La ricetta di Dan Peterson:
2 stranieri giusti, non 10 mediocri
in campo almeno 2 italiani

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🤔 LA RICETTA DI DAN PETERSON
«Due stranieri giusti, non dieci mediocri. Sarò odiato da tutti, ma vorrei la regola per cui devono esserci sempre in campo almeno due italiani, come in altri paesi».

La ricetta di Dan Peterson: «Due stranieri giusti, non dieci mediocri»

Dan Peterson torna sul tema della riforma del basket italiano e indica quella che, dal suo punto di vista, dovrebbe essere la priorità assoluta: restituire spazio e responsabilità ai giocatori italiani.
Le sue parole arrivano dopo le critiche rivolte alla Federazione per essersi mossa tardivamente sul tema e nelle settimane in cui Fip, Lega Basket e Lega Nazionale Pallacanestro hanno annunciato l’apertura di un tavolo di lavoro per discutere il futuro del movimento.

Peterson parte dalla situazione delle principali squadre italiane: «Come mai nelle due principali squadre italiane l’unico azzurro in quintetto era Pajola, che ora va via? Così gli italiani non acquisiscono nessuna esperienza di Eurolega. Sarò odiato da tutti, ma vorrei la regola per cui devono esserci sempre in campo almeno due italiani, come in altri paesi. Bisogna farli giocare», dice alla Gazzetta.

Per Peterson, infatti, il problema non sarebbe la qualità del materiale umano a disposizione. «Non voglio sentire che i giocatori italiani non sono bravi: hanno fatto due argenti olimpici, hanno vinto ori europei. Si dice che gli italiani siano viziati… Balle: li ho allenati per 15 anni e non ne ricordo neanche uno egoista, avido o non professionale. Metto la mano sul fuoco sui giocatori italiani. Una statistica: prima del 2000 sono stati 25 i giocatori che dal nostro campionato sono arrivati alla Hall of Fame. Dopo allora solo Ginobili, che è andato via dall’Italia nel 2001. Quantità di stranieri aumentata, qualità diminuita: preferisco i vecchi tempi».

L’ex allenatore dell’Olimpia Milano richiama quindi il livello raggiunto dal campionato italiano quando il numero degli stranieri era decisamente inferiore: «Mi prendano pure in giro, ma se prendo la mia squadra di 40 anni fa, chi marca McAdoo? Chi segna contro Meneghin? Chi marca Premier? Chi pressa D’Antoni? Con il limite degli stranieri abbiamo vinto tutto. Due stranieri giusti, non dieci mediocri. Chiediamo a Cantù se non era meglio quando c’erano Riva, Marzorati, Bosa… O la Virtus con Villalta, Caglieris, Bonamico. O Caserta, Pesaro… Le squadre di una volta erano fortissime».

La ricetta di Peterson per il rilancio, dunque, passa da una presenza italiana molto più forte all’interno delle squadre e da un sistema capace di concedere ai giovani minuti e responsabilità reali. Il suo messaggio conclusivo è netto: «Sono molto tifoso dei giocatori italiani e di un loro maggiore coinvolgimento: questo per me è il progetto, questo è quello che voglio vedere, questa è la mia riforma. Il basket di oggi è alla mercé dei venti in alto mare: il futuro della nostra pallacanestro restano i giocatori italiani».

Non sarai odiato da chi segue il basket e non la moda..hai detto una cosa giustissima visto che la regola dei 6 italiani non ha sortito alcuno degli effetti sperati
Gabriel Riserva Greotti bella idea ? Ma siamo nel 2026 no agli anni ’90 , a me piacerebbe vedere 1 italiano Under 20 sempre in campo

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