Il Carnera si riempie al 79,8%
A chi e cosa serve progettare
la versione 4.0 del palasport?

La Lega nazionale pallacanestro nel fornire i dati degli spettatori in serie A2 a fine andata si compiace di una perdita di 176 spettatori a partita tra la media della stagione in corso (1.316) e quella dell’ultimo campionato pre – pandemia giocato al 100% della capienza nei palasport: 1.492 a gara nel 2019 – 2020. A maggiore ragione si compiaceranno i club perché, nello stesso raffronto temporale, aumenta l’incasso medio. Spalmato sulle 162 partite di stagione regolare finora disputate ammonta adesso a 10.884 euro, mentre allora era a 8.114. Se a gara gli spettatori calano di circa duecento unità e gl’introiti crescono di oltre due mila euro, di getto viene da pensare alla politica dei prezzi di biglietti e abbonamenti. C’è da tenere, però, in doveroso conto la retrocessione dalla serie A in A2 del ciclone Fortitudo Bologna che a fine andata si è portata via tutti i record di spettatori complessivi e medi a gara, d’incasso globale e medio che è di 68.157 nel caso specifico.

Tra i due indici medi di fine andata resi noti da Lnp si muovono bene le società friulane che hanno squadre quarta e quinta nel girone Rosso di A2. Sono entrambe sopra la media in categoria per spettatori e per incasso. L’Old Wild West, main sponsor che è anche title sponsor di Lega nazionale pallacanestro, Apu Udine con 2.787 presenze è seconda soltanto alla Fortitudo che ne ha 4.238. La matricola Gesteco Ueb Cividale è sesta assoluta con 1.803 su ventisette club fra i due gironi e tra le neopromosse s’inchina soltanto a Rimini, che è quarta con 2.378.

Musica un po’ diversa per quanto riguarda l’incasso medio a partita. Udine, seconda per spettatori, scende quarta per botteghino con 17.874 euro preceduta, oltre che dall’inarrivabile Fortitudo, pure da Rimini (24.089) e Forlì (23.733). Cividale, settima con 13.390 euro per pochi spiccioli rispetto a Torino (13.539), è pressoché in linea con il sesto posto per affluenza. Questi dati confermano che all’Apu, padroni di farlo ben s’intende, praticano politiche promozionali per abbonamenti e biglietti ai limiti dell’omaggio se non ne distribuiscono proprio omaggio. L’avevamo attestato già la stagione scorsa quando, ridotta la capienza a 1.200 spettatori a stagione in corso per il Covid, 600 dei 1.800 abbonati dichiarati sono rimasti fuori dal Carnera senza fiatare.

Anche queste promozioni spiegano un indice in cui il club udinese eccelle, che è la percentuale di riempimento dell’impianto in cui gioca la propria squadra. Il palasport Carnera, che ha una capienza di circa 3.492 posti, si riempie più di tutti al 79,8%. Il palaPerusini a Cividale, sia detto per inciso, al 65,1% su una capacità di 2.769. In piena crisi dell’Apu, e appena disvelato il candidato sindaco di Udine del centrosinistra Alberto Felice De Toni, si è fatto un gran parlare di Carnera 4.0 con tanto di presentazione nel Salone del Popolo a Palazzo D’Aronco.

Padrone di casa il sindaco Pietro Fontanini, che si ricandida e nel cui piatto comunale il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, pure di nuovo in lizza per ritornare in carica, ha messo un “cip” di 3 milioni di euro per un project financing pubblico – privato da una trentina di milioni in tutto per il futuribile progetto. Ora si accoda il direttore amministrativo dell’Udinese calcio, Alberto Rigotto, project manager del nuovo stadio Friuli, ma anche consigliere comunale a Cervignano e papabile candidato nella lista civica di Fedriga per il bis in Regione Fvg. A loro il palaCarnera 4.0 serve di sicuro per la campagna elettorale, come già per il primo mandato di Fontanini sindaco.

Certo non è indispensabile un nuovo palasport da 5.000 e più posti per fare la serie A, tetto rimosso dal presidente della Fip Gianni Petrucci in persona e, comunque, tranquillamente derogato e derogabile. Poi a riempirlo ci penseranno i grandi eventi, per cui sarebbe pure creato. Anche solo al 79,8%, promozioni comprese. Mentre si levano alti lai dai fruitori delle palestre comunali udinesi per lo stato in cui versano. Come accadde con le allora società minori, anche di altre discipline, dopo l’accordo della giunta Furio Honsell per il nuovo stadio Friuli. Seguì a ruota il rimpasto della Pallalcesto amatori Udine favorito dall’ex sindaco, che si trovò le minori a bussare alla sua porta. Nacque la cosiddetta Polisportiva udinese. Chiedete proprio a Rigotto se ne sa ancora qualcosa.

 

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