L’ultimo applauso
la Vanoli saluta Cremona
e chiuderà domenica a Trieste

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Cremona

BASKET SERIE A

L’ultimo applauso: la Vanoli saluta Cremona

L’addio: l’ultima serata tra commozione, ricordi e il silenzio del palasport dopo il ko con Venezia

Fabrizio Barbieri

fbarbieri@laprovinciacr.it

CREMONA – Vanoli-Venezia non è stata solo una partita. È stata una fine. L’ultimo suono è quello della retina accarezzata dalla tripla di Willis. Un rumore leggero, quasi dolce, che rimbalza nel silenzio che segue. Poi il pallone torna a terra, la sirena suona e tutto finisce davvero. Il tabellone dice 111-88 per Venezia, ma nessuno, in quel momento, sta guardando i numeri. Sugli spalti ci sono occhi lucidi, mani che applaudono senza ritmo, bambini che battono le mani senza sapere che quella sarà l’ultima volta.

In mezzo al campo la squadra si raccoglie, mentre la commozione attraversa tutti: dirigenti, staff, tifosi. Il volto del presidente Aldo Vanoli racconta più di qualsiasi parola. Dentro quegli occhi c’è una storia lunga, fatta di sacrifici, di trasferte improbabili, di palestre di provincia e poi di palcoscenici sempre più grandi. Una storia costruita da uomini prima ancora che da atleti.

C’è chi è cresciuto insieme a questi colori, chi è passato da ragazzo a uomo seguendo una passione che era diventata abitudine, identità, casa. I volontari, i tifosi, chi montava e smontava, chi cantava sugli spalti: un popolo silenzioso che ha dato anima e tempo senza chiedere nulla in cambio, se non la possibilità di esserci.

Dal parquet di Soresina a quello del PalaRadi, la Vanoli è stata un viaggio. Un percorso fatto di gioie improvvise e cadute, di stagioni memorabili e altre più difficili, ma sempre con quella maglia biancoblù a tenere insieme tutto. E proprio su quel parquet, ieri, è andato in scena l’ultimo atto.

Perché il prossimo anno questa squadra non ci sarà più. Non qui, non in questa città. Si sposterà altrove, come solo uno sport assurdo come il basket, sempre più legato a logiche economiche può permettere. Le ragioni sono tante, le responsabilità diffuse, ma il risultato è uno solo: una storia che finisce. Come tante altre avventure sportive cremonesi, anche questa si chiude.

Eppure qualcosa resta. Restano i ricordi, le immagini, le emozioni che ieri hanno attraversato la mente di chiunque fosse presente. Restano le estati a Carisolo, i ritiri, le amicizie nate sugli spalti, le domeniche trasformate in rituale. La Vanoli era diventata una parte della vita quotidiana, una certezza in mezzo ai cambiamenti.

Poi, lentamente, il palazzetto si svuota. Le luci restano accese ancora per un po’, mentre gli addetti ai lavori iniziano a smontare. Il rumore dei passi sostituisce quello del tifo. Le scritte spariranno, verranno tolte, cancellate. Ma quello che è stato non può essere rimosso.

La partita, in fondo, aveva raccontato poco rispetto al resto. Un primo tempo vivace, fatto di triple e ritmo alto, quasi a voler regalare l’ultimo spettacolo. Poi, nel terzo quarto, Venezia ha cambiato passo: un parziale netto, 21-10, ha chiuso ogni discorso. Da lì in poi è stato solo un lento scivolare verso la fine.

Ma stavolta il risultato non contava. Non davvero. Contavano gli abbracci, le strette di mano, gli sguardi lunghi che cercano di trattenere qualcosa che sta andando via. Contava quel senso di appartenenza che, nonostante tutto, resiste.

Poi il sipario cala. E resta solo il silenzio.

*****

E, ironia della sorte, chiuderà domenica a Trieste. 

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