Compie oggi 72 anni.
Romeo, detto Meo, Sacchetti nasce il 20 agosto 1953 ad Altamura. Cresce come cestista nel G.S. Wild Novara, ma da senior debutta con la maglia della Libertas Asti. Dopo l’esperienza in Piemonte passa al S.C. Gira con cui rimane tre anni ottenendo una promozione in serie A1 al suo primo anno e una retrocessione in A2 al suo ultimo anno. Passa all’Auxilium Torino dove diventa un pilastro di quella squadra che raggiunge sempre i play-off e anche due semifinali scudetto. Nel 1984, poi passò a Varese con cui rimase fino a fine carriera nel 1992 dove disputò diverse ottime stagioni raggiungendo anche due finali di Coppa Italia, una di Coppa Korac e una finale scudetto, ma non riuscirà a vincere nulla. Con la Nazionale, invece si rende protagonista di alcuni dei tornei più memorabili della nostra storia. Vince l’argento a Mosca nel 1980 e l’oro a Nantes agli Europei del 1983, inoltre vince anche il bronzo agli Europei del 1985 e l’argento ai Giochi del Mediterraneo del 1983.
Da allenatore inizia la carriera come vice all’Auxilium per 3 anni. Dal 1996 ne diventa head coach e guida per due anni consecutivi la squadra in serie B. Passa poi ad Asti dove in tre anni sale dalla C2 alla B2. Nel 2001 approda a Bergamo, ma dopo solo 11 gare è esonerato. L’anno successivo va a Castelletto Ticino con cui rimane 3 stagioni, dove ottiene due promozioni in A2, in quanto alla prima promozione la squadra rinuncia a favore di Caserta. Passa, poi, a Fabriano dove non ha molto successo e poi approda a Capo d’Orlando in serie A dove disputa un’ottima stagione, anche se la squadra a fine anno viene esclusa dal campionato. Inizia, quindi, la sua avventura alla Dinamo Sassari nel 2009. Al primo anno ottiene la promozione in A1 e negli anni successivi raggiunge sempre i play-off disputando ottime stagioni. Nel 2014 vince la Coppa Italia, ma nell’anno successivo compie il vero miracolo ottenendo il Triplete italiano. Vince Supercoppa Italiana, Coppa Italia e Scudetto e a Sassari lascerà un ricordo indimenticabile. La stagione successiva viene esonerato e a maggio 2016 firma con Brindisi, dove rimarrà solo per una stagione. Nel 2017, però, diventa l’allenatore della Nazionale maschile che riporta a disputare sia i Mondiali sia le Olimpiadi dopo diversi anni. Nel frattempo a livello di club vive un’esperienza negativa alla Fortitudo Bologna e non riesce a riportare Cantù nella massima serie dopo aver lasciato la Nazionale. Infine ha una breve esperienza a Pesaro e al momento è senza panchina.
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E ct Meo “spollona”, termine tecnico che abbiamo imparato ieri sera nel fargli gli auguri, nella “sua” Alghero. Spollonare significa ripulire una pianta dai polloni inutili. Che cosa sono i “polloni”? Rami originati per lo più da gemma avventizia di piante in genere legnose, spesso attorno ai cercini di cicatrizzazione di vecchi tagli. Lezioni di botanica e lavoro nei campi a parte, ammette che suda più ora di quando giocava. Anche in panchina non scherzava, per la verità. Bene così, serve a mantenersi attivi anche a 70 anni.
Un unico appunto alla ricostruzione della sua carriera, romanzesca come un po’ anche la sua vita, con apici azzurri e un Triplete scolpito sull’isola, in Sardegna, a dispetto del “continente”. Manca nel curriculum l’interregno fra coach Attilio Caja e la strana coppia professor Mario Blasone e Jerome Allen giocatore – allenatore alla Snaidero nell’ultima stagione di A nel 2008-2009. Stagione comunque fortunata: per noi perché altrimenti non l’avremmo conosciuto e soprattutto per lui, che fece seguire la cavalcata a Sassari.
(In foto di copertina pubblichiamo gli ulivi di Sacchetti ad Alghero, il video di lui che “spollona” non ce l’abbiamo fatta)