Arriva l’ufficialità: l’ormai ex play della Virtus Bologna approda in Serbia con un (ricco) contratto biennale.
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Alessandro Pajola ha firmato al Partizan Belgrado. Ne parla Walter Fuochi su La Repubblica ed. Bologna. Dal tentativo di Olimpia Milano all’arrivo dei serbi a luglio.
Alessandro Pajola, i retroscena della firma al Partizan e il nulla di fatto con Milano
Sulle colonne de La Repubblica ed. Bologna, qualche retroscena del passaggio di Alessandro Pajola al Partizan Belgrado. Secondo le recenti indiscrezioni, l’ex play della Virtus ha firmato un biennale da 1.8 milioni complessivi.
<Pajola aveva deciso da un po’ di cambiar casa e avventurarsi fuori porta. C’è passato per due ginocchi operati, uno spigoloso saluto di congedo e il fondato sospetto che al ritorno in Fiera non ci saranno solo applausi>, esordisce Walter Fuochi sul quotidiano.
<Ha ascoltato i canti d’una mezza dozzina di sirene: lunghi e dolci quelli sussurrati dalla Milano invisa sotto le torri, subito rifiutata a soldi fitti poi tardivamente riaccostata, non andando oltre il flirt mai consumato. Maggio, roba vecchia. E soprattutto tempo scaduto: fatta l’Armani, con Thompson in regia, restavano le tante da fare>.
Da qui il passaggio in Serbia. <A luglio, ecco il Partizan. Tra Virtus e i Balcani c’è aria di famiglia. Emozionanti crocevia della memoria pullulano di volti noti già inquilini alla Porelli. Ale non servirà la Zvezda in cui l’antico maestro Teodosic assiste ora al traffico di arrivi e partenze, ma vestendo di nuovo in bianco e nero sosterà nella sala trofei arricchita dell’Eurolega ’92 dalla premiata ditta Djordjevic & Danilovic, che di lì spiccò il volo.
L’ha arruolato Paspalj, subentrato in inverno come ds a Savic: altri due tipi visti qui, e diversamente ricordati. La gloriosa Barcellona ’98 di Zoran, le 12 partitucce di Zarko nello stesso autunno, sospiri conclusivi di una magnifica carriera.
L’incontenibile ala dell’ultima Jugoslavia, il Lost Dream Team ammirato a Roma ’91, era già all’amaro quando lo raccattò Cazzola. Oggi briga al mercato del Partizan, ansioso di rivincite dopo l’annus horribilis, sebbene sull’approdo di Pajola abbiano orientato il destino più potenti nomi locali.
La sua via della seta profuma di basket vero, il viaggio proseguirà in luoghi intrisi di storia. Poi, non manca l’odore dei soldi. Potevano essere di più, ma non sono pochi, pure su un mercato drogato dai listini gonfiati da troppi sogni di Nba e minacciato di esiti letali quando scoppierà la bolla. Adesso si suona e si balla. Se sia l’Excelsior o il Titanic lo scopriremo solo morendo. Secondo play dietro Carlik Jones, potendo al solito giocargli accanto, a sbrigliarne la vena offensiva>.
Conclude: <Pajola dirigerà e azzannerà agli ordini di don Joan Penarroya, e chissà che non debba ripassare la palla ai vecchi cari Shengelia o Cordinier. Il Partizan inizia a svelarsi ora. Prima ha ceduto, ora compra. Nè architetto nè manovale, nella nomenclatura d’impresa tramandata da dialoghi mitizzati fra Cosic e Caglieris, Ale è la carta sicura. Non l’asso. Uno che fa prendere gli assi>.