La ricetta di Dan Peterson: «Due stranieri giusti, non dieci mediocri»
Peterson parte dalla situazione delle principali squadre italiane: «Come mai nelle due principali squadre italiane l’unico azzurro in quintetto era Pajola, che ora va via? Così gli italiani non acquisiscono nessuna esperienza di Eurolega. Sarò odiato da tutti, ma vorrei la regola per cui devono esserci sempre in campo almeno due italiani, come in altri paesi. Bisogna farli giocare», dice alla Gazzetta.
Per Peterson, infatti, il problema non sarebbe la qualità del materiale umano a disposizione. «Non voglio sentire che i giocatori italiani non sono bravi: hanno fatto due argenti olimpici, hanno vinto ori europei. Si dice che gli italiani siano viziati… Balle: li ho allenati per 15 anni e non ne ricordo neanche uno egoista, avido o non professionale. Metto la mano sul fuoco sui giocatori italiani. Una statistica: prima del 2000 sono stati 25 i giocatori che dal nostro campionato sono arrivati alla Hall of Fame. Dopo allora solo Ginobili, che è andato via dall’Italia nel 2001. Quantità di stranieri aumentata, qualità diminuita: preferisco i vecchi tempi».
L’ex allenatore dell’Olimpia Milano richiama quindi il livello raggiunto dal campionato italiano quando il numero degli stranieri era decisamente inferiore: «Mi prendano pure in giro, ma se prendo la mia squadra di 40 anni fa, chi marca McAdoo? Chi segna contro Meneghin? Chi marca Premier? Chi pressa D’Antoni? Con il limite degli stranieri abbiamo vinto tutto. Due stranieri giusti, non dieci mediocri. Chiediamo a Cantù se non era meglio quando c’erano Riva, Marzorati, Bosa… O la Virtus con Villalta, Caglieris, Bonamico. O Caserta, Pesaro… Le squadre di una volta erano fortissime».
La ricetta di Peterson per il rilancio, dunque, passa da una presenza italiana molto più forte all’interno delle squadre e da un sistema capace di concedere ai giovani minuti e responsabilità reali. Il suo messaggio conclusivo è netto: «Sono molto tifoso dei giocatori italiani e di un loro maggiore coinvolgimento: questo per me è il progetto, questo è quello che voglio vedere, questa è la mia riforma. Il basket di oggi è alla mercé dei venti in alto mare: il futuro della nostra pallacanestro restano i giocatori italiani».