Franco Galanda e il suo basket, praticato e tramandato di padre in figlio, rivissuti dal professor Flavio Pressacco. <Franco Galanda – ricorda – era un giocatore dal bel fisico, robusto, alto e anche coordinato. Per attitudine non era però abbastanza alto per fare il pivot nelle serie principali, Prima e A. Nè era abbastanza veloce, pericoloso in attacco e al tiro per fare l’ala. Era un buon giocatore dalla terza categoria in poi, in B era apprezzabile, ma non destinato a scalare le categorie come poi il figlio Giacomo. Ciò non toglie che sia stato utile e in grado di giocare nelle formazioni giovanili della Snaidero, Apu che con la squadra dei 1947 come lui, allenati da Sergio Maschio che aveva appena smesso di giocare per il mal di cuore, sconfisse la Pallacanestro Trieste di Iellini l’anno prima che si trasferisse a Milano, Castronovo e Schergat. Era un gruppo un gruppo, che poi ha giocato assieme nel tempo formato anche da Paschini, Gianni Viola, Moretti, Nardone, Da Ros e anche da Claudio Ballico pure scomparso di recente>.
<Io – Pressacco prosegue nei ricordi -, che ho qualche anno di più essendo del 1944, li incrociai nel 1964 – 1965 quando ero tesserato per l’Apu e a volte mi allenavo con la prima squadra di A. Disputavamo, però, un campionato per fare crescere Paschini consentendogli di giocare in B nella squadra di cui era capitano, ma non giocatore, e allenatore il compianto Giancarlo di Brazzà. Io ero il playmaker, Paschini il lungo e Galanda il secondo lungo molto positivo. La prima squadra dell’Apu militava in A, arrivando seconda dietro Pesaro, con i vari Porcelli, Polzot, Musetti e Bulzicco. Nel 1965 – 1966 Galanda fece il decimo in prima squadra ed è immortalato in tuta in foto esposte al palasport Benedetti, ma in A era un cambio dietro i lunghi Paschini, Musetti e anche a Polzot alto e robusto. L’ultimo anno di Scrosoppi, prima dell’avvento di Boris Kristancic, Galanda con altri passò alle Energie nuove, espressione del Partito liberale italiano, a fine attività juniores. Me li ritrovai di fronte quando allenavo la Patriarca nel 1968 – 1969 per il primo anno e li battemmo, nonostante loro fossero una squadra ambiziosa in Promozione regionale>.
Qui finiscono i ricordi, diretti e udinesi, di Pressacco su Franco Galanda giocatore. Il professore conclude sul ruolo che poi il padre ha avuto nella crescita di Giacomo Galanda. <E’ stato decisivo – sostiene – nell’orientare le scelte del figlio, mandandolo in America (a Pocahontas nell’Iowa quando s’interruppe la sua militanza nell’Ubc Udine, ndr). E’ stato importante, nonostante non abbia avuto o voluto ruoli ufficiali in società, a incidere sulle sue volontà e a spronare il figlio a non fare esclusivamente il pivot, nonostante fosse 2,10 fin da ragazzino. E’ stato decisivo nella sua maturazione. Quando da sotto nelle giovanili sarebbe stato decisivo, l’ha spinto a giocare più esterno e a tirare da fuori. Abilità che ha consolidato negli Usa. L’ha spronato in una direzione intelligente e vincente. Non è stato un vero pivot, ma ha avuto una doppia presenza tirando da tre, facendo pick and pop e giochi a due. E’ stato un suggerimento intelligente. Questo mi sento di dire di Franco Galanda che partendo da un gruppo di amici al Malignani, vincitori nel 1966 del qualificato torneo studentesco Burei e che battemmo l’anno successivo quando allenavo il Marinelli, passando per le giovanili Apu sono approdati alle Energie nuove in D o Promozione>.
Il funerale di Franco Galanda, morto all’improvviso mercoledì sera a 78 anni nella sua abitazione udinese, sarà celebrato domani, sabato 14 giugno, alle ore 9 nella Chiesa di Santa Maria Assunta, a Udine. La famiglia Galanda prega di non inviare fiori, ma di preferire donazioni ad associazioni impegnate nel sociale.