Nba faccia la Superlega europea
Fip e Lba salvino in Italia
il diritto sportivo come a Ruvo

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IL PIÙ GRANDE AFFLUSSO DI CAPITALE MAI REGISTRATO DAL BASKET EUROPEO
DI GIUSEPPE MARMINA

Le offerte vincolanti per entrare in Nba Europe hanno superato le aspettative.

Il termine per la presentazione delle offerte vincolanti su Nba Europe è scaduto martedì alle 6 del mattino italiane e i dati diffusi delineano un’asta competitiva ben oltre le attese: manifestazioni d’interesse formalizzate per tutte le 12 piazze, oltre 20 offerte provenienti da club di calcio e basket già operativi (EuroLeague inclusa), diverse proposte sopra la soglia del miliardo di dollari. La forchetta di valutazione indicata dalla lega, tra 500 milioni e 1 miliardo per singola licenza, è stata superata al rialzo.
Il dato più rilevante in chiave finanziaria è il tasso di conversione: ogni soggetto a cui Nba ha presentato il progetto ha dato seguito con un’offerta vincolante. Nel private equity e negli investimenti istituzionali una partecipazione del 100% al termine della fase di sollecitazione è un’anomalia e segnala che le due diligence condotte dai potenziali acquirenti hanno restituito proiezioni di ritorno coerenti con expansion fee di questa entità.
La logica sottostante è quella dell’investimento in franchigie sportive come asset class: licenze in numero chiuso, barriere all’ingresso elevate, ricavi ricorrenti da diritti media, sponsorizzazioni e arena, con multipli di rivalutazione che negli Stati Uniti hanno storicamente sovraperformato i principali indici azionari. Operatori come RedBird e OakTree, che gestiscono decine di miliardi di masse e conoscono il settore per esposizione diretta (Milan da una parte, Inter dall’altra), hanno evidentemente prezzato Nba Europe secondo gli stessi parametri.
Sul fronte italiano la competizione è doppia. A Milano si profila una contesa tra RedBird, al lavoro su un possibile accordo con Varese, e OakTree, in trattativa per l’ingresso nel capitale dell’Olimpia. Su Roma risultano depositate le offerte di Bc Roma Spqr e della Maxima Roma di Matiasic. Due offerte concorrenti per ciascuna piazza: la domanda supera l’offerta di licenze, condizione che in qualsiasi asta spinge le valutazioni verso l’alto.
Le incognite operative restano, dal nodo dei calendari alla convivenza con EuroLeague. Ma il segnale di mercato è univoco: il capitale istituzionale ha valutato il progetto e l’ha prezzato sopra le richieste iniziali. Come ha sintetizzato Mark Tatum, sarà il più grande afflusso di capitale mai registrato dal basket europeo.

Giuseppe Marmina

Andrea Frenquelli

bene allora giocate voi Roma, Milano e Bologna per il resto arrivederci e grazie
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Sarà anche il più grande afflusso di capitale mai registrato dal basket europeo, come dice Tatum vice commissario Nba, ma relativo solo a 12 piazze. La presentazione delle offerte vincolanti su Nba Europe ha dato un segnale univoco di mercato, come annota Marmina in chiusura, ma molto limitato per bacino di utenza. Sempre Marmina, nello stesso capoverso finale, ammette che le incognite operative restano. A quelle a cui accenna lui aggiungiamo noi che in Italia nelle piazze dove c’è competizione doppia almeno a Roma una delle due nuove realtà, a capitale americano che vi hanno trasferito i diritti di Vanoli Cremona e Brescia, pare abbia già messo nel conto di rischiare di soccombere nella corsa per l’unico posto, almeno così si dice, riservato alla Capitale quando Nba Europe partirà. Allora sconsigliamo ai soloni di discettare di sistema delle franchigie che deve sostituire quello fondato sul titolo sportivo per fare rifiorire il movimento basket quanto meno in Italia. Come ha dichiarato addirittura il presidente della Fip, Giovanni Petrucci, nella nostra serie A ci sono più presidenti che fondi. Se per loro non è sostenibile il regime del titolo sportivo figurarsi allora quello delle franchigie. Va quindi rovesciato il ragionamento: Nba si faccia pure la sua sezione Europe, con chi ci sta; si facciano la loro Superlega europea. Fip e Lba però non siano accondiscendenti, come sono già state in questa fase di passaggio in nome del laissez faire liberista, e continuino a tutelare, se ne sono capaci, il titolo sportivo nei campionati nazionali. Prendendo esempio anche dalla voglia di continuare a fare basket che c’è in Italia, come dimostrato – ci pare con serietà e senso di responsabilità – dalla genuina conferenza stampa notturna con cui Ruvo di Puglia in A2 ha deciso di non passare la mano rifiutando le offerte avute per cedere il proprio diritto sportivo. Bando, dunque, alle bolle finanziarie di cui gli Usa sono esportatori sui mercati mondiali di solito a loro uso e consumo. Vedremo se anche Nba Europe si tradurrà in una bolla. E riascoltate la conferenza di Ruvo, che ripubblichiamo in calce. 
     

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