poi Trieste che, in qualche modo, riparte in mezzo a mille difficoltà grazie alla volontà del suo popolo, fiero della propria storia e custode delle proprie radici, ma che ha rischiato tantissimo, esattamente come le altre.
Nomi che fino a un anno fa – appena dodici mesi, un battito di ciglia – facevano rima con sogni, sciarpe tese e domeniche al palazzetto. Immaginate la scena, quella che ognuno di noi ha vissuto: padri e madri che accompagnano i figli, famiglie intere sui seggioloni colorati, le trasferte in pullman con gli amici di una vita, l’odore di popcorn e l’adrenalina dell’ultimo quarto. Era un rito. Era vita.
Oggi, quelle stesse piazze sono state svuotate dall’anima. I palasport, un tempo templi del tifo e della socialità, somigliano a cimiteri pubblici dell’ambizione. Tutto distrutto nel giro di una sola stagione. Non è stata un’evoluzione naturale, ma una vera e propria epidemia sportiva che si è portata via quattro città e quattro tifoserie. Dietro le sliding doors dei bilanci ci sono svariate famiglie distrutte, non nel corpo, ma nella carne viva di una passione civile. Progetti bruciati sull’altare del realismo economico, ambizioni svanite nel nulla, sogni evaporati. E, cosa più grave di tutte, un’intera generazione di bambini lasciata orfana, senza più una squadra per cui battere le mani la domenica.
Una passione non è morta di vecchiaia: è stata uccisa nel modo più brutale, con coltellate alle spalle.
Il problema è che questo deserto non è il finale di partita, ma solo l’inizio di un copione già scritto. L’ombra della Nba Europe si allunga sul continente, riducendo i territori a semplici feudi di passaggio. Tutto questo, manco a dirlo, in nome del Dio denaro, tra fallimenti pilotati, fideiussioni fantasma e compravendite selvagge di titoli sportivi. Il basket dei campanili e del cuore sta cedendo il passo a un franchising senz’anima.
E in tutto questo disastro, la Federazione cosa fa? Cosa dice? Rimane arroccata nei suoi uffici, muta o trincerata dietro comunicati di circostanza, mentre il patrimonio più grande di questo sport – la sua gente – viene definitivamente cancellato.

Alessandro Campalto

Basta vedere chi comanda la Fip da 1000 anni…. Bisognerebbe lasciare i palasport vuoti, mi auguro di cuore che a Roma mandino a fare in culo lo schifo che stanno creando

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